In Italia le donne si considerano liberate e nella speranza di "carriera" sono costrette a intrattenere un vecchio che se non fosse ricco e potente non degnerebbero neanche di uno sguardo. In Iran, un paese considerato da noi, "civilissimi" europei, arretrato ed incivile é in atto una lotta per la libertá ed una giovane donna muore in strada lottando insieme ai suoi compagni maschi.
Che c...o sappiamo della realtá di queste persone?
NULLA. Cosa significa per le donne italiane l'emancipazione? Mi piacerebbe chiederlo a quelle poverette che come le "ragazze di silvio" sono costrette a vendersi a vecchi sporcaccioni. mi fanno veramente molta pena.
anna
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29 giu 2009
Cosa significa per le donne italiane l'emancipazione?
18 mag 2009
Dizionario Arabo/Italiano...
E imparare prima l'italiano?
fonte:
http://salamelik.blogspot.com
18 apr 2009
I DIECI "COMANDAMENTI"........
Prima di leggere il testo dei dieci comandamenti riportati nella Sacra Bibbia, occorre precisare alcune cose molto importanti.
Dalla Bibbia, sappiamo che l'osservanza dei comandamenti di Dio è un dovere di tutti i credenti, e che tramite la loro osservanza ci si fa un tesoro nel cielo. Questo tesoro, però, non è la vita eterna, perché essa è il DONO di Dio. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l'osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo.
Per fare un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall'inferno, mentre dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo lavorato al bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio.
Ripetiamo però che la salvezza dell'anima è PER GRAZIA, e non possiamo in alcun modo ottenerla per meriti personali o attraverso il battesimo, la preghiera, le elemosine, ecc.
La Bibbia dichiara: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8).
"L'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù" (Galati 2:16).
Siamo dunque stati salvati solo per fede, per seguire il Signore, e "per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Efesini 2:10).
Uno sguardo ai dieci comandamenti riportati nel catechismo cattolico .
Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due "pezzi", per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via.
Vediamo ora i "dieci" comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti).
Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste *.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d'altri.
10. Non desiderare la roba d'altri.
[ * Nota sul terzo comandamento - La Bibbia non dice "le feste", ma "il giorno del riposo", "il settimo", ossia la nostra domenica ]
Ora vediamo i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio.
Esodo 20:2-17:
1) "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.
2) Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.
4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa' tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo.
5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.
6) Non uccidere.
7) Non commettere adulterio.
8) Non rubare.
9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
10) Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo"
Potete dunque vedere da voi la differenza. Vi chiederete per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti, e ha cancellato il secondo. Alcuni sacerdoti cattolici si giustificano dicendo che il secondo comandamento era solo per gli Ebrei (il che non è vero, poiché insieme agli altri nove comandamenti, dati anch'essi agli Ebrei, esso è Parola di Dio ed è un comando rivolto a tutti gli uomini senza distinzioni, e inoltre Dio condanna severamente qualunque aggiunta o cancellazione alla Sua Parola).
Un altro sacerdote ha risposto che in realtà, alcuni fanno una divisione tra il primo e il secondo comandamento, e però uniscono il nono e il decimo, mentre altri uniscono il primo e il secondo, e separano il nono e il decimo. Naturalmente una tale risposta è un'offesa anche al meno istruito degli esseri umani.
Un altro ancora, negando apertamente la realtà, è arrivato ad affermare che la Chiesa Cattolica non ha cambiato i comandamenti, ma che siamo noi che non sappiamo leggere.
Al di là dei sofismi e dei giri di parole, la realtà dei fatti è che se non avesse tolto il secondo comandamento, la Chiesa Cattolica non avrebbe potuto più riempire le chiese e i santuari di statue ed immagini della "madonna" e dei cosiddetti santi, insegnando i fedeli a venerarle, il che è idolatria (Dio condanna sia l'adorazione - "non li servire" - che la venerazione - "non ti prostrerai davanti a loro" - di vivi, morti, oggetti e immagini. La Scrittura dice: "A Lui solo rendi il tuo culto").
Come avrebbero potuto giustificare una tale trasgressione del secondo comandamento? Così, "hanno tolto la legge, e il reato non c'è più".
In Deuteronomio 4:2, Dio avverte: "Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo".
Cari amici, come avete potuto constatare, le differenze tra la Sacra Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono di vitale importanza. Le manomissioni degli insegnamenti delle Sacre Scritture (Sacra Bibbia) sono inammissibili per Dio.
Noi non vi chiediamo di chiudere gli occhi e farvi guidare da altre persone. Ciò che vi chiediamo, è di leggere la Bibbia, e soprattutto il Nuovo Testamento, il quale ci presenta il piano di salvezza per la nostra anima, secondo il sacrificio di Cristo sulla croce.
Dalla Bibbia, sappiamo che l'osservanza dei comandamenti di Dio è un dovere di tutti i credenti, e che tramite la loro osservanza ci si fa un tesoro nel cielo. Questo tesoro, però, non è la vita eterna, perché essa è il DONO di Dio. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l'osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo.
Per fare un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall'inferno, mentre dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo lavorato al bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio.
Ripetiamo però che la salvezza dell'anima è PER GRAZIA, e non possiamo in alcun modo ottenerla per meriti personali o attraverso il battesimo, la preghiera, le elemosine, ecc.
La Bibbia dichiara: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8).
"L'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù" (Galati 2:16).
Siamo dunque stati salvati solo per fede, per seguire il Signore, e "per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Efesini 2:10).
Uno sguardo ai dieci comandamenti riportati nel catechismo cattolico .
Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due "pezzi", per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via.
Vediamo ora i "dieci" comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti).
Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste *.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d'altri.
10. Non desiderare la roba d'altri.
[ * Nota sul terzo comandamento - La Bibbia non dice "le feste", ma "il giorno del riposo", "il settimo", ossia la nostra domenica ]
Ora vediamo i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio.
Esodo 20:2-17:
1) "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.
2) Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.
4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa' tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo.
5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.
6) Non uccidere.
7) Non commettere adulterio.
8) Non rubare.
9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
10) Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo"
Potete dunque vedere da voi la differenza. Vi chiederete per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti, e ha cancellato il secondo. Alcuni sacerdoti cattolici si giustificano dicendo che il secondo comandamento era solo per gli Ebrei (il che non è vero, poiché insieme agli altri nove comandamenti, dati anch'essi agli Ebrei, esso è Parola di Dio ed è un comando rivolto a tutti gli uomini senza distinzioni, e inoltre Dio condanna severamente qualunque aggiunta o cancellazione alla Sua Parola).
Un altro sacerdote ha risposto che in realtà, alcuni fanno una divisione tra il primo e il secondo comandamento, e però uniscono il nono e il decimo, mentre altri uniscono il primo e il secondo, e separano il nono e il decimo. Naturalmente una tale risposta è un'offesa anche al meno istruito degli esseri umani.
Un altro ancora, negando apertamente la realtà, è arrivato ad affermare che la Chiesa Cattolica non ha cambiato i comandamenti, ma che siamo noi che non sappiamo leggere.
Al di là dei sofismi e dei giri di parole, la realtà dei fatti è che se non avesse tolto il secondo comandamento, la Chiesa Cattolica non avrebbe potuto più riempire le chiese e i santuari di statue ed immagini della "madonna" e dei cosiddetti santi, insegnando i fedeli a venerarle, il che è idolatria (Dio condanna sia l'adorazione - "non li servire" - che la venerazione - "non ti prostrerai davanti a loro" - di vivi, morti, oggetti e immagini. La Scrittura dice: "A Lui solo rendi il tuo culto").
Come avrebbero potuto giustificare una tale trasgressione del secondo comandamento? Così, "hanno tolto la legge, e il reato non c'è più".
In Deuteronomio 4:2, Dio avverte: "Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo".
Cari amici, come avete potuto constatare, le differenze tra la Sacra Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono di vitale importanza. Le manomissioni degli insegnamenti delle Sacre Scritture (Sacra Bibbia) sono inammissibili per Dio.
Noi non vi chiediamo di chiudere gli occhi e farvi guidare da altre persone. Ciò che vi chiediamo, è di leggere la Bibbia, e soprattutto il Nuovo Testamento, il quale ci presenta il piano di salvezza per la nostra anima, secondo il sacrificio di Cristo sulla croce.
16 apr 2009
IL VELO COME SIMBOLO DEL FEMMINISMO ISLAMICO
IL VELO COME SIMBOLO DEL FEMMINISMO ISLAMICO.
di Irene Aaminh Ricotta.
Premessa.
Questo articolo è il testo del discorso tenuto l’8 Marzo nelle sedi dell’Associazione Culturale Marocchina di Padova alla presenza del Consigliere Comunale Giulia Beltrame che insieme all’assessore per le Politiche sull’Immigrazione Chiara Ruffini è in prima linea nel dialogo con le diverse comunità etniche e religiose di Padova al fine di raggiungere insieme una pacifica coabitazione basata sulla conoscenza e il rispetto reciproco.
Il titolo è anche una risposta al libro recentemente pubblicato da Giuliana Sgrena che dimostra una totale superficialità come altri nomi noti che l' hanno preceduta e che l' affiancano tuttora.
Il tutto ha del paradossale dal momento che tante donne musulmane che portano il velo sono andate a spiegare più e più volte, su vari siti compaiono più e più spiegazioni mentre i vari Allam I e II, la Sbai, si sprecano in elucubrazioni mentali vacue che lasciano il tempo che trovano ma che vengono valorizzate dal fatto che si tratta di arabi musulmani, la Santanché donna di “fede” che vuole impedire che si insegni il Corano a scuola (ma chi lo ha chiesto) ci sono i centri culturali che organizzano spesso ottimi corsi di religione,
Per l’Islâm è molto importante anche la vita familiare per l’apprendimento della religione.
Il velo è un falso problema e nasconde la grande paura di un maturo confronto con l’altro!
Articolo.
Il velo delle donne musulmane nell’immaginario collettivo è oggi giorno divenuto il simbolo di una forma repressiva e oppressiva nei confronti della libertà delle donne che appartengono alla religione islamica e in particolare quelle provenienti dai paesi arabi o asiatici a maggioranza musulmana.
Quasi sempre si associa all’idea del velo anche quella di clausura e quindi di assenza da parte della donna di una reale partecipazione alla vita sociale o peggio ancora alla vita reale tout-court.
Secondo il Corano e la Sunnah, cioè la consuetudine Profetica*1 il velo è un obbligo per la credente che voglia adempiere correttamente gli insegnamenti della propria sreligione.
Suratu anzalnaha ua faradnaha recita l’incipit della Suratu’n-Nûr questa espressione indica che va considerato un diretto obbligo divino ogni genere di normativa contenuta nella surah.
Naturalmente ridurre il tutto ad un mero obbligo è fuorviante e priva l’oggetto in questione, cioè il velo, di tutto il suo valore materiale e spirituale all’interno del paradigma islamico.
Diversi sono i versetti che menzionano la copertura della donna e altrettanto diversi sono i significati veicolati da ciascun versetto ma importante è il valore che essi trasmettono e ancor più importante è che questo valore venga compreso non solo all’interno ma anche all’esterno della società musulmana.
La prima occorrenza della parola hijâb nel Corano è nel versetto 17 della Suratu Mariam* XIX del Corano: “ E ricorda Maria nella Scrittura quando si appartò dalla sua gente in luogo ad Oriente. E si avvolse in un velo (hijâb) per proteggersi da loro. […]”
Qui si parla del più alto simbolo di devozione e di spiritualità islamica, Maria Madre di Gesù la quale adotta un velo per proteggersi, per proteggere la propria sacralità e la propria intima spiritualità.
Poi ci sono i versetti 30 e 31 e 60 della Suratu’n-Nûr: 30” E dì ai credenti di abbassare i loro sguardi e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce il loro operare.”
31:”E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi e di non mostrare dei loro ornamenti se non ciò che appare; e di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro figli, ai loro fratelli ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi eunuchi, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nescoste delle donne. E non battano i piedi, sì da non mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah, tutti quanti o credenti, affinché possiate prosperare.[…]
La “circostanza della rivelazione” (sabab an-nuzûl) è legata ad una tradizione profetica riferita da °Ali Ibn Abî Tâlib: che sosteneva che: “Un uomo camminava in una delle tante strade di Medina per raggiungere il Profeta* ad un certo punto incontrò una donna e iniziarono a guardarsi intensamente Satana li tentò facendo in modo che si intensificassero ancor più gli sguardi per la loro vanità.
L’uomo però camminava quasi attaccato al muro fintanto che andò a sbattere e si ruppe il naso.
E disse: “ giuro su Allah che non mi ripulirò del sangue finchè non sarò giunto presso il Profeta* .
Non appenda si trovò dinanzi al Profeta gli raccontò la sua storia e il Profeta* rispose:” questo è stato il castigo di Allah” così venne rivelato il versetto “Dì ai credenti di abbassare i loro sguardi”!
Questo versetto venne ispirato dalla circostanza in cui Asma’ bint Mirthad che esse facevano tintinnare allorché danzavano; Asma’ rimase profondamente turbata dall’accaduto, a seguito di ciò dunque venne rivelato questo versetto.
Diversi sapienti sostengono che quell’ “eccetto ciò che appare” debba intendersi con i vestiti il volto e le mani.
A sostegno di ciò è prova un altro hadîth del Profeta*contentuto nella raccolta di Abû Daûd, e riferito dalla madre dei credenti °Ai’sha: ”Asma’ bint Abû Bakr entrò presso il Profeta* con degli abiti trasparenti. Allora rivoltosi a lei Il Profeta* disse:” O Asma’, quando la figlia diventerà pubere è bene che si vedano di lei solo questi. (Indicò il volto e le mani.)
Questa normativa inerente il velo ha molteplici significati.
Innanzitutto ha lo scopo di mantenere la purezza come sostiene il Profeta* in questo hadîth riportato Zaîd Ibn Talha ( Mâlik e Ibn Mâja) :”Ogni religione è caratterizzata da una qualità morale: la qualità morale dell’Islâm è la purezza”.
Tale purezza la si preserva attraverso la sconfitta delle passioni e delle pulsioni, in particolar modo quella sessuale che impedisce all’uomo di vedere la donna come essere dotato di intelletto e di spiritualità riducendolo a pura merce di consumo.
Tale in un certo senso era stata anche la posizione di Simone De Beauvoir, la madre del femminismo occidentale la quale vestiva con ampie gonne lunghe e maglie a collo alto e proteggeva i suoi capelli con un turbante, costei pur adottano una modalità di abbigliamento affine a quella delle donne musulmane non comprese mai il valore e l’importanza del velo, come le sue epigoni in tanta parte dell’Occidente.
La lingua araba ha la caratteristica che ogni termine ha al contempo valore materiale e spirituale, significato concreto e astratto e il velo indica anche, metaforicamente, la deferenza e il rispetto anche nel parlare che deve esserci tra uomo e donna proprio per preservare quella purezza che fa parte della nostra natura originaria.
Un altro significato legato al precedente è proprio quello di fare in modo che la donna possa liberamente circolare senza essere oggetto di molestie e vivere la propria vita non appartata dalla società ma facendone parte e contribuendo in maniera significativa alla sua costituzione e costruzione armoniosa.
A tal proposito è bene ricordare che al tempo del Profeta* e durante il primo millennio dell’Islâm, quando ancora la parola sharî°a aveva un valore e non era una bandiera dietro la quale alcuni governi corrotti si celano per legittimare le loro nefandezze insozzandone il significato, la donna libera, commerciante, mecenate, la studiosa, la maestra spirituale, si distinguevano dalle schiave o dalle domestiche proprio per il fatto che esse indossavano il velo mentre le schiave non lo utilizzavano.
In questo modo il velo è la manifestazione concreta e visibile della libertà della donna di fare parte della vita sociale insieme agli uomini.
Quindi il velo assunse fin dall’inizio valore come simbolo della libertà e della dignità della donna.
E in tale accezione le donne religiose e devote lo vivono e lo sentono.
Oggi la pratica della schiavitù è scomparsa presso le società e i paesi islamici ma non scompare il valore di libertà sociale e dignità veicolato proprio dal velo.
A questo punto viene spontaneo citare il versetto 59 della Suratu’Ahzâb:”O Profeta* dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro mantelli (jallabihinna) così da essere riconosciute e da non essere molestate.
Dalle occorrenze nel Corano e dalla Sunnah possiamo ricavare che il velo è un indumento la cui importanza ha un enorme valore sul piano etico e ancor più su quello spirituale, poiché ad esso sono legate concettualmente le idee di purezza, intimità, sacralità e rivelazione.
La donna è protetta dal velo contro le molestie e gli sguardi lascivi di chi ne vorrebbe fare un mero instrumentum libidinis ad esclusivo beneficio dell’uomo e a detrimento della indole intellettuale e spirituale della donna.
Il velo è una protezione spirituale contro la tentazione alla vanità e alla superbia e quindi la donna protegge se stessa da impulsi che nel quadro della Weltanshaung islamica sono considerati autolesivi per la psiche umana.
Il velo è il simbolo della madre del Messia, Maria emblema assoluto della dedizione religiosa, della spiritualità, della femminilità come ricettacolo della Misericordia Divina, non per nulla le rappresentazioni iconiche cristiane della Vergine sono caratterizzate dalla presenza del velo a sottolineare la sacralità della sua figura e funzione di madre spirituale dei credetni di donna colta e saggia in materia religiosa di colei la cui purezza e devozione hanno mosso la Misericordia divina al punto da farne la Reegina del Paradiso.
Il velo diventa così strumento per riavvicinare alla comprensione e all’armonia per intrprendere una delle strade che conducono alla conoscenza reciproca come recita il Corano Suratu’l-hujurât, v.13: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda.
Presso Allah il più nobile di voi è colui che più Lo teme.”; conoscenza che deve portare al riconoscimento del Principio Unico Trascendente identico in tutte tradizioni religiose.
La donna come ricettacolo della creazione va protetta e salvaguardata ed ecco che si comprendono tutti i significati del velo.
Infine il velo è legato al significato della rivelazione poiché nella Suratu’sh-Shûrã v. 51: “Non è dato all’uomo che Allah gli parli se non per ispirazione o da dietro un velo (hijâb) o inviando un messaggero ( Gabriele) che gli riveli con il suo permesso, quel che Egli vuole . Egli è Altissimo e Saggio.
Ancora una volta il velo simbolo del sacro della rivelazione sacra di tutto ciò che viene rivelato simbolicamente perché il messaggio possa venire accolto da tutti ma compreso fino n fondo solo da coloro che sapranno andare al di là di quel velo e sapranno proteggerne la sacralità.
Per questo motivo ogni tentativo occidentale e non, viene percepito come una forma di rifuto e di oppressione nei confronti di tutte le donna musulmane, un tentativo di spersonalizzazione e di appiattimento ad un modello unico di rappresentazione iconica e ideologica della donna, come è avvenuto con le leggi laiciste francesi che sembrano un calco delle leggi cattoliche emanate da Ferdinando D’Aragona nella Spagna dell’Inquisizione e della Reconquista grazie all’opera di Tomas de Torquemada (doveva stanare moriscos e cristianos nuevos che avevano aderito al cattolicesimo, religione di Stato, solo formalmente mentre segretamente continuavano a praticare i propri culti); tra i primi provvedimenti vi fu quello di far togliere il velo delle musulmane.
Allora per Ferdinando D’Aragona il cattolicesimo, come oggi il laicismo spinto, fu uno strumento di controllo della popolazione perché è divenuta troppo complicata la gestione di una società autenticamente plurale e pluralista.
Tale esempio volutamente forte vorrebbe essere metafora della frustrazione in cui la donna musulmana versa a causa delle strumentalizzazioni mediatiche legate a ciò che non è simbolo religioso ma che è la base della propria identità umana ancor prima che religiosa.
Tuttavia nessuno può imporre ad una donna di indossare il velo se questa non ne comprende il valore e quindi lo rifiuta e non dovrebbe essere lecito imporre ad una donna che lo porta di toglierlo solamente perché esso è un tratto distintivo così com’è avvenuto in Francia, o fino a qualche tempo fa in Turchia o in Tunisia dove un “laicismo” spinto e quindi un “ismo” che nega le ragioni storiche della laicità, intesa come salvaguardia e tutela di tutte le identità religiose e culturali all’interno di una nazione, soffoca il diritto delle donne di esprimere se stesse con un abbigliamento pudico.
Un forma di discriminazione mal celata perché inculcare un “falso diritto” con la forza ha finito per conculcare, anche in paesi come l’Italia dove la Costituzione e le leggi tutelano la libera scelta di portare il velo, diritti fondamentali come il diritto al lavoro o peggio come in Francia il diritto ad una istruzione pubblica scavalcando la Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo.
Le norme poi espresse dallo Stato Italiano sono decisamente a favore della conservazione del velo anche nelle foto dei documenti, sia carte di identità che passaporti, come emerge dall’articolo 289 del testo unico della pubblica sicurezza emanato nel 1995 che, di fatto vieta unicamente quelle forme di velo che impediscono di identificare la persona, come il burqa, il niqab, il purdah che coprono interamente il volto delle donne e ne impediscono l’identificazione causando problemi per la sicurezza.
In realtà come spiegano le tradizioni shariatiche esso non è giustificato religiosamente.
Esaminiamo a tal proposito quanto dice il Corano al versetto 53 della Suratu’l-Ahzâb: “O credenti non entrete in casa del Profeta* se non quando siete invitati a pranzo e non arrivate troppo presto sì che dobbiate attendere. Però quando siete chiamati entrate pure. Quando avrete finito di pranzare ritiratevi e non soffermatevi troppo in conversazione. Tale comportamento addolora il Profeta troppo imbarazzato per chiedervi di andarvene. Ma Allah non prova imbarazzo nella verità. E quando interrogate le mogli del Profeta interrogatele da dietro una cortina ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro cuori. Importunare il Messaggero di Allan non è corretto. Nessuno di voi potrà sposare le mogli del Profeta dopo la sua morte. Allah lo considera un peccato enorme.
In questo versetto il sostantivo hijâb indica una cortina, un vero e proprio separè una norma applicata solo ed esclusivamente alle mogli del Profeta come si evince con estrema chiarezza dal testo coranico e come spiegano gli ahâdîth profetici ad esso collegati.
Questi precetti vennero rivelati a seguito di un suggerimento dato da °Umar Ibn al-Khattâb.
°Ai’sha riferì che °Umar avesse suggerito al Profeta* di limitare l’apparizione in Pubblico delle Madri dei Credenti, per dare risalto al loro status particolare e quindi distinguerle dalle comuni credenti, facendo in modo che restassero appartate nei loro appartamenti e uscissero solo in caso di necessità.Inizialmente il Profeta* non prestò soverchia attenzione a quel suggerimento ma in seguito vennero rivelati questi versetti che miravano a sancire la particolare normativa e i particolari accorgimenti che dovevano riferirirsi alle Madri dei Credenti.
Si racconta quindi che °Umar disse:”Tanto i timorati quanto i perversi frequentano la tua dimora e vedono le tue mogli.
Che ne pensi di ordinare loro di coprirsi integralmente?”.
In un certo senso tali versetti vengono considerati rivelati a seguito di questa richiesta operata da °Umar preoccupato di preservare lo status particolare della famiglia dell’Inviato* di Allah.
Si impone quindi la necessità di fare in modo che la classe politica comprenda l’esigenza profondamente avvertita dalle donne musulmane di fare rispettare le norme giuridiche e costituzionali che proteggono le donne velate dagli abusi legali o amministrativi compiuti da coloro che non recepiscono la normativa dello stato affinché le donne musulmane possano entrare a pieno diritto nel progetto sociale di integrazione con la loro presenza nei luoghi di lavoro senza temere ritorsioni a casua del loro abbigliamento.
Le donne velate chiedono che la classe politica sostenga i loro diritti che, ripetiamo, ci sono già ma non sono stati recepiti dalle amministrazioni e che durante le trasmissioni dedicate alle questioni che tanto interesse sucitano legate al mondo femminile islamico, vengano convocate le donne soprattutto quelle sufficientemente esperte in materia di sharî°a per offrire delle risposte serie alle esternazioni sensazionalistiche e decisamente in malafede di certe figure emerse agli onori della cronaca negli ultimi anni.
Esistono degli enti anche privati che intendono lavorare per creare delle forme di coabitazione intelligente e matura, sono rapporti da coltivare e da incoraggiare anche attraverso delle campagne di informazione.
Noi non pretendiamo di imporre le nostre regole chiediamo solo il rispetto delle nostro pudore poiché portare un velo non significa essere incapaci di lavorare o di costruire una società migliore significa soltanto scegliere un abbigliamento diverso e tale scelta non può e deve essere motivo di discriminazione o peggio di emarginazione.
Purtroppo il frutto della campagna mass-mediatica è stato quello di fare in modo che parecchi pregiudizi, sebbene non attecchissero in alcuni stati a livello istituzionale, fossero tuttavia fomentati al punto da condizionare il mercato del lavoro escludendo di fatto una enorme fetta della società femminile musulmana dalla possibilità di entrarvi, quella stessa società che i media occidentali hanno costantemente dichiarato di voler emancipare.
Vorremmo che una volta per tutte venissero sciolte tutte le ambiguità che rendono incomprensibile e a volte insolubile la questione dell’integrazione delle donne musulmane.
Molte delle quali pur avendo lauree, master o altri titoli di studio superiori non trovano realizzazione prefessionale o nella migliore delle ipotesi devono compiere sforzi enormi, per far crollare i castelli di pregiudizi, dimostrare il loro valore nonchè le loro competenze professionali e la loro volontà di costruire hic et nunc una società plurale e pluralista.
Ci auguriamo che queste continue gocce del nostro lavoro riescano primo poi a scavare le rocce delle discriminazioni.
di Irene Aaminh Ricotta.
Premessa.
Questo articolo è il testo del discorso tenuto l’8 Marzo nelle sedi dell’Associazione Culturale Marocchina di Padova alla presenza del Consigliere Comunale Giulia Beltrame che insieme all’assessore per le Politiche sull’Immigrazione Chiara Ruffini è in prima linea nel dialogo con le diverse comunità etniche e religiose di Padova al fine di raggiungere insieme una pacifica coabitazione basata sulla conoscenza e il rispetto reciproco.
Il titolo è anche una risposta al libro recentemente pubblicato da Giuliana Sgrena che dimostra una totale superficialità come altri nomi noti che l' hanno preceduta e che l' affiancano tuttora.
Il tutto ha del paradossale dal momento che tante donne musulmane che portano il velo sono andate a spiegare più e più volte, su vari siti compaiono più e più spiegazioni mentre i vari Allam I e II, la Sbai, si sprecano in elucubrazioni mentali vacue che lasciano il tempo che trovano ma che vengono valorizzate dal fatto che si tratta di arabi musulmani, la Santanché donna di “fede” che vuole impedire che si insegni il Corano a scuola (ma chi lo ha chiesto) ci sono i centri culturali che organizzano spesso ottimi corsi di religione,
Per l’Islâm è molto importante anche la vita familiare per l’apprendimento della religione.
Il velo è un falso problema e nasconde la grande paura di un maturo confronto con l’altro!
Articolo.
Il velo delle donne musulmane nell’immaginario collettivo è oggi giorno divenuto il simbolo di una forma repressiva e oppressiva nei confronti della libertà delle donne che appartengono alla religione islamica e in particolare quelle provenienti dai paesi arabi o asiatici a maggioranza musulmana.
Quasi sempre si associa all’idea del velo anche quella di clausura e quindi di assenza da parte della donna di una reale partecipazione alla vita sociale o peggio ancora alla vita reale tout-court.
Secondo il Corano e la Sunnah, cioè la consuetudine Profetica*1 il velo è un obbligo per la credente che voglia adempiere correttamente gli insegnamenti della propria sreligione.
Suratu anzalnaha ua faradnaha recita l’incipit della Suratu’n-Nûr questa espressione indica che va considerato un diretto obbligo divino ogni genere di normativa contenuta nella surah.
Naturalmente ridurre il tutto ad un mero obbligo è fuorviante e priva l’oggetto in questione, cioè il velo, di tutto il suo valore materiale e spirituale all’interno del paradigma islamico.
Diversi sono i versetti che menzionano la copertura della donna e altrettanto diversi sono i significati veicolati da ciascun versetto ma importante è il valore che essi trasmettono e ancor più importante è che questo valore venga compreso non solo all’interno ma anche all’esterno della società musulmana.
La prima occorrenza della parola hijâb nel Corano è nel versetto 17 della Suratu Mariam* XIX del Corano: “ E ricorda Maria nella Scrittura quando si appartò dalla sua gente in luogo ad Oriente. E si avvolse in un velo (hijâb) per proteggersi da loro. […]”
Qui si parla del più alto simbolo di devozione e di spiritualità islamica, Maria Madre di Gesù la quale adotta un velo per proteggersi, per proteggere la propria sacralità e la propria intima spiritualità.
Poi ci sono i versetti 30 e 31 e 60 della Suratu’n-Nûr: 30” E dì ai credenti di abbassare i loro sguardi e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce il loro operare.”
31:”E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi e di non mostrare dei loro ornamenti se non ciò che appare; e di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro figli, ai loro fratelli ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi eunuchi, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nescoste delle donne. E non battano i piedi, sì da non mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah, tutti quanti o credenti, affinché possiate prosperare.[…]
La “circostanza della rivelazione” (sabab an-nuzûl) è legata ad una tradizione profetica riferita da °Ali Ibn Abî Tâlib: che sosteneva che: “Un uomo camminava in una delle tante strade di Medina per raggiungere il Profeta* ad un certo punto incontrò una donna e iniziarono a guardarsi intensamente Satana li tentò facendo in modo che si intensificassero ancor più gli sguardi per la loro vanità.
L’uomo però camminava quasi attaccato al muro fintanto che andò a sbattere e si ruppe il naso.
E disse: “ giuro su Allah che non mi ripulirò del sangue finchè non sarò giunto presso il Profeta* .
Non appenda si trovò dinanzi al Profeta gli raccontò la sua storia e il Profeta* rispose:” questo è stato il castigo di Allah” così venne rivelato il versetto “Dì ai credenti di abbassare i loro sguardi”!
Questo versetto venne ispirato dalla circostanza in cui Asma’ bint Mirthad che esse facevano tintinnare allorché danzavano; Asma’ rimase profondamente turbata dall’accaduto, a seguito di ciò dunque venne rivelato questo versetto.
Diversi sapienti sostengono che quell’ “eccetto ciò che appare” debba intendersi con i vestiti il volto e le mani.
A sostegno di ciò è prova un altro hadîth del Profeta*contentuto nella raccolta di Abû Daûd, e riferito dalla madre dei credenti °Ai’sha: ”Asma’ bint Abû Bakr entrò presso il Profeta* con degli abiti trasparenti. Allora rivoltosi a lei Il Profeta* disse:” O Asma’, quando la figlia diventerà pubere è bene che si vedano di lei solo questi. (Indicò il volto e le mani.)
Questa normativa inerente il velo ha molteplici significati.
Innanzitutto ha lo scopo di mantenere la purezza come sostiene il Profeta* in questo hadîth riportato Zaîd Ibn Talha ( Mâlik e Ibn Mâja) :”Ogni religione è caratterizzata da una qualità morale: la qualità morale dell’Islâm è la purezza”.
Tale purezza la si preserva attraverso la sconfitta delle passioni e delle pulsioni, in particolar modo quella sessuale che impedisce all’uomo di vedere la donna come essere dotato di intelletto e di spiritualità riducendolo a pura merce di consumo.
Tale in un certo senso era stata anche la posizione di Simone De Beauvoir, la madre del femminismo occidentale la quale vestiva con ampie gonne lunghe e maglie a collo alto e proteggeva i suoi capelli con un turbante, costei pur adottano una modalità di abbigliamento affine a quella delle donne musulmane non comprese mai il valore e l’importanza del velo, come le sue epigoni in tanta parte dell’Occidente.
La lingua araba ha la caratteristica che ogni termine ha al contempo valore materiale e spirituale, significato concreto e astratto e il velo indica anche, metaforicamente, la deferenza e il rispetto anche nel parlare che deve esserci tra uomo e donna proprio per preservare quella purezza che fa parte della nostra natura originaria.
Un altro significato legato al precedente è proprio quello di fare in modo che la donna possa liberamente circolare senza essere oggetto di molestie e vivere la propria vita non appartata dalla società ma facendone parte e contribuendo in maniera significativa alla sua costituzione e costruzione armoniosa.
A tal proposito è bene ricordare che al tempo del Profeta* e durante il primo millennio dell’Islâm, quando ancora la parola sharî°a aveva un valore e non era una bandiera dietro la quale alcuni governi corrotti si celano per legittimare le loro nefandezze insozzandone il significato, la donna libera, commerciante, mecenate, la studiosa, la maestra spirituale, si distinguevano dalle schiave o dalle domestiche proprio per il fatto che esse indossavano il velo mentre le schiave non lo utilizzavano.
In questo modo il velo è la manifestazione concreta e visibile della libertà della donna di fare parte della vita sociale insieme agli uomini.
Quindi il velo assunse fin dall’inizio valore come simbolo della libertà e della dignità della donna.
E in tale accezione le donne religiose e devote lo vivono e lo sentono.
Oggi la pratica della schiavitù è scomparsa presso le società e i paesi islamici ma non scompare il valore di libertà sociale e dignità veicolato proprio dal velo.
A questo punto viene spontaneo citare il versetto 59 della Suratu’Ahzâb:”O Profeta* dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro mantelli (jallabihinna) così da essere riconosciute e da non essere molestate.
Dalle occorrenze nel Corano e dalla Sunnah possiamo ricavare che il velo è un indumento la cui importanza ha un enorme valore sul piano etico e ancor più su quello spirituale, poiché ad esso sono legate concettualmente le idee di purezza, intimità, sacralità e rivelazione.
La donna è protetta dal velo contro le molestie e gli sguardi lascivi di chi ne vorrebbe fare un mero instrumentum libidinis ad esclusivo beneficio dell’uomo e a detrimento della indole intellettuale e spirituale della donna.
Il velo è una protezione spirituale contro la tentazione alla vanità e alla superbia e quindi la donna protegge se stessa da impulsi che nel quadro della Weltanshaung islamica sono considerati autolesivi per la psiche umana.
Il velo è il simbolo della madre del Messia, Maria emblema assoluto della dedizione religiosa, della spiritualità, della femminilità come ricettacolo della Misericordia Divina, non per nulla le rappresentazioni iconiche cristiane della Vergine sono caratterizzate dalla presenza del velo a sottolineare la sacralità della sua figura e funzione di madre spirituale dei credetni di donna colta e saggia in materia religiosa di colei la cui purezza e devozione hanno mosso la Misericordia divina al punto da farne la Reegina del Paradiso.
Il velo diventa così strumento per riavvicinare alla comprensione e all’armonia per intrprendere una delle strade che conducono alla conoscenza reciproca come recita il Corano Suratu’l-hujurât, v.13: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda.
Presso Allah il più nobile di voi è colui che più Lo teme.”; conoscenza che deve portare al riconoscimento del Principio Unico Trascendente identico in tutte tradizioni religiose.
La donna come ricettacolo della creazione va protetta e salvaguardata ed ecco che si comprendono tutti i significati del velo.
Infine il velo è legato al significato della rivelazione poiché nella Suratu’sh-Shûrã v. 51: “Non è dato all’uomo che Allah gli parli se non per ispirazione o da dietro un velo (hijâb) o inviando un messaggero ( Gabriele) che gli riveli con il suo permesso, quel che Egli vuole . Egli è Altissimo e Saggio.
Ancora una volta il velo simbolo del sacro della rivelazione sacra di tutto ciò che viene rivelato simbolicamente perché il messaggio possa venire accolto da tutti ma compreso fino n fondo solo da coloro che sapranno andare al di là di quel velo e sapranno proteggerne la sacralità.
Per questo motivo ogni tentativo occidentale e non, viene percepito come una forma di rifuto e di oppressione nei confronti di tutte le donna musulmane, un tentativo di spersonalizzazione e di appiattimento ad un modello unico di rappresentazione iconica e ideologica della donna, come è avvenuto con le leggi laiciste francesi che sembrano un calco delle leggi cattoliche emanate da Ferdinando D’Aragona nella Spagna dell’Inquisizione e della Reconquista grazie all’opera di Tomas de Torquemada (doveva stanare moriscos e cristianos nuevos che avevano aderito al cattolicesimo, religione di Stato, solo formalmente mentre segretamente continuavano a praticare i propri culti); tra i primi provvedimenti vi fu quello di far togliere il velo delle musulmane.
Allora per Ferdinando D’Aragona il cattolicesimo, come oggi il laicismo spinto, fu uno strumento di controllo della popolazione perché è divenuta troppo complicata la gestione di una società autenticamente plurale e pluralista.
Tale esempio volutamente forte vorrebbe essere metafora della frustrazione in cui la donna musulmana versa a causa delle strumentalizzazioni mediatiche legate a ciò che non è simbolo religioso ma che è la base della propria identità umana ancor prima che religiosa.
Tuttavia nessuno può imporre ad una donna di indossare il velo se questa non ne comprende il valore e quindi lo rifiuta e non dovrebbe essere lecito imporre ad una donna che lo porta di toglierlo solamente perché esso è un tratto distintivo così com’è avvenuto in Francia, o fino a qualche tempo fa in Turchia o in Tunisia dove un “laicismo” spinto e quindi un “ismo” che nega le ragioni storiche della laicità, intesa come salvaguardia e tutela di tutte le identità religiose e culturali all’interno di una nazione, soffoca il diritto delle donne di esprimere se stesse con un abbigliamento pudico.
Un forma di discriminazione mal celata perché inculcare un “falso diritto” con la forza ha finito per conculcare, anche in paesi come l’Italia dove la Costituzione e le leggi tutelano la libera scelta di portare il velo, diritti fondamentali come il diritto al lavoro o peggio come in Francia il diritto ad una istruzione pubblica scavalcando la Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo.
Le norme poi espresse dallo Stato Italiano sono decisamente a favore della conservazione del velo anche nelle foto dei documenti, sia carte di identità che passaporti, come emerge dall’articolo 289 del testo unico della pubblica sicurezza emanato nel 1995 che, di fatto vieta unicamente quelle forme di velo che impediscono di identificare la persona, come il burqa, il niqab, il purdah che coprono interamente il volto delle donne e ne impediscono l’identificazione causando problemi per la sicurezza.
In realtà come spiegano le tradizioni shariatiche esso non è giustificato religiosamente.
Esaminiamo a tal proposito quanto dice il Corano al versetto 53 della Suratu’l-Ahzâb: “O credenti non entrete in casa del Profeta* se non quando siete invitati a pranzo e non arrivate troppo presto sì che dobbiate attendere. Però quando siete chiamati entrate pure. Quando avrete finito di pranzare ritiratevi e non soffermatevi troppo in conversazione. Tale comportamento addolora il Profeta troppo imbarazzato per chiedervi di andarvene. Ma Allah non prova imbarazzo nella verità. E quando interrogate le mogli del Profeta interrogatele da dietro una cortina ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro cuori. Importunare il Messaggero di Allan non è corretto. Nessuno di voi potrà sposare le mogli del Profeta dopo la sua morte. Allah lo considera un peccato enorme.
In questo versetto il sostantivo hijâb indica una cortina, un vero e proprio separè una norma applicata solo ed esclusivamente alle mogli del Profeta come si evince con estrema chiarezza dal testo coranico e come spiegano gli ahâdîth profetici ad esso collegati.
Questi precetti vennero rivelati a seguito di un suggerimento dato da °Umar Ibn al-Khattâb.
°Ai’sha riferì che °Umar avesse suggerito al Profeta* di limitare l’apparizione in Pubblico delle Madri dei Credenti, per dare risalto al loro status particolare e quindi distinguerle dalle comuni credenti, facendo in modo che restassero appartate nei loro appartamenti e uscissero solo in caso di necessità.Inizialmente il Profeta* non prestò soverchia attenzione a quel suggerimento ma in seguito vennero rivelati questi versetti che miravano a sancire la particolare normativa e i particolari accorgimenti che dovevano riferirirsi alle Madri dei Credenti.
Si racconta quindi che °Umar disse:”Tanto i timorati quanto i perversi frequentano la tua dimora e vedono le tue mogli.
Che ne pensi di ordinare loro di coprirsi integralmente?”.
In un certo senso tali versetti vengono considerati rivelati a seguito di questa richiesta operata da °Umar preoccupato di preservare lo status particolare della famiglia dell’Inviato* di Allah.
Si impone quindi la necessità di fare in modo che la classe politica comprenda l’esigenza profondamente avvertita dalle donne musulmane di fare rispettare le norme giuridiche e costituzionali che proteggono le donne velate dagli abusi legali o amministrativi compiuti da coloro che non recepiscono la normativa dello stato affinché le donne musulmane possano entrare a pieno diritto nel progetto sociale di integrazione con la loro presenza nei luoghi di lavoro senza temere ritorsioni a casua del loro abbigliamento.
Le donne velate chiedono che la classe politica sostenga i loro diritti che, ripetiamo, ci sono già ma non sono stati recepiti dalle amministrazioni e che durante le trasmissioni dedicate alle questioni che tanto interesse sucitano legate al mondo femminile islamico, vengano convocate le donne soprattutto quelle sufficientemente esperte in materia di sharî°a per offrire delle risposte serie alle esternazioni sensazionalistiche e decisamente in malafede di certe figure emerse agli onori della cronaca negli ultimi anni.
Esistono degli enti anche privati che intendono lavorare per creare delle forme di coabitazione intelligente e matura, sono rapporti da coltivare e da incoraggiare anche attraverso delle campagne di informazione.
Noi non pretendiamo di imporre le nostre regole chiediamo solo il rispetto delle nostro pudore poiché portare un velo non significa essere incapaci di lavorare o di costruire una società migliore significa soltanto scegliere un abbigliamento diverso e tale scelta non può e deve essere motivo di discriminazione o peggio di emarginazione.
Purtroppo il frutto della campagna mass-mediatica è stato quello di fare in modo che parecchi pregiudizi, sebbene non attecchissero in alcuni stati a livello istituzionale, fossero tuttavia fomentati al punto da condizionare il mercato del lavoro escludendo di fatto una enorme fetta della società femminile musulmana dalla possibilità di entrarvi, quella stessa società che i media occidentali hanno costantemente dichiarato di voler emancipare.
Vorremmo che una volta per tutte venissero sciolte tutte le ambiguità che rendono incomprensibile e a volte insolubile la questione dell’integrazione delle donne musulmane.
Molte delle quali pur avendo lauree, master o altri titoli di studio superiori non trovano realizzazione prefessionale o nella migliore delle ipotesi devono compiere sforzi enormi, per far crollare i castelli di pregiudizi, dimostrare il loro valore nonchè le loro competenze professionali e la loro volontà di costruire hic et nunc una società plurale e pluralista.
Ci auguriamo che queste continue gocce del nostro lavoro riescano primo poi a scavare le rocce delle discriminazioni.
11 apr 2009
POEZIA POSVECENA ZA ONE KOJI MRZE ISLAM OD STRANE PREOBRACENOG /PREOBRACENE NA ISLAM
Ovo je moja poezija posvecena svim mrziocima Islama i jasna poruka da ce Islam opstati dok ne dodje cas( hadis prenesen od Bukhari). Jer pokazalo se da je Zapad zatocenik nade i misljenja da ce se Islam jednog "lijepog dana" asimilirati i pozapadnjaciti ali to je samo iluzija i zavaravanje. Eto citajte i zabavljajte se.
Zbogom Zapade
zbogom jer ja se
ne vracam vise.
Zbogom Zapade, zbogom
tebi i tvojoj krhkoj
vjeri i civilizaciji.
Zbogom , jer moj put
je Islam, moj gospodar
je Allah a moja knjiga je K'uran.
Uvjeren si u "umjerene" muslimane
koji ti prodaju dim a obecavaju pecenje
sastavljeno od laickog Islama.
Ti "umjereni" Muslimani koji zajedno s
istorijom se poigravaju i ismijavaju s
tobom iscupavajuci iz tvoji dzepova
stotine i hiljade Eura obecavajuci ti
pecenje sastavljeno od Euro-laickog Islama,
to pecenje koje si platio i koje neces
nikad viditi ni okusiti.
Dragi Zapade, jos uvijek si prevelik
da bi bio progutan, a duhovno i
moralno oslabljen i iznemogao da bi
ukrotio islam.
E pa ako si uvjeren u Islam
Euro-Laicki onda blago tebi i tvojoj
ludosti i gluposti koja je u tebi, oko tebe
nasla plodan teren. Jos jednom Zbogom
i ostavi nas Muslimane na miru
jer nama je DOBRO OVAKO.
Zbogom Zapade
zbogom jer ja se
ne vracam vise.
Zbogom Zapade, zbogom
tebi i tvojoj krhkoj
vjeri i civilizaciji.
Zbogom , jer moj put
je Islam, moj gospodar
je Allah a moja knjiga je K'uran.
Uvjeren si u "umjerene" muslimane
koji ti prodaju dim a obecavaju pecenje
sastavljeno od laickog Islama.
Ti "umjereni" Muslimani koji zajedno s
istorijom se poigravaju i ismijavaju s
tobom iscupavajuci iz tvoji dzepova
stotine i hiljade Eura obecavajuci ti
pecenje sastavljeno od Euro-laickog Islama,
to pecenje koje si platio i koje neces
nikad viditi ni okusiti.
Dragi Zapade, jos uvijek si prevelik
da bi bio progutan, a duhovno i
moralno oslabljen i iznemogao da bi
ukrotio islam.
E pa ako si uvjeren u Islam
Euro-Laicki onda blago tebi i tvojoj
ludosti i gluposti koja je u tebi, oko tebe
nasla plodan teren. Jos jednom Zbogom
i ostavi nas Muslimane na miru
jer nama je DOBRO OVAKO.
24 dic 2008
Babbo Natale non c'è spazio a Sarajevo
Babbo Natale, a Sarajevo è vietato
"Non è islamico, non entri negli asili"
Niente Babbo Natale per i piccoli bosniaci. A Sarajevo, un'ordinanza ha messo "fuori legge" Santa Claus, con relativa slitta e senne al seguito: non potrà entrare nelle scuole materne della città perché, sostiene la direttrice dei 24 istituti Arzija Mahmutovic, non fa parte della tradizione islamica. Preoccupazione dell'Osce (l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): c'è il rischio di una politicizzazione dell'educazione.
Alla notizia, già circolata nelle ultime settimane e confermata nell'imminenza delle festività, dedica spazio il britannico "The Observer". Secondo la Mahmutovic, Babbo Natale - definito in passato una "creazione comunista" dal defunto pater patrie Alija Izetbegovic - non ha nulla a che fare con la tradizione bosniaca e islamica. Da qui la bella pensata di "abolirlo", alla faccia della convivenza interreligiosa ed interetnica nella regione. La capitale bosniaca, oggi, è una città praticamente monoetnica e monoconfessionale: è abitata essenzialmente da bosniaco-musulmani. Prima della dissoluzione dell'ex Jugoslavia, era invece la città simbolo della convivenza balcanica. La messa al bando di Santa Claus pone l'ennesima pietra su tutto questo, con l'aggravante di coinvolgere i bambini in una festa che vorrebbe celebrare la pace fra i popoli. A questo si aggiunge un'altra situazione emblematica che, nella città bosniaca, interesserà la formazione dei più piccoli: Sarajevo sta pensando di introdurre corsi di religione islamica nelle scuole materne. Questo ulteriore segnale non è sfuggito agli osservatori internazionali, che denunciano il rischio di andare verso una progressiva radicalizzazione dell'Islam a livello regionale.
"Non è islamico, non entri negli asili"
Niente Babbo Natale per i piccoli bosniaci. A Sarajevo, un'ordinanza ha messo "fuori legge" Santa Claus, con relativa slitta e senne al seguito: non potrà entrare nelle scuole materne della città perché, sostiene la direttrice dei 24 istituti Arzija Mahmutovic, non fa parte della tradizione islamica. Preoccupazione dell'Osce (l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): c'è il rischio di una politicizzazione dell'educazione.
Alla notizia, già circolata nelle ultime settimane e confermata nell'imminenza delle festività, dedica spazio il britannico "The Observer". Secondo la Mahmutovic, Babbo Natale - definito in passato una "creazione comunista" dal defunto pater patrie Alija Izetbegovic - non ha nulla a che fare con la tradizione bosniaca e islamica. Da qui la bella pensata di "abolirlo", alla faccia della convivenza interreligiosa ed interetnica nella regione. La capitale bosniaca, oggi, è una città praticamente monoetnica e monoconfessionale: è abitata essenzialmente da bosniaco-musulmani. Prima della dissoluzione dell'ex Jugoslavia, era invece la città simbolo della convivenza balcanica. La messa al bando di Santa Claus pone l'ennesima pietra su tutto questo, con l'aggravante di coinvolgere i bambini in una festa che vorrebbe celebrare la pace fra i popoli. A questo si aggiunge un'altra situazione emblematica che, nella città bosniaca, interesserà la formazione dei più piccoli: Sarajevo sta pensando di introdurre corsi di religione islamica nelle scuole materne. Questo ulteriore segnale non è sfuggito agli osservatori internazionali, che denunciano il rischio di andare verso una progressiva radicalizzazione dell'Islam a livello regionale.
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20 dic 2008
Auguri di Natale? Non ne posso più!!!
Ah il Natale...... le città si illuminano (alla faccia del risparmio energetico), ovunque vai ti giri e senti intonare canti di Natale, vedi gente con mille buste in mano che contengono pacchi pacchetti e pachettini, tutti ad affanarsi alla ricerca del regalo di natale da fare a qualcuno perchè se ti arriva improvvisamente a casa qualcuno e ti porta un regalo tu non puoi non contracambiarlo, ma che scherziamo fa una figura di ..... il 25dicembre si sta avvinando e come ogni anno tutti si vogliono più bene, tutti sono più buoni, tutti fanno buone azioni, tutti sono più gentili, tutti diventano più dolci ed anche al più feroce dei nemici agurano un Buon Natale, e guarda caso tutti si ricordano di avere una famiglia ed allora ci si deve riunire tutti attorno ad un tavolo per passare la gioia del Natale tutti insieme appasionatamente.
Ma che è una soap opera?
E noi musulmani, che in mezzo a tutta questa gente così dolce e felice, ci entiamo dire da tutti: " Auguri, vedi di passarlo bene". Ma che vuol dire, poi passalo bene, questo non l'ho capito, ma quando tu rispondi " guarda che io non festeggio" si impietriscono, sembra la catastrofe universale, ti guardano addiritura con gli occhi sbarrati e dicono "Ma come non lo festeggi? guarda che sei in Italia..., e i tuoi genitori li lasci soli il giorno di Natale?"
Quando mi dicono così,mi piacerebbe tanto avere un martello e darglielo sulla testa!
Non ho capito perstare con i miei genitori devo aspettare per forza il giorno di Natale, perchè a Natale non vanno lasciati soli, ma allora durante tutto l' anno si? ma che discorso è? Io i miei genitori li vedo anche troppe volte in una settimana eppure io sono musulmana e loro sono cristiani, loro fanno l' albero ed il presepe, noi no, ma non per questo a Natale io porto i miei bimbi a festeggiare da loro. E a proposito di bimbi subito ti dicono "Ma allora babbo Natale da voi non viene? I bambini stanno senza regali?"
Altra domanda che necessità di martello.... Ma per avere regali bisogna per forza avere Babbo Natale? Io non ho mai fatto regali ai miei bambini raccontandogli che c' è Babbo Natale che va in giro con una slitta trainata da renne e che in una sola notte gira tutto il mondo per scendere dal caminetto e consegnare i regali ai bambini, eppure i miei figli fantasia ne hanno lo stesso non è che per avere fantasia devono per forza avere i regali di Babbo Natale. Una volta ho sentito un bambino dire alla mamma " ma noi il caminetto non ce l' abbiamo, allora da noi Babbo Natale non viene? E qua casca l' asino, o in questo caso la renna, che rispondi? Sembra che non capiscano, ma i bambini capiscno molto più di quanto pensiamo...
Ah, la magia del Natale, ma che magia è se poi il giorno dopo tutti si dimenticano tutti?
Avete mai provato a fare gli auguri a una persona non musulamna durante la fine del ramadan, oppure per la festa del sacrificio? a me è capitato e sapete cosa mi hanno risposto? " Perchè gli auguri noi non festeggiamo niente, è il compleanno di qualcuno?"
E allora perchè noi dovremmo accetare gli auguri di Natale per una forma di rispetto, se quando poi tocca a noi festeggiare non veniamo rispettati?
Ogni anno poi devi spiegare alle stesse persone, che tra l'altro ti frequentano da molto tempo e sanno che orientamento religioso hai, che tu non festeggi, non vuoi regali, e che non ti va proprio di ricevere gli auguri. E loro no, non capiscono, c'è chi festeggia e chi no!
Perchè per dimostrare agli altri che si è integrati nella società, che poi intendiamoci bene che c'è da integrarsi se io sono nata qua? L' integrazione significa festeggiare il Natale, non riesco a concepire questo dover integrarsi festeggiando le loro feste! Non mi va giù, e mi da fastidio ogni anno sempre la stessa identica cosa.... uffh!
Ma che è una soap opera?
E noi musulmani, che in mezzo a tutta questa gente così dolce e felice, ci entiamo dire da tutti: " Auguri, vedi di passarlo bene". Ma che vuol dire, poi passalo bene, questo non l'ho capito, ma quando tu rispondi " guarda che io non festeggio" si impietriscono, sembra la catastrofe universale, ti guardano addiritura con gli occhi sbarrati e dicono "Ma come non lo festeggi? guarda che sei in Italia..., e i tuoi genitori li lasci soli il giorno di Natale?"
Quando mi dicono così,mi piacerebbe tanto avere un martello e darglielo sulla testa!
Non ho capito perstare con i miei genitori devo aspettare per forza il giorno di Natale, perchè a Natale non vanno lasciati soli, ma allora durante tutto l' anno si? ma che discorso è? Io i miei genitori li vedo anche troppe volte in una settimana eppure io sono musulmana e loro sono cristiani, loro fanno l' albero ed il presepe, noi no, ma non per questo a Natale io porto i miei bimbi a festeggiare da loro. E a proposito di bimbi subito ti dicono "Ma allora babbo Natale da voi non viene? I bambini stanno senza regali?"
Altra domanda che necessità di martello.... Ma per avere regali bisogna per forza avere Babbo Natale? Io non ho mai fatto regali ai miei bambini raccontandogli che c' è Babbo Natale che va in giro con una slitta trainata da renne e che in una sola notte gira tutto il mondo per scendere dal caminetto e consegnare i regali ai bambini, eppure i miei figli fantasia ne hanno lo stesso non è che per avere fantasia devono per forza avere i regali di Babbo Natale. Una volta ho sentito un bambino dire alla mamma " ma noi il caminetto non ce l' abbiamo, allora da noi Babbo Natale non viene? E qua casca l' asino, o in questo caso la renna, che rispondi? Sembra che non capiscano, ma i bambini capiscno molto più di quanto pensiamo...
Ah, la magia del Natale, ma che magia è se poi il giorno dopo tutti si dimenticano tutti?
Avete mai provato a fare gli auguri a una persona non musulamna durante la fine del ramadan, oppure per la festa del sacrificio? a me è capitato e sapete cosa mi hanno risposto? " Perchè gli auguri noi non festeggiamo niente, è il compleanno di qualcuno?"
E allora perchè noi dovremmo accetare gli auguri di Natale per una forma di rispetto, se quando poi tocca a noi festeggiare non veniamo rispettati?
Ogni anno poi devi spiegare alle stesse persone, che tra l'altro ti frequentano da molto tempo e sanno che orientamento religioso hai, che tu non festeggi, non vuoi regali, e che non ti va proprio di ricevere gli auguri. E loro no, non capiscono, c'è chi festeggia e chi no!
Perchè per dimostrare agli altri che si è integrati nella società, che poi intendiamoci bene che c'è da integrarsi se io sono nata qua? L' integrazione significa festeggiare il Natale, non riesco a concepire questo dover integrarsi festeggiando le loro feste! Non mi va giù, e mi da fastidio ogni anno sempre la stessa identica cosa.... uffh!
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16 dic 2008
SCARPE CONTRO BUSH
BAGDAD - Il giornalista iracheno che ha scagliato le sue scarpe contro il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, atto visto come un enorme insulto, è diventato improvvisamente famoso in Iraq. Il giornalista televisivo Muntazer al-Zaidi, sciita, che era già finito una volta sui giornali per essere stato rapito per breve tempo nel 2007 da un uomo armato sconosciuto, ha detto di provare rabbia nei confronti di Bush per le migliaia di iracheni morti dall'invasione nel 2003 delle forze guidate dagli Usa. L'uomo adesso rischia sette anni di carcere.IL CARCERE - Lo ha detto all'Ansa Tariq Harb, avvocato penalista ed esperto legale iracheno. «In base al codice penale iracheno, se viene riconosciuta la premeditazione dell'atto, al-Zaidi potrebbe esser condannato anche a sette anni di carcere», ha detto Harb, confermando che nella tarda serata di domenica, dopo l'accaduto, è stata subito aperta un'inchiesta dalle autorità giudiziarie di Bagdad. «Se invece il suo gesto viene considerato come una semplice aggressione, il giornalista se la caverà con un massimo di due anni di carcere o, addirittura, solo col pagamento di un'ammenda pecuniaria».ARRESTATO - Zaidi è stato arrestato lunedì dal governo iracheno, che lo accusa di aver compiuto un «"atto vandalistico». Il canale televisivo indipendente per cui lavora, al-Baghdadiya television, ha chiesto il suo rilascio, mentre manifestazioni in suo sostegno sono state organizzate anche a Sadr City a Baghdad, a Bassora, roccaforte meridionale sciita, e nella città santa di Najafa, dove alcuni dimostranti hanno lanciato scarpe contro un convoglio Usa. "«Grazie a Dio l'atto compiuto da Muntazer riempie gli iracheni d'orgoglio», ha detto a Reuters Television suo fratello, Udai al-Zaidi, chiedendo che il governo lo rilasci. «Sono sicuro che molti iracheni vorrebbero fare quello che ha fatto Muntazer. Lui diceva sempre agli orfani che avevano perso il padre che la colpa era di Bush». «CANE» - Zaidi ha urlato a Bush «questo è un addio dal popolo iracheno, cane», durante una conferenza stampa in cui il presidente degli Usa, in una visita inattesa di addio a Bagdad, stava incontrando il primo ministro Nuri al-Maliki. Il giornalista ha poi lanciato una scarpa contro Bush, costringendolo ad abbassare la testa, e poi un'altra, che gli è passata sopra ed è andata a finire contro il muro dietro di lui. Lanciare le scarpe contro qualcuno è uno dei peggiori insulti nella cultura araba. Zaidi dopo l'episodio, è stato trascinato fuori dalla stanza scalciante e urlante dalle guardie di sicurezza, e dopo un attimo di interruzione la conferenza stampa è proseguita, con le urla del giornalista che si sentivano ancora da fuori.
Questoo articolo è stato preso da il corrire.it
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14 dic 2008
Rubrica Saff: da frate all' ISLAM

Vernes Hodzic,ragazzo musulmano che si è convertito al cristianesimo e poi è ritornato all' ISLAM e ringrazia Allah per averlo salvato dall' inganno. Si era convertito al cristianesimo diventando frate, il fatto è realmente accaduto nella Bosnia centrale. Appena riesco ad avere il materiale necessario vi tradurrò l' intervista.
Che pensate care sorelle e fratelli di tutto ciò? Sperate forse che magdi Allam farà così?
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8 dic 2008
6 dic 2008
29 nov 2008
grazie del sostegno morale
Doveroso da parte mia ringraziare utte le persone che mi hanno scritto in queste ultime ore,( tutti questi complimenti mi imbarazzano). Siete tantissimi e non riesco a volte a rispondere a tutti.
Però vi devo raccontare la mia esperienza di viaggio:
il pendolino Roma-Bologna mi ha fatto male sono scesa a Bologna e alla fine sono stata male perchè soffro di pressione bassa e ho sboccato! Scusate il termine, mi sembrava di stare su una barca in pieno mare moto! Ho pensato subito:" OH Allah (swt) fammi arrivare a Trento che ho l'altra figlia da prendere non posso lasciarla sola!" E alla fine sono arrivata e a Trento ho trovato 50cm di neve sopra alla mia macchina e a mezzanotte passata stavo tirando via la neve dalla macchina per poter uscire dal parcheggio della stazione! E non è finita, vado a casa dei miei a prendere la mia piccola Aisa e mi ritrovo il parcheggio sotto casa pieno di neve, ho dovuto parcheggiare la macchina in mezzo alla strada e scendere a piedi fino dai miei, poi con la figlia per mano sono tornata indietro in mezzo alla neve, sono salita in macchina e mi sono aviata verso Martignano, il ,io paese dove abito, e lì peggioooooo, 70 cm di neve nessuno dei vicini aveva spalato la neve e quindi ho dovuto lasciare la macchina 100mt lontano da casa e farmi la strada a piedi io e mio marito un filgio in braccio a ciascuno e via nella notte tutta bianca....
Nonostante tutto questo appena arrivati abbiamo ringraziato Allah (swt) che comunque ci ha fatto arrivare a casa sani e salvi!
Ho voluto raccontarvi questo piccolo diario di viaggio perchè visto il vostro sostegno è giusto che conosciate anche questi piccoli aneddoti, anche per sdrammattizzare un pochino........
Grazie davvero a tutti ma sopratutto ad Allah (swt)!
Però vi devo raccontare la mia esperienza di viaggio:
il pendolino Roma-Bologna mi ha fatto male sono scesa a Bologna e alla fine sono stata male perchè soffro di pressione bassa e ho sboccato! Scusate il termine, mi sembrava di stare su una barca in pieno mare moto! Ho pensato subito:" OH Allah (swt) fammi arrivare a Trento che ho l'altra figlia da prendere non posso lasciarla sola!" E alla fine sono arrivata e a Trento ho trovato 50cm di neve sopra alla mia macchina e a mezzanotte passata stavo tirando via la neve dalla macchina per poter uscire dal parcheggio della stazione! E non è finita, vado a casa dei miei a prendere la mia piccola Aisa e mi ritrovo il parcheggio sotto casa pieno di neve, ho dovuto parcheggiare la macchina in mezzo alla strada e scendere a piedi fino dai miei, poi con la figlia per mano sono tornata indietro in mezzo alla neve, sono salita in macchina e mi sono aviata verso Martignano, il ,io paese dove abito, e lì peggioooooo, 70 cm di neve nessuno dei vicini aveva spalato la neve e quindi ho dovuto lasciare la macchina 100mt lontano da casa e farmi la strada a piedi io e mio marito un filgio in braccio a ciascuno e via nella notte tutta bianca....
Nonostante tutto questo appena arrivati abbiamo ringraziato Allah (swt) che comunque ci ha fatto arrivare a casa sani e salvi!
Ho voluto raccontarvi questo piccolo diario di viaggio perchè visto il vostro sostegno è giusto che conosciate anche questi piccoli aneddoti, anche per sdrammattizzare un pochino........
Grazie davvero a tutti ma sopratutto ad Allah (swt)!
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20 nov 2008
COLORIAMO IL MONDO CON L' HIJAB
Da sempre noi donne musulmane siamo state attaccate da tutti solo per il fatto di indossare il HIJAB. Agli occhi della gente il " velo " è sempre stato il simbolo dell' ISLAM. Indossarlo non è solo appartenere ad una religione, ma anche uno strumento di forza e determinazione per una coraggiosa scelta di vita e per il compiacimento di Allah (swt) e per rispetto del Nostro Creatore Allah (swt).
Ecco che il velo assume un ruolo di fondamentale importanza, quando lo si indossa, fa risaltare ancora di più la naturale e spontanea bellezza dell' essere femminile, che avvolta in splendidi e pregiatissimi veli non mostra nulla di sè ed è fiera ed orgogliosa del suo essere "donna musulmana". Attira gli sguardi della gente come s efosse una calamita e fa in modo che o nel bene o nel male comunque le persone si ricordino che quel "velo" rosso, giallo, vrede, blu, o viola, qualunque sia il suo colore non fa distinzione tra razze siano donne bianche o nere, e di qualsiaisi sia il loro colore della pelle, l' HIJAB fa ricordare l' ISLAM, la sottomissione ad Allah (swt), la pace, e ricorda che in questa vita Terrena siamo di passaggio e che alla fine il nostro compito è quello di far conoscere il messaggio di Allah (swt) una volta ritornati all' ISLAM.
Quindi sorelle mie carissime "vecchie" o "nuove" che siate non abbiate paura di colorare il mondo con il vostro HIJAb. Temete solo Allah (swt) e mostrate al mondo i vostri veli e siate orgogliose e fiere di quello che Allah (swt) vi ha fatto conoscere.
COLORATE IL MONDO DI HIJAB
"E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto........"
(Corano An-Nur, ayet 31)
Ecco che il velo assume un ruolo di fondamentale importanza, quando lo si indossa, fa risaltare ancora di più la naturale e spontanea bellezza dell' essere femminile, che avvolta in splendidi e pregiatissimi veli non mostra nulla di sè ed è fiera ed orgogliosa del suo essere "donna musulmana". Attira gli sguardi della gente come s efosse una calamita e fa in modo che o nel bene o nel male comunque le persone si ricordino che quel "velo" rosso, giallo, vrede, blu, o viola, qualunque sia il suo colore non fa distinzione tra razze siano donne bianche o nere, e di qualsiaisi sia il loro colore della pelle, l' HIJAB fa ricordare l' ISLAM, la sottomissione ad Allah (swt), la pace, e ricorda che in questa vita Terrena siamo di passaggio e che alla fine il nostro compito è quello di far conoscere il messaggio di Allah (swt) una volta ritornati all' ISLAM.
Quindi sorelle mie carissime "vecchie" o "nuove" che siate non abbiate paura di colorare il mondo con il vostro HIJAb. Temete solo Allah (swt) e mostrate al mondo i vostri veli e siate orgogliose e fiere di quello che Allah (swt) vi ha fatto conoscere.
COLORATE IL MONDO DI HIJAB
"E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto........"
(Corano An-Nur, ayet 31)
9 nov 2008
METTIAMOCI IL HIJAB
Ecco le istruzioni per indossare al meglio il hijab, in questo video sono rappresentati alcuni semplici modi per indossarlo con facilità.
Utile per chi si avvicina all' Islam e al hijab per la prima volta!
3 nov 2008
Allora? come è andata?
Selam a tutte/i allora che ne pensate del mio intervento alla trasmissione de Alle Falde del Kilimangiaro?
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