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1 mag 2011

MOSTAR: RAGAZZO MUSULMANO PICCHIATO PERCHE' NON SAPEVA PRONUNCIARE "O PADRE NOSTRO"


Ragazzo picchiato dai teppisti a Mostar per non sapere Preghiera del Signore
Dnevni List, pg 17 - Le note di carta che i giovani delinquenti sono di nuovo attivi a Mostar, evidenziando l'ultimo incidente che è accaduto il Lunedi, quando 15 anni Izedin Gagula da Čapljina è stato aggredito da due giovani come lui era a piedi dalla stazione degli autobus verso la sua scuola.
"Mi hanno chiesto di dire loro il mio nome. Ho detto il mio nome era Stjepan. Poi mi hanno chiesto di dire la Preghiera del Signore. Io non l'ho fatto, così iniziarono a pugni me e sono caduto a terra, dove mi hanno preso a calci in testa diverse volte. Ho gridato aiuto, ma nessuno mi guardava, la gente ha appena compiuto la testa dall'altra parte ", ha detto Gagula.
"Stiamo facendo tutto il possibile per trovare i colpevoli, ma il problema è che non ci sono stati testimoni oculari. Inoltre le informazioni fornite dal ragazzo non sono sufficientemente concrete ", ha detto il comandante della stazione di polizia di Centar Hasan Lerić .
Preso  da  qui

E questo sarebbe la tolleranza  nata nel 16 secolo in Ollanda? Voglio vedere se i mass media Occidentali riporteranno questa notizia e definiranno per caso i tepisti fondamentalisti cristiani? Oriana Falacci li definirebbe i nazi-fascisti Cristiani?  Si accettano le scommesse.

28 lug 2009

I meriti del digiuno di Sha'ban

 

Sha`ban è uno dei mesi più meritori per il quale troviamo particolari istruzioni nella Sunnah del Profeta Muhammad (s.A.a.s.). E’ riportato in un hadith autentico che il Profeta Muhammad (s.A.a.s.) usava digiunare la maggior parte del mese di Sha`ban. Questi digiuni sono sunnat nafl e ben meritano la nostra attenzione. Sha`ban è il mese che precede il mese di Ramadan.
Il Profeta (s.A.a.s.) ha detto che: “Rajab è il mese di Allah, Sha`ban è il mio mese è Ramadan è il mese della comunità.
Anas, uno dei compagni del Profeta (s.A.a.s.), ha riportato che al Profeta Muhammad (s.A.a.s.) venne chiesto: “Quale digiuno è più meritevole dopo il digiuno di Ramadan?” Egli rispose: “Il digiuno di Sha`ban in onore del digiuno di Ramadan.”
Il compagno Usama ibn Zaid , riporta che egli chiese al Profeta Muhammad (s.A.a.s.): “Messaggero di Allah, io ti ho visto digiunare nel mese di Sha`ban così frequentemente come non ti ho mai visto digiunare in nessun altro mese.” Il Profeta Muhammad (s.A.a.s.), rispose: “Sha`ban è il mese tra Rajab e Ramadan che è trascurato da molte persone. E’ il mese nel quale si tiene il computo delle azioni degli esseri umani prima che queste vengano presentate al Signore dei mondi, quindi, io spero che le mie azioni siano presentate in un momento nel quale sono in digiuno.”
Ummul Mu’mineen `Aishah (r.a.), disse, “Il Profeta Muhammad (s.A.a.s.), era solito digiunare tutto il mese di Sha`ban. Gli dissi: ‘Messaggero di Allah, è Sha`ban il tuo mese preferito per digiunare?’ Egli disse: ‘In questo mese Allah scrive la lista delle persone che moriranno quest’anno. Perciò, desidero che la mia morte arrivi in un momento in cui sto digiunando.’”
In un’altra tradizione lei disse: “Il Profeta Muhammad (s.A.a.s.) a volte digiunava tanto che arrivammo a pensare che non avrebbe smesso di digiunare e qualche volta interrompeva il digiuno fino a che arrivammo a pensare che non avrebbe più digiunato. Io non ho mai visto il Messaggero di Allah (s.A.a.s.) digiunare per un mese intero, escluso il mese di Ramadan e non lo mai visto digiunare così frequentemente in un mese come in quello di Sha`ban.”
In un altro hadith Ummul Mu’mineen `Aishah riporta: “Non ho mai visto il messaggero di Allah (s.A.a.s.) digiunare in un mese così intensamente come invece faceva nel mese di Sha`ban. Egli digiunava quasi tutto il mese lasciando solo pochi giorni, ossia, digiunava quasi tutto il mese.”
Ummul-Mu’mineen Umm Salamah (r), dice: “Non ho mai visto il Messaggero di Allah (s.A.a.s.) digiunare per due mesi interettomante se non nei mesi di Sha`ban and Ramadan.”
Questi esposizioni ci dicono che digiunare nel mese di Sha`ban, sebbene non obbligatorio, è così meritevole che il Profeta Muhammad (s.A.a.s.) non mancava mai di digiunare.

tratto da

Traduzione di Khairiyya Ballabio

4 lug 2009

VIAREGGIO: RITO FUNEBRE ISLAMICO DAVANTI A OSPEDALE PER 7 VITTIME MAROCCHINE

Viareggio (Lucca), 4 lug. - (Adnkronos) - L'imam di Viareggio Abderrahname Laala ha celebrato oggi pomeriggio un rito funebre musulmano per le 7 vittime marocchine morte nell'incidente ferroviario avvenuto lunedi' notte alla stazione della citta' toscana. Le 7 bare sono state disposte sul prato antistante la camera mortuaria dell'ospedale della Versilia. Tra i feretri, uno era piccolo e di colore bianco, per Iman, la bambina di 4 anni morta nel rogo insieme al fratello Hamza, 17 anni, alla mamma Aziza e al padre Mohamed; della famiglia Ayad si e' salvata solo la sorella maggiore, la 21enne Ibitzen. Rivolti alla Mecca, i fedeli musulmani hanno pregato guidati dall'imam. Grande l'emozione fra amici, parenti e cittadini che hanno seguito il rito funebre. Un uomo e una donna hanno accusato malori, e sono stati soccorsi dai sanitari. I feretri delle 7 vittime marocchine sono stati poi portati via a bordo di carri funebri, verso l'aeroporto di Milano; in serata verranno imbarcati per il Marocco su un volo messo a disposizione dal re Mohamed VI, per le esequie e la sepoltura che si terranno in Patria. I funerali delle altre 15 vittime si svolgeranno invece martedi' mattina alle 11 nello stadio dei Pini di Viareggio, alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, il presidente della Camera Gianfranco Fini e il presidente del Senato Renato Schifani.

(Fas/Ct/Adnkronos)

sabato, 4 luglio 2009

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22 giu 2009

La vera felicità e la pace interiore

 

Si possono trovare la vera felicità e la pace sottomettendosi ai comandi del Creatore e Sostenitore di questo mondo. Dio disse nel Corano:

In verità, i cuori si rasserenano al ricordo di Dio. (Corano, 13:28)

D'altra parte, chi non segue il Corano avrà una vita di avversità in questo mondo. Dio disse:

Chi si sottrae al mio monito, 1 avrà davvero vita miserabile e sarà resuscitato cieco nel giorno della Resurrezione. (Corano, 20:124)

Questo può spiegare perchè alcune persone commettono il suicidio quando sono in buone condizioni economiche. Ad esempio, Cat Stevens (ora Yusuf Islam), ex cantante di un gruppo pop famoso che guadagnava più di $150.000 a serata. Dopo la conversione all'Islam, egli trovò la felicità e la pace, che non aveva trovato nelle cose materiali.2

Successivo: La remissione di tutti i peccati precedenti

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Note:

(1) cioè non crede nel Corano nè agisce ai suoi ordini. Indietro dalla nota (1)

(2) L'indirizzo attuale di Cat Stevens (Yusuf Islam), in caso di domande sulla sua conversione, è: 2 Digswell Street, London N7 8JX, Gran Bretagna. Indietro dalla nota (2)  

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15 giu 2009

la preghiera...

“La Preghiera è il pilastro della religione” ha detto Muhammad (s). Il Corano ne parla più di cento volte e la nomina con termini diversi: Salàt (l’inclinarsi), Du’à’ (appello, preghiera), Dhikr (ricordo), Tasbìh (glorificazione), Inàbat (inchinarsi), ecc.

Nella sua preoccupazione di creare un’immagine del Regno di Dio sulla terra, l’Islam ha prescritto per ogni giorno cinque preghiere in comune: bisogna pregare quando ci si alza, e bisogna levarsi presto, all’inizio e verso la fine del pomeriggio, al tramonto e alla sera, prima di coricarsi. Tutto ciò esige che si tralasci per qualche minuto, per ciascuna preghiera, ogni preoccupazione mondana, allo scopo di rendere testimonianza di sottomissione e di gratitudine al nostro Creatore. Quest’obbligo comprende tutti gli adulti, uomini e donne.

La preghiera dell’inizio del pomeriggio si trasforma, ogni venerdì, in una cerimonia settimanale più solenne ed importante, dove l’Imàm del luogo pronuncia anche un’omelia prima della cerimonia stessa. L’Islam ha istituito due feste annuali: una alla fine del mese di digiuno e l’altra durante il Pellegrinaggio alla Mecca. Ognuno di queste due feste si celebra con un rito speciale che si aggiunge alle pratiche quotidiane. Ci si riunisce, al mattino, per la preghiera collettiva, dopo diché l’Imàm pronuncia un sermone. Un’altra preghiera di obbligo ristretto è celebrata per un defunto, prima della sua sepoltura.
Parlando dei “segreti della preghiera” il grande mistico Waliullàh Dihlàwì si esprime così: “Sappi che l’uomo è, a volte, elevato come un lampo, prossimo alla santità (Presenza divina), ed è assiso con il più grande attaccamento possibile sulla soglia di Dio, da cui scendono sull’uomo delle trasfigurazioni divine che dominano la sua anima: vede e sente delle cose che la lingua umana è incapace di descrivere. Una volta cessato questo fulgido stato, l’uomo ritorna alla sua condizione precedente ed è tormentato dalla perdita di questo stato. Cerca di ritrovare ciò che gli è sfuggito, ponendosi in questo mondo nella condizione più simile al riassorbimento nella conoscenza di Dio. È la condizione del rispetto, della devozione e della conversazione pressoché diretta con Dio, condizione a cui si accompagnano gesti e parole appropriati.

La preghiera consiste essenzialmente di tre elementi: primo il sentimento di umiltà alla Presenza maestosa di Dio, poi il riconoscimento di questa superiorità divina e della nullità umana con parole convenienti, ed infine, l’atteggiamento non solo del corpo, ma di tutto l’essere del necessario rispetto.

Per rendere omaggio a qualcuno ci si alza e ci si volge verso l’oggetto del proprio rispetto e della propria invocazione. Più rispettoso ancora l’uomo s’inchina e abbassa la testa – che rappresenta in modo eminente l’io e la coscienza – fino a toccare il suolo davanti all’oggetto del rispetto. Poiché l’Uomo non raggiunge l’apogeo del suo sviluppo spirituale che gradualmente, è evidente che una tale ascesa debba attraversare tre tappe; una preghiera completa comporterà le tre posizioni quali il restare in piedi, l’inchinarsi e il posare la fronte al suolo alla Presenza di Dio, tutto ciò per preparare l’animo nell’attesa di cogliere la sublimità divina e la nullità dell’essere umano davanti a Dio” (Hujjatu’Llàh al-bàligha, t. I – “Segreti della preghiera”).

In un passaggio il Corano dice anche: “Non hai visto che è davanti a Dio che si prosternano tutti coloro che sono nei cieli e tutti quelli che sono sulla terra, e il sole, la luna, le stelle, le montagne, gli alberi, gli animali, e un gran numero di uomini?” (Cor., XXII, 18).

Il rito della preghiera islamica riunisce le forme di preghiera di tutte le creature: Il sole, la luna, le stelle ripetono il loro gesto di levarsi e di declinare come rak’at doporak’al di una preghiera; le montagne restano in piedi e simboleggiano il qiyàm, la posizione ch apre la preghiera musulmana; gli animali restano sempre inclinati, simbolo della seconda posizione, il rukù’; si sa che gli alberi traggono il loro nutrimento dalle radici: sono perpetuamente in stato in stato di prosternazione, che è la terza posizione della preghiera musulmana, sajda.

Il Corano afferma: “I sette cieli e la terra e ciò che vi si trova contano la purezza di Dio! E non c’è cosa veruna che non ne canti la purezza lodandolo, ma voi non comprendete il loro canto di lode” (Cor., XVII, 44). Ed il Corano affermo inoltre che una delle principali funzioni dell’acqua è la purificazione necessaria alla preghiera: “Dal cielo Egli fa scendere dell’acqua su di voi per purificarci” (Cor., VIII, 11).
Si sa che le cinque preghiere quotidiane sono state prescritte ai Musulmani al momento dell’ascensione celeste del Profeta (s) (miràj); Muhammad (s) ha dichiarato inoltre che la preghiera del credente costituisce la sua “ascensione”, poiché si trova in tal modo elevato alla Presenza di Dio e ciò non è senza ragione: guardiamo infatti quanto compie un Musulmano durante il rito. Prima di tutto rimane in piedi, alza le mani e proclama: “Dio è il più grande!” l’uomo rinuncia così a tutto ciò che è altro da Dio e si sottomette alla Volontà del suo solo Signore. Dopo aver rivolto le lodi alla Gloria del Signore, si sente così umile davanti alla Maestà divina che s’inchina e abbassa la testa in segno di rispetto, proclamando: “Gloria al mio Signore, l’Immenso”. Poi si alza e ringrazia Dio per averlo guidato; quindi riflettendo è attonito davanti alla Grandezza divina al punto che si sente obbligato a prosternarsi e a postare la testa al suolo in tutta umiltà affermando: “Gloria al mio Signore, l’Altissimo”. Ripete questi gesti per divenire degno di essere condotto dal mondo di quaggiù verso la sfera celeste, verso la Presenza di Dio. Saluta Dio e riceve la risposta al sua saluto. In effetti si serve per questo scambio di saluti delle stesse formule che il Profeta (s) impiegò nel suo Mi’ràj: “I Saluti spettano a Dio, come anche le cose pure, buone e le preghiere”. “La Pace sia su di te o Profeta, e la Misericordia di Dio e le Sue Benedizioni”. “La Pace sia su noi e sui retti servitori di Dio”.

Senza simboli materiali, il credente fa, per così dire, la sua ascesa verso Dio, il Dio trascendente, viaggio spirituale che alcuni designano con il termine “comunione”.

Tale è l’aspetto spirituale del rito. La sua utilità è molteplice, anche dal punto di vista pratico e sociale: riunisce cinque volte al giorno gli abitanti di un quartiere, offre la possibilità di pausa delle occupazioni individuali e riunisce i più grandi personaggi come i più umili, in perfetta uguaglianza. Si incontrano così non solo gli altri membri della comunità, ma anche i funzioni, responsabili locali. Ci si riunisce direttamente, senza formalità né impedimenti. La preghiera islamica ha un aspetto sociale molto strutturato, concepito in modo tale che i credenti sentano attorno ad essi il regno di Dio.

All’appello del muezzin tutti accorrono al luogo della comune riunione, si dispongono in ranghi dietro il celebrante, fanno gesti e movimenti in comune con gli altri in perfetta uniformità e coordinazione. Inoltre i fedeli di ogni parte del mondo si volgono tutti, nelle loro preghiere, verso un sol punto centrale: la Ka’bah, la Casa di Dio alla Mecca. Ciò rammenta l’unità della comunità mondiale, senza distinzione di classe, razza e nazione.

Il miglior modo di pregare e il più formale è il rito in comune, ma in caso di impossibilità o di difficoltà, ogni uomo o donna, prega da solo. In ogni caso, le cinque preghiere della giarnata costituiscono un dovere minimo poiché si tratta di dedicare circa mezz’ora, nel corso delle ventiquattro ore, non a se stessi, ma alla Dignità divina, anche se il credente dovrebbe pensare a Dio in ogni momento, nella buona come nella cattiva sorte, quando lavora, quando sta per addormentarsi, quando si occupa di altre attività. Il Corano afferma su questo punto: “Gli uomini dotati di intelligenza, che, in piedi, seduti, sdraiati, si ricordano e meditano sulla creazione dei cieli e della terra dicono: ‘Signore Tu non hai creato tutto ciò invano’” (Cor., III, 190-91).

Dio ha assoggettato l’universo a profitto dell’uomo, ma questo godimento dove essere accompagnato dalla riconoscenza e dall’obbedienza e non dalla ribellione contro Dio, né dall’ingiustizia verso altri esseri e creature.

Ricordiamo che, al momento stesso in cui il rito fu istituito per il bene spirituale del credente, fu rivelato un versetto del Corano: “Dio non obbliga nessuno se non in base alle proprie capacità” (Cor., II, 286). Sono l’intenzione e la volontà che contano agli occhi di Dio e non certo la quantità o la modalità esteriore che l’accompagnano. Se un uomo probo ritiene onestamente che non può compiere le preghiere cinque volte al giorno che le faccia in quattro, in tre, in due, possibilità e le circostanze. Essenziale è non dimenticare il dovere spirituale in mezzo alle preoccupazioni materiali e mondane. Tali riduzioni sono autorizzate in momenti anomali, per esempio quando uno è sofferente o malato o, in certi casi, come quelli che leggiamo nei racconti sulla pratica dello stesso Profeta (s). Infatti, durante la battaglia del Fossato (khandaq), si arrivò a celebrare la preghiera del mezzogiorno, del pomeriggio e del tramonto e della sera tutte in una volta, durante la tarda notte poiché il nemico non aveva concesso tregua un solo momento durante tutto il giorno. Significa che si celebrarono in due volte i cinque momenti di preghiera: all’alba e a tarda notte. In un altro racconto riportato da al-Bukhàrì e da Muslim leggiamo questa affermazione di Ibn ‘Abbàs: “Il Messaggero di Dio celebrò i riti del mezzogiorno e del pomeriggio (zohr e ‘asr) insieme, ugualmente quelle del tramonto e della sera (maghrib e ‘ishà’) senza tema di nemici o per ragioni di viaggio e il narratore aggiunge: voleva che non vi fossero difficoltà per la sua gente”. Questo racconto parla dunque di tre momenti rituali al giorno. Evidentemente, tutto dipende dalla coscienza del credente, che è responsabile personalmente davanti a Dio, che è Giusto nel conto e a Cui non si può nascondere nulla.

Le donne sono dispensate dal rito della preghiera durante i giorni di indisposizione mensile e per certo periodo dopo il parto.

tratto da:

http://www.huda.it

25 mag 2009

le preghiere

tratto da donne e mamme della Liguria



LE SALAWATU FARD (LE PREGHIERE OBBLIGATORIE)



La preghiera, è fondamentale per un musulmano, infatti costituisce uno dei cinque Pilastri dell’ Islam, ovvero una delle basi fondanti della religione. Questo precetto, è stato Rivelato al Profeta Mohammed (pace e benedizioni su di lui) da Allah (gloria a Lui l’ Altissimo) durante “Al Isra wa al mi’raj”, ovvero il miracoloso viaggio che il Profeta ss ha compiuto assieme all’ arcangelo Gabriele, nel quale si è trovato al cospetto di Allah swt.



La preghiera, quindi, essendo stata prescritta da Allah, gloria a Lui, deve essere necessariamente eseguita quotidianamente.



“Recita quello che ti è stato rivelato del Libro ed esegui l'orazione. In verità l'orazione preserva dalla turpitudine e da ciò che è riprovevole. Il ricordo di Allah è certo quanto ci sia di più grande . Allah conosce perfettamente quello che operate.” (Corano, “Al ankabut”, v. 45)



Come dice il versetto, la preghiera protegge da tutto ciò che è vietato, perché se la si esegue con piena coscienza e timore verso il Creatore, ovviamente non si possono poi commettere atti illeciti o nefandezze, proprio perché l’ amore e la devozione verso Allah swt che incitano a pregare, impediscono di comportarsi in modo errato, facendo nascere dentro di sé il timore di renderLo insoddisfatto delle proprie azioni.



La preghiera, fra l’ altro, monda l’ anima dal peccato. Infatti, dopo averla eseguita con la buona intenzione di compiacerLo, le cattive azioni commesse eventualmente in precedenza vengono cancellate.



Le cinque salawat sono paragonabili ad un ruscello abbondante di acqua dolce che scorre davanti alla porta della vostra casa nel quale vi lavate cinque volte al giorno. Pensate che vi resti addosso della sporcizia?

Certamente no!—Risposero i compagni.

Alla stessa maniera, - concluse il Profeta (ss) – le cinque salawat mondano l’ uomo dai suoi peccati. (Detto del Profeta –ss- trasmesso da Muslim)



Esistono delle preghiere obbligatorie (fard) e delle preghiere facoltative (sunna). In questa occasione, tratteremo le prime.



Le preghiere fard quotidiane che debbono essere compiute, sono cinque, e si eseguono in precisi momenti della giornata:



“In verità, per il credente, l'orazione è un obbligo in tempi ben determinati.” (Corano, “An-nisa”, v. 103)



Fajr – La preghiera dell’ alba.



E’ composta da due raka’at (unità di preghiera), e si deve compiere nel periodo che intercorre tra l’ alba e il levar del sole.



Dhor – La preghiera del mezzogiorno.



Composta da quattro raka’ at. Il tempo di eseguirla giunge quando il sole arriva nel punto più alto del cielo e termina a metà pomeriggio.



Asr – La preghiera del pomeriggio.



Composta da quattro raka’ at. Si svolge a partire da metà pomeriggio e vi è tempo di farla fino a che non giunge l’ ora del tramonto.



Maghreb – La preghiera del tramonto.



Composta di tre raka’ at. La si esegue quando il sole tramonta, e il tempo di farla termina quando è completamente buio.



Isha – Preghiera della notte.



Composta da quattro raka’ at. Il tempo di svolgere questa preghiera è molto ampio. Difatti, la si può eseguire a partire dal termine dell’ orario utile per svolgere il Maghreb fino a che non giungono le prime luci dell’ alba.



Ci sono comunque delle condizioni necessarie per poter compiere la preghiera. Innanzitutto, l’ essere musulmani. Poi bisogna essere in stato di purezza rituale, essere puberi, pienamente coscienti ed in possesso delle proprie facoltà mentali, ed essere abbigliati decorosamente. Per imparare i movimenti e le frasi necessarie da pronunciare quando si esegue la salat, per sapere i giusti orari e come prepararsi per eseguire questo Pilastro dell' Islam

19 mag 2009

fomentare l'odio sopratutto se musulmano...

tratto da:

http://www.babelmed.net/Paesi/Italia/fomentare_lodio.php?c=4113&m=526&l=it





La dirompente ondata anti-islamica che si è abbattuta sull'Europa funziona sempre allo stesso modo. Stesse generalizzazioni, stesse stigmatizzazioni, stessa deumanizzazione, stessa schifosa ignoranza, stessa equazione semplificata: tutti gli arabi sono musulmani, tutti i musulmani sono islamici, tutti gli islamici sono terroristi: l'islam è una religione fondata sulla violenza il cui nocciolo sostanziale genera necessariamente violenza, la civiltà arabo-musulmana, impigliata nel suo oscurantismo, è immobile da più di un millennio. I musulmani, come gli ebrei precedentemente, minacciano di invadere la civiltà giudeo-cristiana la cui superiorità non è più oggetto di discussione. Perché e in che modo la storia, che non si ripete mai, ama comunque riproporre i suoi momenti più neri? Lungi dall'essere stati sradicati, il razzismo, l'anti-semitismo e oggi l'anti-islamismo presentano ricorrenze e analogie quantomeno inquietanti con l'ascesa del fascismo in Europa. Tuttavia, l'odio per l'Islam prende forme diverse nei vari paesi europei, in Francia, in Italia, in Germania o in Belgio... Merita allora domandarsi, relativamente a ciascuna di queste Nazioni, quale sia il terreno su cui attecchisce l'abietto, quali condizioni sociali, economiche, storiche, politiche, simboliche spieghino la sua attuale vitalità. Una piccola panoramica sull'Italia.

Scrivere l'odio
Manhattan 2001: Oriana Fallaci è chiusa nella sua solitudine quando assiste all'indicibile: un bombardamento a due passi da lei, torri che implodono e si piegano, corpi disgregati proiettati nel vuoto. Una bile rabbiosa la rapisce, e si traduce in inchiostro, inizialmente sotto forma di una lunga intervista destinata al «Corriere della Sera», che presto diventa un libro: La Rabbia e l'orgoglio.

Venduto in circa un milione di copie in Italia, tradotto e pubblicato in numerosi Paesi, questo libro riproduce, come sottolineerà Hacen Taleb, l'avvocato del Mrap, in occasione del processo in Francia contro il best-seller, «il modello di letteratura anti-semita dalla fine del XIX secolo agli anni '30».
Questo scritto distruttivo, spogliato da ogni analisi per comprendere la tragedia degli attentati dell'11 settembre, è ancora più spiazzante se si considera che Oriana Fallaci ha avuto il suo momento di gloria come grande reporter, intervistando i principali capi politici del secolo scorso: Deng Xiaoping, Indira Gandhi, Khomeiny, Golda Meir, Lech Walesa...
Ma al di là di questa infuocata polemica, il vero scandalo sta nel fatto che questa imprecazione razzista, questo grido di guerra lanciato contro tutti i musulmani, abbia potuto trovare un'eco mediatica di pari portata, in Italia e, di rimbalzo, nel resto d'Europa.
Il vero scandalo è che questo grido si sia potuto divulgare così agevolmente su uno dei più grandi quotidiani della penisola, spesso paragonato a «Le Monde» o al «New York Times», e che abbia infine trovato spazio nel dibattito politico italiano senza ostacoli. Nel 2004, Silvio Berlusconi ha chiesto a Oriana Fallaci di presentarsi alle elezioni comunali di Firenze; niente di cui stupirsi: non ha lui stesso, subito dopo gli attentati dell'11 settembre, dichiarato la superiorità della civiltà occidentale rispetto alle altre?
Diventato un testo di riferimento, La Rabbia e l'Orgoglio segna una svolta estremamente allarmante, un nuovo passo verso la radicalizzazione contro l'Islam, poiché autorizza a esprimere, in totale impunità, un'insofferenza per ciò che è musulmano, un razzismo anti-arabo, e più generalmente un'allergia violenta per la diversità dei più sprovveduti: gli immigrati. Il libro avrà dunque numerosi adepti.

15 mag 2009

i trentini e le moschee

Moschea, più della metà dei trentini è a favoreLuca MarognoliIl 40 per cento dice sì anche all’uso del velo a scuola.
Oggi il Tar discute il ricorso di BortTRENTO.
Più della metà dei trentini sono favorevoli alla costruzione di nuovi luoghi di culto, moschea compresa, mentre 4 cittadini su 10 permetterebbero l’uso del velo a scuola da parte delle studentessa musulmane.
E’ il risultato del rapporto dal titolo “Immigrati e religione nel Nord Est”, realizzato da Demos & Pi analizzando un campione di 1021 persone dai 15 anni in su, residenti in Veneto, Friuli e Trentino.
Il dato sulla moschea riflette quello complessivo con un 52,2% di favorevoli contro il 52,6% del Nord Est, quello sul velo vede invece i trentini distinguersi, con il 40,3% rispetto al 32,6% dell’area.
Come si spiega questa differenza? «E’ difficile da dire. Molto ha a che fare con le tradizioni politiche ma anche religiose», spiega Natascia Porcellato, curatrice del rapporto.
«La tradizione religiosa del Trentino - mi riferisco alla storia e non ad analisi recenti - è forte e questo permette anche di aprirsi di più agli altri, nel senso che identità chiare ma non chiuse riescono a mettersi in relazione con altre tradizioni in modo positivo. In campo politico, non dimentichiamo la lunga tradizione democristiana e l’attuale orientamento di centrosinistra: Trento è stato anche il laboratorio dove è nata la Margherita e questa apertura traspare dai dati». La studiosa invita ad analizzarli usando le necessarie cautele:
«Il velo comunque presenta un orientamento minoritario, la moschea maggioritario ma non plebiscitario: i trentini sono divisi in due».
Oggi intanto sarà discusso, davanti al Tar, il ricorso contro la moschea presentato da Gianni Bort, titolare dell’Hotel Capitol di Gardolo.
In settembre il tribunale amministrativo aveva accolto la richiesta di sospendere il cantiere affermando che «il carico urbanistico su viabilità e parcheggi sarebbe esorbitante».

25 mar 2009

PERCHE' I MUSULMANI CI ODIANO

mercoledì 25 marzo 2009, 12:09 "Ecco perché i musulmani ci odiano"



«Lo scontro di civiltà? Non è una trovata polemica, né tantomeno politica. È, molto semplicemente, una realtà storica». Bernard Lewis (foto sotto), 92 anni, è il più illustre islamista vivente. Il suo primo viaggio in Medio Oriente è del 1937: giovane studente dell’università di Londra si stabilì in Palestina per studiare arabo ed ebraico. Col tempo ha imparato anche aramaico, turco, iraniano, oltre a una mezza dozzina di dialetti diffusi nella regione. Dall’ufficio dell’università di Princeton, sulla costa est degli Stati Uniti, parla con entusiasmo del suo ultimo libro uscito in Italia, Le origini della rabbia musulmana, pubblicato pochi giorni fa da Mondadori, una raccolta di saggi con un denominatore comune, i rapporti tra il mondo musulmano e il nostro, il rancore dell’islam verso l’Occidente.

Allora, professor Lewis, perché l’islam ci odia?
«Le do due ragioni: perché ha un grande senso della storia e perché definisce la sua identità in termini religiosi».

E cioè?
«Nel mondo occidentale, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, tendiamo a vivere nel presente, a dimenticare la storia, a cancellarne la consapevolezza. Nel mondo musulmano non è così. Le faccio un esempio: ai tempi della guerra tra Irak e Iran, negli anni ’80, mi colpì il fatto che la propaganda radiofonica delle due parti era piena di allusioni alla secolare storia di rivalità tra i due Paesi. E parlo di allusioni, riferimenti appena accennati, soprattutto al periodo medioevale, che perfino i contadini analfabeti riuscivano a cogliere. Quanto al secondo aspetto bisogna tener presente che in occidente tendiamo a definirci per nazionalità, per Paese. Nell’islam quello della nazionalità è uno sviluppo recente, non molto radicato. Noi definiamo la nostra identità su base nazionale e solo in seconda battuta su base confessionale. Loro fondano l’immagine di sé sulla religione e solo dopo vedono il Paese, la nazione».

E dunque…
«Dunque noi parliamo di occidente e di islam in modo più o meno generico. Loro vedono in maniera nettissima la distinzione tra i due mondi. E la interpretano nel senso più forte, come separazione tra credenti nel vero Dio e infedeli. E sono del tutto consapevoli della tensione, che dura ormai da 14 secoli, tra due realtà religiose, naturalmente simili ma incompatibili».

Che cosa intende?
«Voglio dire che islam e cristianesimo hanno più cose in comune tra di loro che con tutte le altre religioni. Da questo punto di vista si può quasi parlare di uno scontro interno tra religioni rivelate. Da sempre islamici e cristiani si parlano e discutono. Possono farlo perché hanno una piattaforma che li unisce. Non potrebbero farlo con cinesi o indiani».

Eppure, lei dice, sono anche incompatibili.
«Al mondo ci sono molte religioni ma solo due, tra le maggiori, hanno la pretesa universalistica di possedere la verità ultima ed esclusiva: cristianesimo ed islam. Da qui nasce il conflitto, più dalle similarità che dalle differenze: dal senso della propria missione divina. Da questa concezione di partenza il mondo cristiano si è via via allontanato. Non dimentichiamo invece che il mondo islamico ha appena iniziato il quindicesimo secolo della sua era. Pensiamo a che cosa era il cristianesimo del quindicesimo secolo, in preda alle guerre di religione tra protestanti e cattolici. Loro vivono ancora in quel mondo».
Da qui lo scontro di civiltà…
«Ancora più precisamente lo scontro tra due civiltà religiosamente definite. Certo oggi noi non siamo più soliti parlare di cristianità contrapposta all’islam, usiamo toni più sfumati, ma il fondamento è quello. E ripeto, la cosa più interessante è che la consapevolezza dello scontro sia molto più alta nel mondo islamico che in quello occidentale».

Guardando al mondo occidentale, lei scrive nel libro, l’islam teme soprattutto una cosa, il secolarismo.
«È di sicuro il peggior nemico degli islamici: ridurre o minimizzare il significato della religione nella vita umana. L’evoluzione che nei secoli si è verificata nel mondo cristiano è legata al punto di partenza: sin dall’inizio il cristianesimo ha visto una distinzione tra ambito religioso e ambito diverso dalla religione, tra Dio e Cesare. Nel mondo musulmano non è così. Guardi quanto sono diverse le circostanze: Gesù fu crocefisso, i suoi seguaci perseguitati. Quando i cristiani si impadronirono dell’impero romano c’era già una chiesa come istituzione separata. Maometto non fu crocifisso, creò non solo una comunità religiosa ma anche uno stato, di cui divenne subito il capo. La loro storia è di totale compenetrazione e identificazione tra governo e religione. Pensi che nella lingua araba, pure molto ricca di termini e sfumature, fino a tempi moderni non esistevano coppie di parole come laico-ecclesiastico o religioso-secolare. Quando sono state introdotte è avvenuto solo grazie alla minoranza cristiana di lingua araba che ha sviluppato un vocabolario di impronta culturale occidentale».

Chi alla persistenza di uno scontro di civiltà si è sempre ispirato è Osama bin Laden. Per lui gli occidentali erano e rimangono “Crociati”.
«Osama ha saputo parlare in maniera esemplarmente efficace all’immaginario collettivo dei suoi correligionari, diventando agli occhi delle masse arabe una specie di Robin Hood rispettato e ammirato. Un uomo incorrotto che, a differenza di quasi tutti gli altri leader della regione, non ha approfittato della sua posizione per passare dalla povertà alla ricchezza, ma che anzi era ricco e ha scelto la povertà. Anche se io penso che ormai dobbiamo parlarne al passato: non credo che sia ancora vivo o quanto meno nelle condizioni di esercitare un ruolo significativo. Le immagini e le dichiarazioni dei primi tempi avevano davvero una forza notevole. Era un maestro di oratoria e prosa in lingua araba, e gli arabi hanno sempre avuto un debole per i grandi oratori. Le sue parole, al di là dei suoi atti hanno avuto un grande impatto. Ma i suoi messaggi più recenti sono incerti e sfuocati. Da far dubitare, appunto, che sia lui a parlare».

20 feb 2009

Croati Cattolici che diventano Musulmani

Ci sono sempre di più i Cattolici che accettano l'Islam. Il testo è in croato ma si può usare GOOGLE TRANSLATE per capire.

SVE VIŠE HRVATA PRELAZI NA ISLAM

Jusuf (nekada Bogdan) Radonić: - Katolički svećenici jedno propovijedaju, a drugo rade. Nisu se saživjeli s vjerom
Splitski imam Kemal Skender: - Proteklih godina imamo sve više prelazaka katolika i drugih građana na islam
Zamjenik muftije Aziz Efendija: - Ljudi su razočarani u mnogo stvari, a mir nalaze u islamu

http://www.slobodnadalmacija.com/20051130/novosti03.asp

Sudeći po izjavama osoba koje su iz Rimokatoličke otišli u druge crkve ili vjerske zajednice, te samih svećenika i vjernika koji su "digli ruke" od katoličanstva, sve više vjernika napušta Katoličku crkvu u Hrvatskoj! Bivši katolici s kojima smo razgovarali tvrde i da se nisu razočarali u Boga, nego u Crkvu i dio svećenstva, koje u novcu i moći vide svog jedinog Boga.
— Jedno propovijedaju, a drugo rade. Nisu se saživjeli s vjerom. Misu odrade tek tako — reda radi. Tek sam prelaskom na islam vjerski ispunjen, a još će naših građana, nezadovoljnih Katoličkom crkvom, prijeći na islam — kaže nam Splićanin Bogdan Radonić, koji je i promijenio ime u Jusuf, jedan od mnogih u Hrvatskoj koji je prihvatio islam i ostavio katoličanstvo za sobom.

"Sad sam bolji čovjek"
— Bio sam gorljivi katolik. Često sam išao na mise, ali nisam bio zadovoljan. Na islam sam prešao ima nekoliko godina, a i jedna je moja bliska prjateljica, uvidjevši koliko mi je dobro napravila moja nova vjera, prešla na islam. Ona to još taji od svoje obitelji, ali moja obitelj je u meni, nakon prelaska na islam, vidjela boljeg čovjeka i prihvatili su to. Onaj tko prihvati islam, ne napušta ga, kao što neki napuštaju katoličanstvo — kaže Jusuf, dok nam splitski imam Kemal Skender govori da su proteklih godina imali više prelazaka katolika i drugih građana na islam, a godišnje im dođe i stotinjak ljudi koji traže savjet i informacije o islamu u njihovu centru u Splitu.
Zamjenik muftije Aziz Efendija, inače jedan od najuglednijih pripadnika muslimanske vjerske zajednice u Hrvatskoj, kaže:
— Istina je da nam dolazi sve više ljudi koji žele primiti islam. Svakodnevno nam se obraćaju ljudi i znam osobno one koji su s katoličanstva prešli na islam. Mi smo dužni da tim ljudima koji nam dolaze budemo servis. Neki od njih slušaju predavanja, a dio ih odmah želi prijeći na islam. Ljudi su razočarani u mnogo stvari, a mir nalaze u islamu — kaže nam Efendija dodajući da je u Hrvatskoj između 60 i 100 tisuća muslimana.
Napominje i da broj muslimana kontinuirano raste. Pitali smo ga i jesu li katolici sve više razočarani u Crkvu, a na što on nije htio dati odgovor, navodeći kako nije na njemu da tumači razloge

27 gen 2009

27 gennaio ancora.... uffh....

Oggi 27 gennaio tutti parlano come ogni anno della giornata della memoria, ma a memoria di chi? Ovviammente delle vittme dell' olocausto della seconda guerra mondiale, vittime ebree, che ogni anno ci ricordano quanto loro hanno sofferto in quei giorni terribili nei campi di concentramento e lo sterminio che hanno dovuto sopportare e anche ora fanno le vittime di turno.
Ma dico io, e gli altri che hanno subito i massacri? Vedi la Bosnia, dal 1992 al 1995, o per rimanere in tema di Israele vedi Gaza...
E tutte queste di vittime dove le mettiamo le lasciamo lì nelle fosse comuni come a Srebrenica, in Bosnia, dove ci sono ancora adesso famiglie musulmane che piangono le loro vittime ma non hanno neanche una lapide per poter piangere le loro famiglie e peggio ancora tanti non sanno neanche se il loro parenti sono vivi o morti...
Oppure Gaza, in questo ultimo mese, cosa ha subito, e loro, i mass media, perchè si chiamano così oggi, che fanno ricordano in questo giorno lontano della seconda guerra mondiale, le vittime ebraiche.
E mio nonno, eh già il mio nonno chi si ricorda di lui che fu prigioniero ad Aushwitz, perchè era partigiano, di lui chi si ricorda, chi si ricorda di mio marito che è stato prigioniero in Bosnia durante la guerra dei balcani, solo perchè musulmano, e di Gaza, chi ricorda Gaza? Ancora peggio chi non ricorda Gaza è passato un mese, e già si sono dimenticati di quello schifo che hanno fatto facendo saltare in aria una città un territorio intero, hanno massacrato senza motivo, senza vedere se delle persone innocenti ci andavano di mezzo, e loro che dicno alle tv, alle radio, dappertutto, oggi giorno della memoria per ricordare le vittime dell'olacausto, ma dico scherziamo? Ci prendete tutti per cretini? Ma come è possibile del loro olocausto si ricordano ancora dopo tanti anni, e dei nostri olocausti? Perchè non ricordano che l' 11/07/1995 ci sono state 8.000 vittime in Bosnia nelle fosse comuni e forse anche di più ancora le stanno contando....
Perchè dimenticano le vittime di Gaza quanti morti ancora dovranno esserci nelle file dei musulmani, quanti bambini, quante donne, quanto futuro ancora dovrà essere devastato e mai visto da quei bambini, quanti dovranno essere perchè la gente si ricord di loro? Quanto dovremmo ancora sentire la parola olocausto che per loro è solo da parte ebraica e non da parte musulmana, o da altre parti del mondo.
E poi dicono che non sono loro i violenti, che loro sono vittime di questa situazione, vittime loro? State chiusi voi nei campi di prigionia, entrate che pesate 80kg e uscite che ne pesate poco più di 30kg e ditemi se si può dimenticae una cosa simile, ti rimane per tutta la vita e quello che fa più male ed è come se ogni anno con questo ricordare il giorno della memoria ebraica, scavessero dentro la tua ferita ed ogni volta questa ferita non si rimargina perchè il tuo dolore l' hanno dimenticato, la tua sofferenza non se la ricordano, di quei terribili giorni non si ricordano eppure non sono passati secoli...
E questo fa male, fa molto male, più di mille altri campi di prigionia ed ogni anno la ferita aumenta e si ingrandisce sempre più.
Per concludere propongo io nel mio piccolo impegno quotidiano, e per dovere di una musulmana che ogni anno soffre e vede il proprio marito ed i propri fratelli e sorelle musulmani soffrire perchè nessuno si ricorda di loro e della loro sofferenza, propmgo io allora di fare UNA PETIZIONE o UNA RACCOLTA FIRME per fare in modo che anche queste vittime abbiano il lor gorno della memoria, che attenzione non cancellerà il loro dolore ma almeno non lo aumenterà...

RACCOGLIAMO QUINDI PIU' FIRME POSSIBILI PER ISTITUIRE UFFICIALMENTE IL GIORNO DELLA MEMORIA IL 11.07.1995 PER LE VITTIME DI SREBRENICA IN BOSNIA


E PER LE VITTIME DI GAZA IL 28.12.2008 RACCOGLIAMO LE FIRME E DEPOSITIAMO AL PERSIDENTE DELLA REPUBBLICA O CHIUNQUE SIA ABILITATO PER QUESTO AD ISTITUIRE UFFICIALMENTE QUESTE GIORNATE COME GIORNATE MONDIALI DELLA MEMORIA PER I MUSULMANI


PER NON DIMENTICARE DI NON DIMENTICARE....

21 gen 2009

obblighi morali e sociali

Il musulmano ha comunque il diritto-dovere di assolvere al jihād (arabo: جهاد), indicato letteralmente dai musulmani come "impegno [del singolo] sulla Strada di Dio" ( jahada fī sabīl Allāh ), nella speranza di poter vedere nell'Aldilà il Suo Volto ( li-wajhihi ), grazie alla riuscita lotta decisa contro le pulsioni negative del proprio corpo e del proprio spirito.

Se il jihād si presentasse esclusivamente nella sua accezione prioritaria ("maggiore", akbar, dice la giurisprudenza), esso andrebbe a costituire senza obiezione alcuna il sesto Pilastro della fede islamica. Il fatto però di prevedere anche una sua forma di minor rilevanza spirituale ( aṣghar), ossia quella di combattere una concreta "guerra obbligatoria" contro i nemici dell'Islam, non consente un siffatto inserimento a pieno titolo tra i cinque arkān al-Islām.

Anche nella sua veste minore, il jihād deve essere ulteriormente definito e differenziato dalla shariʿa. Se infatti un'offesa o un'aggressione sono portate dalla dar al-harb nel cuore della dar al-Islam, l'impegno a prendere le armi per contrastare ed eliminare l'oltraggio incombe su tutta la Umma, mentre se si intendesse realizzare l'espansione dei confini fisici e spirituali della Umma, l'impegno al jihād incomberebbe esclusivamente su volontari espressi dalla Umma. Nel primo caso si parla allora di farḍ ʿayn (obbligo individuale), nel secondo invece di farḍ kifāya (obbligo collettivo).

Il "jihād maggiore" costituisce il sesto pilastro anche per l'intero Sciismo. Per spiegazioni più dettagliate si rinvia al relativo lemma.


Moschea del Profeta a Medina, seconda città sacra dell'IslamGenerico obbligo è anche quello di "ordinare il bene e vietare il male" ( al-amr bi-l-maʿrūf wa-nahy ʿan al-munkar ) ovunque essi si presentino, ricorrendo a ogni mezzo lecito e necessario (con la mano, la parola, la penna o la spada), laddove il bene e il male sono determinati esplicitamente da Dio nel Corano, dovendosi intendere come Bene la sua volontà e Male il disobbedirgli.

Nessuna "teologia naturale" è ammessa, che possa far presumere all'intelligenza umana di penetrare razionalmente i confini tra il Volere di Dio e la Sua non-Volontà, essendo la creatura umana tenuta ad assoggettarsi senza distinguo al dettato coranico. In senso letterale, la parola "Islàm" significa infatti sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio. Abbandono a un Progetto divino che concerne l'umanità intera e che l'uomo non può conoscere per la sua intrinseca limitatezza, al quale tuttavia esso si dovrà abbandonare, fiducioso della bontà e della misericordia divina.

Dio - al contrario di quanto pensavano i mutaziliti - non concede il libero arbitrio all'uomo, essendo ogni atto (compreso quello umano) creato da Dio. Egli dà all'uomo tutt'al più il possesso ( iktisāb ) dell'atto compiuto e il presumere di poter creare qualcosa o di penetrare l'insondabile Volontà divina sono peccati di massima superbia, con la conseguenza che il Volere divino dovrà essere accettato senza condizione alcuna da parte delle Sue creature.

Questo avviene non solo nelle pratiche di culto (modalità minuziose nell'assolvimento della preghiera, senza osservare con precisione le quali l'obbligo non si considera convenientemente assolto; precise ritualità da osservare nel corso del pellegrinaggio obbligatorio a Mecca e nei suoi dintorni) ma anche nell'ottemperare alle precise e cogenti norme alimentari che, secondo lo schema vetero-testamentario, non si giustificano con motivazioni di carattere razionale, in grado cioè di essere percepite dall'intelligenza umana, ma che devono essere accettate come tutto il resto "senza chiedersi il come e il perché" (bi-lā kayfa).

8 gen 2009

la vita rubata ai palestinesi....

Domenica - 30 Settembre 2007 - 16:58
di Amira Hass (Ha'aretz)
E' recente la notizia che i palestinesi non possono viaggiare su auto la cui targa indica un proprietario israeliano (da sempre gli autoveicoli hanno targhe il cui colore varia a seconda che il proprietario sia israeliano o palestinese). Mentre in America l'ex presidente Jimmy Carter è sottoposto ad un ostracismo mediatico per avere usato, come già fece il sudafricano Desmond Tutu, la parola Apartheid in relazione alla condizione dei palestinesi, e in Europa l'unico razzismo di cui ci si scandalizza è quello di 70 anni fa, questo breve articolo della giornalista israeliana Amira Hass, l'unica a vivere all' interno dei territori occupati, mostra tutto l'insieme di proibizioni, barriere e documenti che rendono impossibile la vita quotidiana dei palestinesi. N.d.R.
Tutte le promesse di diminuire le restrizioni in Cisgiordania hanno oscurato la realtà. Pochi posti di blocco sono stati rimossi, ma le seguenti proibizioni sono rimaste valide. (Queste informazioni sono state raccolte da Haaretz, dall' Ufficio ONU per la Coordinazione delle Questioni Umanitarie e da Machsom Watch).
Proibizioni Permanenti
* Palestinesi della Striscia di Gaza non possono stare in Cisgiordania.
* Ai palestinesi è proibito l'ingresso a Gerusalemme Est.
* Ai palestinesi della Cisgiordania è proibito l'ingresso alla Striscia di Gaza tramite il valico di Erez.
* A tutti i palestinesi è proibito l'ingresso alla Valle del Giordano.
* Ai palestinesi è probito entrare in villaggi, terre, città e quartieri lungo la "linea di congiunzione" tra la barriera di separazione e la Linea Verde (qualcosa come il 10 percento della Cisgiordania).
* I palestinesi che non sono residenti nei villaggi di Beit Furik e Beit Dajan nell'area di Nablus e di Ramadin, a sud di Hebron, non possono entrarvi.
* Ai palestinesi è proibito l'ingresso nelle aree delle colonie (anche se le loro terre si trovano all'interno dell'area costruita della colonia).
* Ai palestinesi è proibito entrare a Nablus con un veicolo.
* I palestinesi residenti a Gerusalemme non possono entrare nell'area A (le città palestinesi della Cisgiordania.)
* I residenti della Striscia di Gaza non possono entrare in Cisgiordania attraverso il valico di Allenby. * I palestinesi non possono recarsi all'estero tramite l'aeroporto Ben-Gurion.
* I ragazzi al di sotto dei 16 anni non possono lasciare Nablus senza un certificato di nascita originale e senza essere accompagnati da un genitore.
* I palestinesi con permesso di entrare in Israele non possono entrarvi attraverso i valichi usati dagli israeliani e dai turisti.
* Ai residenti di Gaza è proibito prendere residenza in Cisgiordania.
* Ai residenti della Cisgiordania è proibito prendere residenza nella Valle del Giordano, nelle comunità lungo la linea di congiunzione o nei villaggi di Beit Furik e Beit Dajan.
* Ai palestinesi è proibito trasferire merci e carichi attraverso i checkpoint interni della Cisgiordania.
Proibizioni Periodiche
* Ai residenti di alcune parti della Cisgiordania è proibito viaggiare nel resto della Cisgiordania.
* Persone di alcuni gruppi di età- soprattutto uomini di età compresa tra i 16 e i 30, 35 o 40 anni- è proibito lasciare le aree in cui risiedono (solitamente Nablus e altre città nella parte settentrionale della Cisgiordania).
* Le auto private non possono passare per il checkpoint di Swahara-Abu Dis (che separa la Cisgiordania settentrionale da quella meridionale). Questa proibizione è stata cancellata per la prima volta due settimane fa in seguito all'ammorbidimento delle restrizioni.
Permessi di Viaggio Richiesti
* Una carta magnetica (intesa per l'ingresso in Israele, ma facilita il passaggio per i valichi all'interno della Cisgiordania).
* Un permesso per lavorare in Israele, il datore di lavoro è tenuto ad andare agli uffici dell'amministrazione civile e richiederne uno.
* Un permesso per i trattamenti medici in Israele e per gli ospedali palestinesi a Gerusalemme est (il richiedente deve mostrare un invito da parte dell'ospedale, il suo completo passato medico e la prova che la cura che sta cercando non può essere fornita nei territori occupati).
* Un permesso di viaggio per attraversare i valichi nella valle del Giordano.
* Un permesso di commercio per trasferire materiali.
* Un permesso per coltivare lungo la linea di congiunzione richiede un modulo dell'ufficio di registrazione delle proprietà terriera, un certificato di proprietà e la prova di relazioni di parentela di primo grado col proprietario registrato.
* Permesso di ingresso per la linea di congiunzione (per parenti, medici, lavoratori nel campo delle costruzioni, ecc. Coloro che hanno il permesso devono entrare e uscire attraverso lo stesso valico anche se esso si trova lontano o chiude presto).
* Permessi per passare da Gaza, attraverso Israele, alla Cisgiordania.
* Un certificato di nascita per i ragazzi sotto i 16 anni.
* Una carta d'identità che certifichi che coloro che vivono nelle enclave della linea di congiunzione vi risiedono da molto tempo.
Checkpoint e Barriere
* Al 9 gennaio 2007 vi erano 75 checkpoint permanenti in Cisgiordania.
* Ci sono in media 150 checkpoint mobili a settimana (al settembre 2006).
* Ci sono 446 gli ostacoli piazzati tra le strade e i villaggi, compresi cubi di cemento, barriere di terreno, 88 cancelli d'acciaio e 74 km di recinzioni lungo le strade principali.
* Ci sono 83 cancelli d'acciaio lungo il muro di divisione, che dividono terre dai loro proprietari. Solo 25 dei cancelli vengono occasionalmente aperti.
Amira Hass scrive per Ha'aretz. E' l'autrice di Drinking the Sea at Gaza.
Amira HassFonte: http://www.counterpunch.org
Il messaggio ai pellegrini alla Mecca


Mercoledì - 19 Dicembre 2007 - 16:32
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso Sia lodato il Signore e pace e benedizione sia sul nostro Profeta e sulla sua pura famiglia e sui suoi compagni presceltiPace sui pellegrini alla Ka'aba, sugli ospiti della casa dell'Amico e su coloro che hanno abbracciato il Suo invito. Benedizione unica sui cuori rinfrescati dal ricordo del Signore che si sono aperti alla Sua grazia e misericordia immensa. In questi giorni, in queste notti e ore elisiriche sono numerosi coloro che riconoscenti si affidarono all'attrazione spirituale e che con tanto pentimento e lamento illuminarono il cuore e l'anima. Sono gli stessi che nelle ondate della clemenza divina che abbonda questa terra benedetta tolsero dal cuore la macchia del peccato e del politeismo. La pace del Signore sia su questi cuori e sui questi fedeli e puri. È bene che tutte le sorelle e tutti i fratelli pensino a un tale obiettivo e colgano questa grande opportunità. Non permettano che anche qui gli impegni della vita mondana, che è la nostra continua preoccupazione, incombano i cuori. Attraverso il ricordo del Signore, i lamenti e le suppliche, la determinazione e l'onestà e chiedendo aiuto all'Onnipotente facciano volare il loro cuore appassionato nell'atmosfera del monoteismo e nella pura spiritualità e raccolgano forza per poter essere fermi sul sentiero di Allah e sulla retta via. Qui è il centro del vero e puro monoteismo. Fu proprio in questo luogo che Abramo, Khalilol Allah (AS), portando il figlio all'altare di sacrificio tramandò ai tutti i monoteisti della storia l'eblema del monoteismo che si raffigura nel vincere la forza dei desideri e nella resa assoluta nei confronti dei comandamenti divini. E fu proprio qui che Mohammad, la pace e la benedizione di Allah su di lui e sulla sua sacra famiglia, innalzò la bandiera di monoteismo contro i tiranni e i dei del potere dell'epoca, dichiarando che il rifiuto degli idoli accanto alla fede in Dio porta alla liberazione e beatitudine: Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti.L'Hajj è la rilettura e l'apprendimento di queste grandi lezioni. Il diniego di politeisti e il rifiuto di idoli e idolatri è lo spirito che domina l'Hajj dei credenti. Tutti i momenti di Hajj sono il teatro di affidarsi all'Iddio; di sforzarsi nel Suo sentiero; di rifiutare il Satana, isolarlo e assumere posizioni contro di lui. Ogni istante di Hajj simboleggia l'unità e la coesione dei musulmani, lo svanimento delle loro differenze naturali ed il rilievo della loro vera e religiosa fratellanza. Queste sono le lezioni che noi musulmani dobbiamo apprendere ovunque ci troviamo e sceglierle come delle basi per la nostra programmazione per la nostra vita e il nostro avvenire. Nel Corano la posizione potente contro il nemico, l'affetto e la misercordia tra i credenti e umiltà nel cospetto del Signore sono presentati come tre simboli della comunità islamica: Muhammad è il Messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro. Li vedrai inchinarsi e prosternarsi, bramando la grazia di Allah e il Suo compiacimento. Questi sono tre principi basilari per erigere il corpo dignitoso e maginifico dell'Umma islamica. Cogliendo questa realtà tutti i ceti dei musulmani possono ben conoscere tutte le attuali piaghe del mondo islamico. Oggi il fellone nemico dell'Umma islamica sono i responsabili dei centri delle prepotenze e dei poteri egemonici e aggressori che vedono nel risveglio islamico una grande minaccia per i propri interessi illeciti e per il loro dominio oppressore sul mondo islamico. Tutte le nazioni musulmane guidate dai politici, religiosi, intellettuali e leader nazionali devono unirsi più compatti che mai per far fronte a questo nemico aggressore. Devono unire tutti gli elementi del potere e rendere potente in una maniera appropriata l'Umma islamica. La conoscenza ed il sapere; il provvedimento e la vigilanza; la fiducia e la speranza nella promessa divina; la rinuncia ai bassi e spregievoli desideri per poter guadagnare la soddisfazione divina ed adempiere ai doveri sono degli elementi che rendono potente l'Umma islamica e la conducono verso dignità, indipendenza e progresso materiale e spirituale. E così si sconfiggeranno le brame e l'egemonia del nemico. La compassione tra i credenti è il secondo principio e un altro segno della situazione ideale dell'Umma islamica. La secessione e l'ostilità tra l'Umma islamica è una pericolosa malattia che va curata con tutte le forze. Sin dai tempi lontani i nostri nemici fecero sforzi illimitati in questo campo e oggi intimoriti dal risveglio islamico, hanno intensificato i loro sforzi. Tutto quel che dicono coloro che hanno nel cuore il bene dell'Umma è che le differenze non devono trasformarsi nelle divergenze e la diversità non deve prendere le forme dell'ostilità.Quest'anno è stato nominato dal popolo iraniano "anno per la solidarietà islamica". Questa scelta è dovuta alla consapevolezza su intrighi rafforzati dei nemici che miravano a creare scissioni tra i fratelli. I suddetti complotti hanno avuto degli effetti nefausti su Palestina, Libano, Iraq, Pakistan e Afghanistan; scongiurare le guerre fratricide nelle terre islamiche lasciando dietro di sè una scia di sangue. Ma in tutti questi amari e tragici eventi si intravedevano i segni di un complotto e gli occhi astuti hanno rintracciato la mano del nemico. L'ordine di essere "compassionevoli fra voi" riportato nel Corano sta per significare sradicare tutte queste ostilità. In questi grandiosi giorni di Hajj, vedete musulmani provenienti da ogni parte del mondo, fedeli appartenenti a diverse confessioni dell'islam che girano attorno a una "Casa" assolvendo la preghiera verso la Ka'aba, lapidando tutti insieme il simbolo del Satana, e che si comportano tutti allo stesso modo nel sacrificare i bassi desideri dell'uomo, e poi nell'appuntamento a Arafat e Mashàr si dichiarano umili nel cospetto di Dio. E le confessioni islamiche sono ugualmente vicine tra di esse nella maggiorparte di principali compiti, ordini e credo. Quindi perchè nonostante tutto ciò, i pregiudizi e il fanatismo dovessero creare divergenze tra di esse (confessioni islamiche, ndr) e che il nemico traditore potesse soffiare ulteriormente su questo fuoco devastante. Oggi, certe persone avventate e ignoranti, ricorrendo a futili pretesti, considerano pagani numerosi musulmani e quindi "Mobah" ( lecito) versare il loro sangue. Questa gente, consapevole o meno, è al servizio di politeismo, paganismo e imperialismo. E poi ci sarebbero, addirittura, quelli che considerano un atto di politeismo e paganismo il rispetto per la moschea del supremo profeta che la pace di Dio sia su di lui e sulla sua pura famiglia il che è in realtà come il rispetto per la religione e per la fede religiosa, ma loro stessi si mettono al servizio della corte di pagani e tiranni aiutando i nefausti scopi di quest'ultimi. I veri pensatori, intellettuali impegnati e governatori onesti devono affrontare tali fenomeni pericolosi. L'unità e la solidarietà islamiche, oggi, è un assoluto dovere il cui sentiero pratico potrebbe essere perecorso con la collaborazione di saggi e fedeli. Questi due pilastri della dignità e cioè, da una parte affrontare con determinazione l'imperialismo e dall'altra misericordia, solidarietà e frattellanza tra i musulmani, una volta accompagnati dal terzo pilastro ossia quello di umiltà e servitù dinnanzi a Dio, potranno fare sì che la ummah islamica continui la stessa strada che portò già al culmine di grandezza e dignità i primi musulmani e che i popoli musulmani si salvino dalla umiliante arretratezza impostagli negli ultimi secoli. È già sorta la prima luce di questo grande percorso e l'ondata del risveglio si è mossa quasi in tutte le parti del mondo islamico. I Media e le propagande del nemico ed i suoi complici mirano ad attribuire a Iran o Sciismo ogni movimento di liberazione e giustizia in ogni parte del mondo islamico e a considerare l'Iran islamico che è il primo vittorioso alfiere del risveglio islamico, il responsabile di colpi che essi ricevono nel campo di politica o cultura dalla solerzia dei paesi musulmani. Essi accusano di iranismo e sciismo la grande vittoria senza precedenti di Hezb'Allah durante la guerra di 33 giorni, la resistenza intelligente del popolo iraqeno che portò a istituzione di parlamento un governo, non voluto dagli occupatori, la tolleranza e la resistenza del governo legittimo palestinese e il suo fedele popolo e anche molti versetti della rinascita dell'Islam nei paesi musulmani affinchè creino difficoltà al sostegno unanime al mondo islamico. Ma tale inganno non potrà superare la tradizione divina che è quella di vittoria dei mujahidin i quali lottano sul sentiero divino e di coloro che aiutano la religione di Dio. Il futuro è della Ummah islamica e ognuno di noi potrà, per conto proprio, avvicinare quel futuro, contribuendo secondo le proprie capacità e responsabilità. Il Hajj ( pellegrinaggio alla Mecca) è una grande occasione per tutti voi pellegrini affinchè possiate preparasi, ancor più di prima, per sdebitarsi con questo dovere. Si auspica che il favore divino e la preghiera dell'Imam Mahdi che Dio affretti la sua apparizione, possano aiutarvi nel raggiungere questo grande obiettivo.
La pace e la benedizione di Allah sia su di voi
Al Seyyed Al Hosseini Al Khamenei
Il 4 Dhul-Hijjah del 1428Il 24 Azar del 1386

24 dic 2008

Babbo Natale non c'è spazio a Sarajevo

Babbo Natale, a Sarajevo è vietato
"Non è islamico, non entri negli asili"
Niente Babbo Natale per i piccoli bosniaci. A Sarajevo, un'ordinanza ha messo "fuori legge" Santa Claus, con relativa slitta e senne al seguito: non potrà entrare nelle scuole materne della città perché, sostiene la direttrice dei 24 istituti Arzija Mahmutovic, non fa parte della tradizione islamica. Preoccupazione dell'Osce (l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): c'è il rischio di una politicizzazione dell'educazione.
Alla notizia, già circolata nelle ultime settimane e confermata nell'imminenza delle festività, dedica spazio il britannico "The Observer". Secondo la Mahmutovic, Babbo Natale - definito in passato una "creazione comunista" dal defunto pater patrie Alija Izetbegovic - non ha nulla a che fare con la tradizione bosniaca e islamica. Da qui la bella pensata di "abolirlo", alla faccia della convivenza interreligiosa ed interetnica nella regione. La capitale bosniaca, oggi, è una città praticamente monoetnica e monoconfessionale: è abitata essenzialmente da bosniaco-musulmani. Prima della dissoluzione dell'ex Jugoslavia, era invece la città simbolo della convivenza balcanica. La messa al bando di Santa Claus pone l'ennesima pietra su tutto questo, con l'aggravante di coinvolgere i bambini in una festa che vorrebbe celebrare la pace fra i popoli. A questo si aggiunge un'altra situazione emblematica che, nella città bosniaca, interesserà la formazione dei più piccoli: Sarajevo sta pensando di introdurre corsi di religione islamica nelle scuole materne. Questo ulteriore segnale non è sfuggito agli osservatori internazionali, che denunciano il rischio di andare verso una progressiva radicalizzazione dell'Islam a livello regionale.

9 dic 2008

ISLAM IN BOSNIA ED HERZEGOVINA