30 giu 2009

image  SOUAD SBAI QUERELATA  FINALMENTE.

image

LEGGIQUI

29 giu 2009

Cosa significa per le donne italiane l'emancipazione?

In Italia le donne si considerano liberate e nella speranza di "carriera" sono costrette a intrattenere un vecchio che se non fosse ricco e potente non degnerebbero neanche di uno sguardo. In Iran, un paese considerato da noi, "civilissimi" europei, arretrato ed incivile é in atto una lotta per la libertá ed una giovane donna muore in strada lottando insieme ai suoi compagni maschi.
Che c...o sappiamo della realtá di queste persone?
NULLA. Cosa significa per le donne italiane l'emancipazione? Mi piacerebbe chiederlo a quelle poverette che come le "ragazze di silvio" sono costrette a vendersi a vecchi sporcaccioni. mi fanno veramente molta pena.
anna

http://209.85.129.132/search?q=cache:Hb2vpWVTBPQJ:www.beppegrillo.it/2009/06/una_ragazza_di_teheran.html+LE+RAGAZZE+DI+TEHERAN+DIVENTANO+UN+MODELLO+PER+LE+DONNE+ISLAMICHE&cd=7&hl=it&ct=clnk&gl=it

26 giu 2009

22 giu 2009

La vera felicità e la pace interiore

 

Si possono trovare la vera felicità e la pace sottomettendosi ai comandi del Creatore e Sostenitore di questo mondo. Dio disse nel Corano:

In verità, i cuori si rasserenano al ricordo di Dio. (Corano, 13:28)

D'altra parte, chi non segue il Corano avrà una vita di avversità in questo mondo. Dio disse:

Chi si sottrae al mio monito, 1 avrà davvero vita miserabile e sarà resuscitato cieco nel giorno della Resurrezione. (Corano, 20:124)

Questo può spiegare perchè alcune persone commettono il suicidio quando sono in buone condizioni economiche. Ad esempio, Cat Stevens (ora Yusuf Islam), ex cantante di un gruppo pop famoso che guadagnava più di $150.000 a serata. Dopo la conversione all'Islam, egli trovò la felicità e la pace, che non aveva trovato nelle cose materiali.2

Successivo: La remissione di tutti i peccati precedenti

_____________________________

Note:

(1) cioè non crede nel Corano nè agisce ai suoi ordini. Indietro dalla nota (1)

(2) L'indirizzo attuale di Cat Stevens (Yusuf Islam), in caso di domande sulla sua conversione, è: 2 Digswell Street, London N7 8JX, Gran Bretagna. Indietro dalla nota (2)  

leggi tutto

19 giu 2009

Quell’esultanza dei giocatori egiziani…

Sono rimasto molto colpito dal modo da questa foto:
foto italia egitto
Per festeggiare il gol all’Italia i giocatori dell’Egitto si sono inchinati verso la Mecca. Il loro gesto è stato visto da decine di milioni di arabi e, verrà riproposto incessantemente, nelle prossime 24 ore, considerata l’unicità dell’impresa: hanno battuto i campioni del mondo. L’Egitto non è l’Arabia Saudita ed è uno stato tendenzialmente laico. Ma se i giocatori provano l’impulso di inginocchiarsi e pregare per ringraziare Allah (anzichè Mubarak) significa che una certa concezione dell’Islam prevale sulla visione secolare della società e dell’individuo. Questa foto farà proseliti tra i ragazzini e segnerà un’epoca. Ieri formalmente ha vinto l’Egitto, ma soprattutto ha vinto l’Islam arabo e sunnita. E questo si ripercuoterà nel rapporto con l’Occidente, sia in politica estera sia, probabilmente, sull’integrazione degli immigrati nei nostri Paesi.

C’è fermento nel mondo islamico, verso la laicità in Iran, in senso opposto nel mondo arabo sunnita. Prepariamoci, ci attendono tempi nuovi…

tratto da  leggi qui

17 giu 2009

Non musulmane contrarie alla mercificazione della donna...

Le donne che fanno la TV

Ho cercato di immaginare i volti, le espressioni dei dipendenti Rai quando la Bonino ha comunicato loro di voler restare negli studi e di occuparli da “non violenta gandhiana”: alcuni immagino saranno stati contrariati, altri avranno gioito, immagino nascostamente, nel vederla ergersi a difesa di un diritto che loro stessi avrebbero forse voluto tutelare.

Cosa pensano le donne che lavorano in Rai?

Cosa pensano le donne che lavorano in Mediaset?

Mi piacerebbe iniziare un dialogo con loro.

Penso alle autrici di molti programmi di intrattenimento che prevedono l’utilizzo di figure femminili di contorno, le grechine. So che molte figure decisive per la selezione di veline e schedine sono donne. Ho visto tra le decine di ore di tv selezionate, donne presentatrici di potere, rivolgersi senza rispetto a donne vallette più giovani.

Perché succede?

Immagino però anche autrici di programmi interessanti, giornaliste motivate e show girls con esperienza e talento, vivere con imbarazzo e presumo malessere all’interno di aziende che così poco rispetto dimostrano verso di loro e le loro simili.

E cosa pensano i loro colleghi uomini? Che sguardo corre tra di loro e le loro colleghe, quando dal monitor alle 4 del pomeriggio della domenica, osservano una donna matura che infila una ragazza procace sotto una doccia? O quando fanno la regia di una trasmissione alle 7 di sera, e inquadrano insistentemente, seni e cosce?

E noi qui fuori cosa possiamo fare? Di cosa avreste bisogno per iniziare a dire che no... quel pezzo con la ragazza sotto il tavolo non lo volete montare… che non volete più chiedere di mostrare il lato b a delle minorenni che fanno la coda la fuori da ore per un posto da valletta, che no, la logica del corpo anche per chi fa informazione non la volete accettare.

E’ importante.

Vogliamo parlarne?

leggi qui

15 giu 2009

la preghiera...

“La Preghiera è il pilastro della religione” ha detto Muhammad (s). Il Corano ne parla più di cento volte e la nomina con termini diversi: Salàt (l’inclinarsi), Du’à’ (appello, preghiera), Dhikr (ricordo), Tasbìh (glorificazione), Inàbat (inchinarsi), ecc.

Nella sua preoccupazione di creare un’immagine del Regno di Dio sulla terra, l’Islam ha prescritto per ogni giorno cinque preghiere in comune: bisogna pregare quando ci si alza, e bisogna levarsi presto, all’inizio e verso la fine del pomeriggio, al tramonto e alla sera, prima di coricarsi. Tutto ciò esige che si tralasci per qualche minuto, per ciascuna preghiera, ogni preoccupazione mondana, allo scopo di rendere testimonianza di sottomissione e di gratitudine al nostro Creatore. Quest’obbligo comprende tutti gli adulti, uomini e donne.

La preghiera dell’inizio del pomeriggio si trasforma, ogni venerdì, in una cerimonia settimanale più solenne ed importante, dove l’Imàm del luogo pronuncia anche un’omelia prima della cerimonia stessa. L’Islam ha istituito due feste annuali: una alla fine del mese di digiuno e l’altra durante il Pellegrinaggio alla Mecca. Ognuno di queste due feste si celebra con un rito speciale che si aggiunge alle pratiche quotidiane. Ci si riunisce, al mattino, per la preghiera collettiva, dopo diché l’Imàm pronuncia un sermone. Un’altra preghiera di obbligo ristretto è celebrata per un defunto, prima della sua sepoltura.
Parlando dei “segreti della preghiera” il grande mistico Waliullàh Dihlàwì si esprime così: “Sappi che l’uomo è, a volte, elevato come un lampo, prossimo alla santità (Presenza divina), ed è assiso con il più grande attaccamento possibile sulla soglia di Dio, da cui scendono sull’uomo delle trasfigurazioni divine che dominano la sua anima: vede e sente delle cose che la lingua umana è incapace di descrivere. Una volta cessato questo fulgido stato, l’uomo ritorna alla sua condizione precedente ed è tormentato dalla perdita di questo stato. Cerca di ritrovare ciò che gli è sfuggito, ponendosi in questo mondo nella condizione più simile al riassorbimento nella conoscenza di Dio. È la condizione del rispetto, della devozione e della conversazione pressoché diretta con Dio, condizione a cui si accompagnano gesti e parole appropriati.

La preghiera consiste essenzialmente di tre elementi: primo il sentimento di umiltà alla Presenza maestosa di Dio, poi il riconoscimento di questa superiorità divina e della nullità umana con parole convenienti, ed infine, l’atteggiamento non solo del corpo, ma di tutto l’essere del necessario rispetto.

Per rendere omaggio a qualcuno ci si alza e ci si volge verso l’oggetto del proprio rispetto e della propria invocazione. Più rispettoso ancora l’uomo s’inchina e abbassa la testa – che rappresenta in modo eminente l’io e la coscienza – fino a toccare il suolo davanti all’oggetto del rispetto. Poiché l’Uomo non raggiunge l’apogeo del suo sviluppo spirituale che gradualmente, è evidente che una tale ascesa debba attraversare tre tappe; una preghiera completa comporterà le tre posizioni quali il restare in piedi, l’inchinarsi e il posare la fronte al suolo alla Presenza di Dio, tutto ciò per preparare l’animo nell’attesa di cogliere la sublimità divina e la nullità dell’essere umano davanti a Dio” (Hujjatu’Llàh al-bàligha, t. I – “Segreti della preghiera”).

In un passaggio il Corano dice anche: “Non hai visto che è davanti a Dio che si prosternano tutti coloro che sono nei cieli e tutti quelli che sono sulla terra, e il sole, la luna, le stelle, le montagne, gli alberi, gli animali, e un gran numero di uomini?” (Cor., XXII, 18).

Il rito della preghiera islamica riunisce le forme di preghiera di tutte le creature: Il sole, la luna, le stelle ripetono il loro gesto di levarsi e di declinare come rak’at doporak’al di una preghiera; le montagne restano in piedi e simboleggiano il qiyàm, la posizione ch apre la preghiera musulmana; gli animali restano sempre inclinati, simbolo della seconda posizione, il rukù’; si sa che gli alberi traggono il loro nutrimento dalle radici: sono perpetuamente in stato in stato di prosternazione, che è la terza posizione della preghiera musulmana, sajda.

Il Corano afferma: “I sette cieli e la terra e ciò che vi si trova contano la purezza di Dio! E non c’è cosa veruna che non ne canti la purezza lodandolo, ma voi non comprendete il loro canto di lode” (Cor., XVII, 44). Ed il Corano affermo inoltre che una delle principali funzioni dell’acqua è la purificazione necessaria alla preghiera: “Dal cielo Egli fa scendere dell’acqua su di voi per purificarci” (Cor., VIII, 11).
Si sa che le cinque preghiere quotidiane sono state prescritte ai Musulmani al momento dell’ascensione celeste del Profeta (s) (miràj); Muhammad (s) ha dichiarato inoltre che la preghiera del credente costituisce la sua “ascensione”, poiché si trova in tal modo elevato alla Presenza di Dio e ciò non è senza ragione: guardiamo infatti quanto compie un Musulmano durante il rito. Prima di tutto rimane in piedi, alza le mani e proclama: “Dio è il più grande!” l’uomo rinuncia così a tutto ciò che è altro da Dio e si sottomette alla Volontà del suo solo Signore. Dopo aver rivolto le lodi alla Gloria del Signore, si sente così umile davanti alla Maestà divina che s’inchina e abbassa la testa in segno di rispetto, proclamando: “Gloria al mio Signore, l’Immenso”. Poi si alza e ringrazia Dio per averlo guidato; quindi riflettendo è attonito davanti alla Grandezza divina al punto che si sente obbligato a prosternarsi e a postare la testa al suolo in tutta umiltà affermando: “Gloria al mio Signore, l’Altissimo”. Ripete questi gesti per divenire degno di essere condotto dal mondo di quaggiù verso la sfera celeste, verso la Presenza di Dio. Saluta Dio e riceve la risposta al sua saluto. In effetti si serve per questo scambio di saluti delle stesse formule che il Profeta (s) impiegò nel suo Mi’ràj: “I Saluti spettano a Dio, come anche le cose pure, buone e le preghiere”. “La Pace sia su di te o Profeta, e la Misericordia di Dio e le Sue Benedizioni”. “La Pace sia su noi e sui retti servitori di Dio”.

Senza simboli materiali, il credente fa, per così dire, la sua ascesa verso Dio, il Dio trascendente, viaggio spirituale che alcuni designano con il termine “comunione”.

Tale è l’aspetto spirituale del rito. La sua utilità è molteplice, anche dal punto di vista pratico e sociale: riunisce cinque volte al giorno gli abitanti di un quartiere, offre la possibilità di pausa delle occupazioni individuali e riunisce i più grandi personaggi come i più umili, in perfetta uguaglianza. Si incontrano così non solo gli altri membri della comunità, ma anche i funzioni, responsabili locali. Ci si riunisce direttamente, senza formalità né impedimenti. La preghiera islamica ha un aspetto sociale molto strutturato, concepito in modo tale che i credenti sentano attorno ad essi il regno di Dio.

All’appello del muezzin tutti accorrono al luogo della comune riunione, si dispongono in ranghi dietro il celebrante, fanno gesti e movimenti in comune con gli altri in perfetta uniformità e coordinazione. Inoltre i fedeli di ogni parte del mondo si volgono tutti, nelle loro preghiere, verso un sol punto centrale: la Ka’bah, la Casa di Dio alla Mecca. Ciò rammenta l’unità della comunità mondiale, senza distinzione di classe, razza e nazione.

Il miglior modo di pregare e il più formale è il rito in comune, ma in caso di impossibilità o di difficoltà, ogni uomo o donna, prega da solo. In ogni caso, le cinque preghiere della giarnata costituiscono un dovere minimo poiché si tratta di dedicare circa mezz’ora, nel corso delle ventiquattro ore, non a se stessi, ma alla Dignità divina, anche se il credente dovrebbe pensare a Dio in ogni momento, nella buona come nella cattiva sorte, quando lavora, quando sta per addormentarsi, quando si occupa di altre attività. Il Corano afferma su questo punto: “Gli uomini dotati di intelligenza, che, in piedi, seduti, sdraiati, si ricordano e meditano sulla creazione dei cieli e della terra dicono: ‘Signore Tu non hai creato tutto ciò invano’” (Cor., III, 190-91).

Dio ha assoggettato l’universo a profitto dell’uomo, ma questo godimento dove essere accompagnato dalla riconoscenza e dall’obbedienza e non dalla ribellione contro Dio, né dall’ingiustizia verso altri esseri e creature.

Ricordiamo che, al momento stesso in cui il rito fu istituito per il bene spirituale del credente, fu rivelato un versetto del Corano: “Dio non obbliga nessuno se non in base alle proprie capacità” (Cor., II, 286). Sono l’intenzione e la volontà che contano agli occhi di Dio e non certo la quantità o la modalità esteriore che l’accompagnano. Se un uomo probo ritiene onestamente che non può compiere le preghiere cinque volte al giorno che le faccia in quattro, in tre, in due, possibilità e le circostanze. Essenziale è non dimenticare il dovere spirituale in mezzo alle preoccupazioni materiali e mondane. Tali riduzioni sono autorizzate in momenti anomali, per esempio quando uno è sofferente o malato o, in certi casi, come quelli che leggiamo nei racconti sulla pratica dello stesso Profeta (s). Infatti, durante la battaglia del Fossato (khandaq), si arrivò a celebrare la preghiera del mezzogiorno, del pomeriggio e del tramonto e della sera tutte in una volta, durante la tarda notte poiché il nemico non aveva concesso tregua un solo momento durante tutto il giorno. Significa che si celebrarono in due volte i cinque momenti di preghiera: all’alba e a tarda notte. In un altro racconto riportato da al-Bukhàrì e da Muslim leggiamo questa affermazione di Ibn ‘Abbàs: “Il Messaggero di Dio celebrò i riti del mezzogiorno e del pomeriggio (zohr e ‘asr) insieme, ugualmente quelle del tramonto e della sera (maghrib e ‘ishà’) senza tema di nemici o per ragioni di viaggio e il narratore aggiunge: voleva che non vi fossero difficoltà per la sua gente”. Questo racconto parla dunque di tre momenti rituali al giorno. Evidentemente, tutto dipende dalla coscienza del credente, che è responsabile personalmente davanti a Dio, che è Giusto nel conto e a Cui non si può nascondere nulla.

Le donne sono dispensate dal rito della preghiera durante i giorni di indisposizione mensile e per certo periodo dopo il parto.

tratto da:

http://www.huda.it

14 giu 2009

khomeini

'COSI' KHOMEINI EMANCIPA LA DONNA'

Repubblica — 18 ottobre 1988   pagina 16   sezione: POLITICA ESTERA

ROMA La donna è come un fiore, coperto fin dalla nascita dalle foglie che proteggono la sua purezza, e le foglie sono le ultime a cadere: ecco perché tutte dovrebbero coprirsi con il chador. Solo i comunisti e i capitalisti le hanno scoperte per abusarne. Zahra Rahnavard, moglie del primo ministro iraniano Mussavi, è una professoressa universitaria di Teheran, dove insegna storia dell' arte e scienze politiche. E' ovviamente credente, tiene a sottolineare il suo impegno di intellettuale. Poetessa e sociologa, ha combattuto il potere di Reza Pahlevi vivendo per alcuni anni in semiclandestinità, e nel ' 78 ha passato un anno negli Stati Uniti. Zahra Rahnavard ha appena visitato l' Italia, dove ha partecipato ad un convegno sul ruolo delle donne nel Terzo mondo, si definisce una femminista, come tutte le donne in Iran. Valorose e combattive, ora sono proiettate forse nel massimo sforzo che Khomeini abbia chiesto al paese: ricostruire uno Stato dissanguato da otto anni di guerra. All' ambasciata iraniana a Roma, dove l' abbiamo incontrata, Zahra Rahnavard parla a lungo sul ruolo della donna nella Repubblica islamica. E il quadro che dipinge non ha ombre. Libertà e massima possibilità di esprimersi per le donne in chador, nessuna violenza o limitazione, grande felicità coniugale. Perché la donna in Iran ha finalmente capito appieno la sua specificità, la sua grandezza interiore, la sua complementarietà con il marito. Il che non significa uguaglianza con l' uomo. Non sarebbe questo il suo ruolo. Una natura divina Ma allora, qual è? Dopo la repressione dell' era dello Scià, sotto la guida dell' Imam la donna ha finalmente ritrovato la sua identità. Con il capitalismo aveva smarrito la sua natura, proprio come sostengono Marx e Sartre, ora ci siamo ricongiunte con noi stesse, e abbiamo ritrovato la nostra natura divina, sostiene Zahra Rahnavard. La testa reclinata, gli occhi a tratti socchiusi, il lungo velo nero che la copre dalla testa ai piedi, la professoressa di storia dell' arte parla molto lentamente, con voce piana e vagamente ispirata. Alla fermezza del tono, leggermente a scatti, corrisponde un sommesso e continuo agitarsi delle mani. Con una penna traccia piccoli segni nel palmo della mano. Sulle ginocchia stringe nervosamente una guida turistica, Looking at Venice. Secondo la moglie di Mussavi la donna in Iran ha fatto molti progressi da quando è stato cacciato lo Scià. E cerca di dimostrarlo con i fatti. L' Imam ha voluto nell' ambito del Consiglio della rivoluzione un Consiglio culturale sociale della donna, che ha il compito di studiare il problema femminile e di proporre leggi e provvedimenti per superare gli ostacoli alla piena realizzazione sociale della donna. Studi, lavoro e matrimonio Non basta, nelle università su cento studenti quaranta sono ragazze, e così negli uffici pubblici. In alcuni ministeri poi le donne sono la quasi totalità, e le giovani possono posticipare il matrimonio per terminare gli studi. La lunga guerra con l' Iraq ha accelerato questo processo, costringendo mogli e madri a sostituire gli uomini impegnati al fronte. Infine da poco è stato inserito il part-time per le donne che lavorano: una conquista sociale che permette di essere al tempo stesso moglie e madre continuando ad avere una propria attività. Per Zahra Rahnavard la libertà è un fatto interiore, che le donne hanno raggiunto sotto la guida dell' Imam. Queste cose sono superiori a qualsiasi conquista pratica, e con dolce fermezza schiva qualsiasi domanda più puntuale. Ritrova grinta e convinzione solo quando può esemplificare la superiore tradizione religiosa in Iran. La separazione tra i due sessi arriva fino al punto che un uomo non può stringere la mano ad una donna? La risposta è pronta e conclusiva. Questa è la saggezza dell' islamismo, che vuole preservare la purezza dei rapporti tra i due sessi, costruendo una barriera che esclude anche la remota possibilità di una contaminazione. Ma, ripeto, questa è saggezza. Il colloquio è finito, ma in fondo è stato detto tutto. La donna in Iran non ha bisogno di affermare o rivendicare più niente. Ha già raggiunto tutto con la maturazione spirituale islamica. - di VITTORIA PULEDDA

tratto da:

Gheddaffi beduino

Si puó essere più o meno d'accordo sulla personalità di Gheddafi, ma l'analisi di Sherif è a dir poco spettacolare nel rendere alla perfezione l'arroganza tipica italiana, che non ha colore - destra, sinistra o centro che sia - perché basata sulla tipica ignoranza autocompiacente dei miei concittadini, che NON mi fanno pentire di avere lasciato l'Italia 12 anni fa". E. Gullo
In questo paese nemmeno ai capi di stato in visita ufficiale per pochi giorni viene risparmiato il trattamento riservato ai comuni immigrati "ospiti" da più di vent'anni inclusivi di tasse e contributi. Un capo di stato straniero, nel corso della sua prima visita ufficiale in Italia dal 1969, è stato volgarmente e gravemente insultato con epiteti discriminatori e chiaramente razzisti, come il "cammellaro fuori di testa". Gli danno del beduino senza sapere che essere beduini, nella cività araba, è sinonimo di coraggio, solidarietà, giustizia, rigore morale. E siccome tutto ciò accade in nome della "libertà di espressione", della "democrazia", della difesa della "dignità degli italiani" e dei "diritti dei migranti", il governo non ha espresso scuse ufficiali e il ministro degli Esteri non ha pensato di dimettersi. Molte sono state le scuse inventate per giustificare questa incredibile bassezza diplomatica. E' stato detto che Gheddafi era un dittatore. Ammesso e non concesso che cosi sia, quanti dittatori hanno visitato l'Italia senza che la loro presenza scatenasse l'isteria collettiva che ha circondato la visita del Fratello Colonnello? Mi piacerebbe sapere poi quanti di quei parlamentari che si sono stracciati le vesti e quanti di quegli studenti che hanno manifestato saprebbero spiegarmi come funziona il sistema politico libico, un unicum di incredibile complicazione dove il consiglio rivoluzionario - non eletto - ha ridotto i suoi poteri per convivere con un sistema piramidale di legittimazione dal basso. Non mi faccio illusioni: questi sono gli stessi parlamentari che non sanno nemmeno dove sia l'Afghanistan e gli stessi studenti convinti che in Iran si parli arabo. Per istillare un po' di dubbi, faccio poche citazioni tratte dalla stampa italiana di questi giorni: Guido Rampoldi ammette, sulla prima pagina di Repubblica, che "Il colonnello libico è un dittatore sui generis, non fosse altro perché in patria gode tuttora di un significativo consenso". Valentino Parlato, nato a Tripoli nel 1931, in un'intervista a La Stampa lo definisce "Leader" e alla domanda del giornalista "Leader o dittatore?" risponde: "Leader. La connotazione occidentale di dittatore non corrisponde alla realtà libica. Dittatore è un modo per indicare un nemico. Il leader, invece, ha un grande prestigio". A questo punto il giornalista ribatte che il giorno prima Gheddafi ha detto "papale papale che per lui i partiti vanno aboliti" (ma se è per questo, anche Beppe Grillo afferma che i "partiti sono il cancro della democrazia") e Parlato risponde: "Sarei tentato di dire che sono d'accordo. I partiti sono una mediazione tra il popolo e il governo. In soldoni, rappresentano una mediazione del potere. Lui, con la sua rivoluzione verde, ha percorso la strada della democrazia diretta". E infatti, sempre su La Stampa, Igor Man afferma: "E qui va ricordato come nella Jamahiriya (equivalente arabo di Repubblica popolare) sono i Comitati popolari a far da barometro, a rivelare gli umori delle «masse». Gheddafi è il leader ma lo si discute, non di rado". Vi rimando all' origine dell' articolo

leggi tutto

13 giu 2009

11 luglio 1995.....

Una delle domande che mi fanno spesso in Bosnia è

"Come viene ricordato il massacro di Srebrenica in Italia?"

Questa la mia risposta


Ricordato quel giorno in Italia? Mi piange il cuore, perchè solo chi avrà un parente o un conoscente in Bosnia si ricorderà di quei terribili giorni...

Forse qualcuno lo farà qualcuno no, ma di sicuro non sarà come quando viene ricordato l' olocausto.Mi spiego in Italia già un mese prima fanno pubblicità ad eventi e manifestazioni che ricordano quel giorno, anche in tv si vedono film sulle vittime dell' olocausto. Purtroppo per noi essendo musulmani e quindi appartenenti ad una religione molto" scomoda" in occident, questo giorno in Bosnia sarà molto difficile ricordarlo. E' scomodo ricordarsi di quel giorno perchè pesa molto sulla coscienza della gente perchè tutti sono stati in silenzio ad aspettare e nessuno ha fatto nulla. Nessuno aha pensato a quelle donne quegli uomini quei bambini uccisi solo perchè la loro colpa era quella di essere musulmani. Penso sempre a quelle donne che invece hanno perso i loro maiti i loro figli e alla fine non anno neanche una tomba su cui piangere, non hanno neanche ottenuto un risarcimento morale che invece io ritengo sia giusto e dovuto visto che ancora adesso soffrono per la loro perdita. Come donna ma sopratutto come mamma credo che si debba avere il diritto di avere almeno una tomba su cui piangere dato che alla fine non è rimasto più nulla e tuttora oltre che la perdita dolorosa subita c'è pure il dolore che ogni giorno lacera il cuore di queste persone che devono lottare per avere uno straccio di informazione per poter avere una tomba dove poter ricordare i propri cari. Come donna e come mamma è assurdo pensare che chi ha compiuot quel massacro sia ancora in giro a festeggiare come se niente fosse, l' unica consolazione è che al Giorno del Giudizio pagherà per tutto il male che ha fatto, pagherà per tutta la sofferenza che ha creato, pagherà per tutto il futuro che ha distrutto ed ionterotto. Lo so che chi ha perso i propri famigliari fa fatica ad andare avanti lo so che è difficile ogni volta che arriva l' 11 luglio ed ogni anno è sempre più pesante perchè il dolore purtroppo è ancora vivo perchè oltre il proprio dolore si aggiunge un altro dolore che forse fa più male di quello subito ed è il fatto che a livello mondiale a parte nei paesi a maggioranza islamica, nessuno si ricordi di quelle povere vittime innocenti. In Italia si dice così:" Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c'è peggiro cieco di chi non vuol vedere".

UNA PETIZIONE o UNA RACCOLTA FIRME per fare in modo che anche queste vittime abbiano il lor gorno della memoria, che attenzione non cancellerà il loro dolore ma almeno non lo aumenterà...

RACCOGLIAMO QUINDI PIU' FIRME POSSIBILI PER ISTITUIRE UFFICIALMENTE IL GIORNO DELLA MEMORIA IL 11.07.1995 PER LE VITTIME DI SREBRENICA IN BOSNIA

Informazione tecniche sull' islam

L'Islam (in arabo إسلام, "sottomissione [a Dio]") è una religione monoteistica nata nel VII secolo d.C. in Arabia, sorta dalla predicazione di Maometto iniziata a Mecca. Il concetto di sottomissione intende l'abbandono nei confronti della Divinità, Allah (in arabo الله). Gli aderenti alla religione islamica vengono chiamati musulmani, e al giorno d'oggi sono circa 1.4 miliardi di persone, facendo dell'Islam la seconda (o terza) delle religioni maggiori, insieme con il Cristianesimo e il Buddismo. La religione islamica trova nel Corano il proprio testo sacro, considerandolo la parola di Allah rivelata direttamente a Maometto, il quale la trascrisse e iniziò ad essere visto come Sigillo dei Profeti, ovvero colui che portò la rivelazione divina al proprio compimento. La religione islamica è caratterizzata da differenti metodologie di pratica religiosa; le basi principali su cui si basa la fede dei musulmani sono i Cinque Pilastri dell'Islam.

http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Islam

corano e montagne

 

Il libro intitolato Earth (Terra) è un testo di riferimento in molte università in tutto il mondo. Uno dei suoi autori è il professore emerito Frank Press. Egli fu il consigliere scientifico dell'ex presidente americano Jimmy Carter e per 12 anni fu il presidente dell'Accademia Nazionale delle Scienze a Washington, DC. Il suo libro riferisce che le montagne hanno alla base delle radici.1  Queste radici sono profondamente radicate nella terra, così, le montagne possiedono la forma di un piolo (vedere figure 7, 8, e 9).

Figura 7

Figura 7: Le montagne possiedono radici profonde sotto la superficie della terra. (Earth (Terra), Press e Siever, p. 413.)

Figura 8 (Fare clic qui per ingrandire)

Figura 8: Sezione schematica.  Le montagne, come pioli, possiedono radici profonde nella terra. (Anatomy of the Earth (Anatomia della Terra), Cailleux, p. 220.)  (Fare clic sull'immagine per ingrandirla.)

Figura 9 (Fare clic qui per ingrandire)

Figura 9: Un'altra illustrazione mostra come le montagne hanno forma di pioli, a causa delle loro radici profonde. (Earth Science (Scienza della Terra), Tarbuck e Lutgens, p. 158.)  (Fare clic qui per ingrandirla.)

Così è come il Corano ha descritto le montagne. Dio disse nel Corano:

Non abbiamo fatto la terra come un letto e le montagne come pioli? (Corano, 78:6-7)

Le moderne scienze terrestri hanno provato che le montagne possiedono radici profonde sotto la superficie della terra (vedere figura 9) e che queste radici possono estendersi per diverse volte la loro altezza sulla superficie della terra.2  Così la parola più adatta per descrivere le montagne sulle basi di questa informazione è il termine ‘piolo,’ dal momento che propriamente un insieme di pioli è nascosto sotto la superficie della terra. La storia della scienza racconta che questa teoria delle montagne con radici profonde venne introdotta solo nell'ultima metà del diciannovesimo secolo.3

Le montagne giocano anche un ruolo importante nello stabilizzare la crosta terrestre.4  Esse ostacolano le scosse terrestri.  Dio disse nel Corano:

Ha infisso sulla terra le montagne affinché non oscilli sotto di voi... (Corano, 16:15)

Allo stesso modo, la moderna teoria delle placche tettoniche sostiene che le montagne funzionano come stabilizzatori per la terra. Questa conoscenza sul ruolo delle montagne iniziò a essere compresa nella struttura delle placche tettoniche dalla fine del 1960.5

Qualcuno al tempo del profeta Mohammed avrebbe potuto conoscere la vera forma delle montagne?  Qualcuno avrebbe potuto immaginare fin d'allora che le montagne si estendono nelle profondità della terra, come affermano gli scienziati? Un gran numero di libri di geologia, quando parlano di montagne, descrivono solo la parte che si trova sopra la superficie terrestre. Ciò avviene perché questi libri non sono scritti da geologi.  Tuttavia, la moderna geologia, ha confermato la verità dei versetti coranici.

http://islamguide.com

12 giu 2009

Corano e nuvole

G) Il Corano circa le nuvole:

Gli scienziati hanno studiato dei tipi di nuvole e sono giunti alla conclusione che le nuvole di pioggia si creano in determinate forme secondo i diversi tipi di vento e nuvole.

Un tipo di nube è il cumulonembo. I metereologi hanno studiato come sono composte queste nubi e come producono pioggia, grandine e lampi.

Hanno scoperto che i cumulonembi passano attraverso i seguenti stadi per produrre la pioggia:

1) Le nuvole sono spinte dal vento: I cumulonembi si formano quando il vento spinge piccole nubi (nubi cumulo) in un'area in cui convergono (vedere figure 17 e 18).

Figura 17 (Fare clic qui per ingrandire)

Figura 17: La foto satellitare mostra le nuvole che si muovono verso le aree di convergenza B, C, e D. Le frecce indicano le direzioni del vento. (The Use of Satellite Pictures in Weather Analysis and Forecasting (Utilizzo di immagini satellitari nell'analisi metereologica e nelle previsioni), Anderson e altri, p. 188.) (Fare clic sull'immagine per ingrandirla.)

Figura 18 (Fare clic qui per ingrandire)

Figura 18: Piccole nubi (nubi cumulo) si spostano verso una zona di convergenza vicino all'orizzonte, in cui si vede un grande cumulonembo. (Clouds and Storms (Nuvole e temporali), Ludlam, plate 7.4.) (Fare clic sull'immagine per ingrandirla.)

2) Unione: Quindi le piccole nuvole si uniscono a formare una nube più grande1 (vedere figure 18 e 19).

Figura 19 (Fare clic qui per ingrandire)

Figura 19: (A) Piccole nubi isolate (nubi cumulo). (B) Quando le piccole nubi si uniscono, le correnti ascensionali all'interno della nube più grande aumentano, così la nuvola si ingrandisce. Le gocce di pioggia sono indicate con ·. (The Atmosphere (Atmosfera), Anthes e altri, p. 269.) (Fare clic sull'immagine per ingrandirla.)

3) Ingrandimento: Quando le piccole nuvole si uniscono, le correnti ascensionali all'interno della nuvola più grande aumentano. Le correnti ascensionali vicino al centro della nube sono più forti di quelle vicino ai bordi.2 Queste correnti provocano la crescita verticale della nube, così essa si ingrandisce (vedere figure 19 (B), 20 e 21). Questa crescita verticale provoca l'allungamento della nube in regioni dell'atmosfera più fredde, in cui le gocce d'acqua e la grandine iniziano ad ingrandirsi. Quando gocce e grandine iniziano a divenire troppo pesanti per le correnti ascensionali, iniziano a cadere dalla nube sotto forma di pioggia, grandine ecc.3

Figura 20: Un cumulonembo. Dopo che la nube si è ingrandita, la pioggia inizia a cadere. (Weather and Climate (Meteo e clima), Bodin, p.123.)

Figura 20

Figura 21

Figura 21: Un cumulonembo. (A Colour Guide to Clouds (Una guida a colori sulle nubi), Scorer e Wexler, p. 23.)

Dio disse nel Corano:

Non avete visto come Dio crea le nuvole che si muovono gentilmente, quindi si uniscono in un cumulo e poi potete vedere scendere la pioggia.... (Corano, 24:43)

Solo recentemente i meteorologi hanno capito questi dettagli sulla formazione, struttura e funzioni delle nuvole, utilizzando equipaggiamenti avanzati come aereoplani, satelliti, computer, palloni e altre attrezzature per studiare il vento e le sue direzioni, per misurare l'umidità e le sue variazioni e per determinare i livelli e i cambiamenti nella pressione atmosferica.4

Il versetto precedente, dopo aver parlato delle nuvole e della pioggia, parla della grandine e dei fulmini:

....Ed Egli fa scendere grandine dalle montagne (nuvole) nel cielo, ed Egli colpisce con essa chi vuole e ne preserva chi vuole. Il lampo dei suoi fulmini acceca per poco la vista. (Corano, 24:43)

I meteorologi hanno scoperto che questi cumulonembi, che producono grandine, raggiungono un'altezza che varia da 7500 a 8000 metri,5 come le montagne, come disse il Corano, “...Ed Egli fa scendere grandine dalle montagne (nuvole) nel cielo...” (vedere figura 21).

Questo verso fa nascere una domanda. Perchè il verso dice “Il lampo dei suoi” riferendosi alla grandine? Questo significa che la grandine è il fattore più importante nella produzione di lampi? Il libro intitolato Meteorology Today (La meteorologia oggi) su questo argomento dice che una nuvola diventa elettrificata quando la grandine cade in una parte della nube in cui vi sono goccioline molto fredde e cristalli di ghiaccio. Quando le goccioline entrano in contatto con la grandine, esse si ghiacciano e rilasciano il calore latente. Ciò rende la superficie della grandine più calda di quella dei cristalli di ghiaccio vicini. Quando la grandine entra in contatto con il cristallo di ghiaccio, accade un fenomeno importante: gli elettroni passano dall'oggetto più freddo a quello più caldo. Perciò, la grandine risulta essere caricata negativamente. Accade lo stesso effetto quando goccioline molto fredde vengono a contatto con la grandine e piccole schegge di ghiaccio spezzate che sono caricate positivamente. Queste particelle debolmente caricate positivamente sono trasportate nella parte superiore della nube dalle correnti ascensionali. La grandine, caricata negativamente, cade verso il fondo della nube, quindi la parte inferiore della nube è caricata negativamente. Queste cariche negative vengono scaricate sotto forma di lampi.6 Da ciò si conclude che la grandine è il fattore più importante nella produzione di lampi.

Queste informazioni sui lampi vennero acquisite recentemente. Fino al 1600 D.C. le idee di Aristotele sulla meteorologia erano dominanti. Ad esempio, Aristotele disse che l'atmosfera contiene due tipi di esalazioni, umido e asciutto. Disse anche che il tuono è il suono della collisione tra l'esalazione asciutta con le nubi confinanti e il lampo è l'infiammazione e il bruciare dell'esalazione asciutta con un fuoco debole e sotttile.7 Queste sono le idee dominanti al tempo della rivelazione del Corano, quattrodici secoli fa.



tratto da http://www.islam-guide.com/it/frm-ch1-1-e.htm


Donna e velo….

Dopo tante interviste e tanti domande che mi sono state poste riguardo alla mia scelta religiosa e sopratutto per aver scritto un libro, la domanda che spesso mi viene fatta è questa:” PERCHE’ INDOSSA IL VELO? CHE COSA SIGNIFICA?”

La mia risposta è semplice e chiara…
Indossare il “velo” come dite voi non è simbolo di sottomissione al marito, ma al contrario significa sottomissione ma ad Allah swt, è una forma di rispetto verso Allah swt, è segno di moralità, pudore e concretezza spirituale. Dico concretezza spirituale perchè purtroppo per mia esperienza personale quando mi viene chiesto di solito chi ho difronte sembra non capire o far finta di non capire quello che dico, mi spiego, le persone ti guardano e fanno la faccia di chi ha capito ma in realtà non ha idea di quello che ha sentito è come se in quel momento non si fosse collegato con il cervello.
Portare “il velo” per una donna significa sicurezza morale, spirituale, ma nessuno lo capisce. Significa che se una si “copre” è perchè è fiera della sua spiritualità e porta rispetto per il Suo Signore che è Allah swt e non come pensate voi che il suo signore sia il marito perchè estrapolare le parole a voi risulta proprio facile…
Sentirsi orgogliosa e fiera di indossare il “velo” da fastidio a parecchie persone, il fatto che una decida di avere senso del pudore e moralità semvra mettere in difficoltà chi le sta difronte, perchè ammettiamolo il “diverso” fa paura L’ignoto pure ed è proprio per ignoranza che nascono queste incomprensioni poi se anche i media alle tv alle radio e sui giornali danno man forte a queste chiacchiere beh allora è logico che uno finisce anche con il credere che sia tutto vero quello che si sente alla tv. Il vero problema è che in questa società ci si sofferma solo all’ apparire e non all’ essere e quindi si guarda solo all’ apparenza e non alla sostanza.
Per non dilungarmi troppo ecco cosa rappresenta per me indossare il velo:
rispetto per Allah swt e di suoi comandamenti, cioè significa rispettare ed onorare sempre la Sua parola
avere una propria identità religiosa e morale quindi riuscire ad indossarlo senza preoccuparsi di cosa pensano gli alrti perchè non è di quello che dobbiamo preoccuparci ma di quello che pensa Allah swt e dobbiamo cercare di comportarci sempre nei modi e nelle consuetudini che Lui ci ha prescritto.
Per finire concludo aggiungendo che la donna avvolta nel suo velo ha un certo fascino, un certo mistero e quindi è bello ed affascinante essere misteriose, ed è proprio questo che da fastidio alle donne occidentali che si definiscono “emancipate” ( tra l’ altro senza sapere cosa vuol dire emancipazione) perchè vedete che se ne parli bene o se ne parli male alla fine la donna velata fa sempre più parlare di quella “svelata” e come si dice “gli rode” il fatto che l’ attenzione sia sulla donna velata e non su di loro!!! Alla base di tutto c’è l’ invidia e vi garantisco che non è una bella cosa anzi io la definisco una brutta malattia che al Giorno Del Giudizio porterà con sè tante tante vittime!

10 giu 2009

SOLO ISLAM: SOLO ISLAM: presidente di seggio con il velo

presidente seggio con il velo

presidente di seggio con il velo

Il diario della collaboratrice di Yalla Italia Rassmea Salah fra insulti e sorrisi

di Rassmea Salah

Sono stata nominata dalla Corte di Appello di Milano Presidente del seggio 22 di Bresso per le elezioni europee e provinciali dei giorni 6 e 7 giugno 2009. I requisiti c'erano tutti: sono cittadina italiana e sono laureata. Qual è la notizia, allora? La notizia è che non sono cattolica, ma musulmana. E per di più indosso un velo islamico, il hijab, quello che lascia scoperto il viso e che, colorato e sempre abbinato a borsette e scarpe, copre solo i capelli. Una novità, forse. Ma è indubbiamente un chiaro segno che la società cambia, anzi è già cambiata, un segno che questa Italia di oggi è, volenti o nolenti, già multietnica e multiculturale.

È l'ennesimo segnale che la cittadinanza ha un volto nuovo e che l'identità italiana è compatibile oggi con un nome arabo, con degli occhi a mandorla, con una pelle color ebano, con una religione che non sia quella maggioritaria. È anche un chiaro segnale di un desiderio, da parte di noi giovani soprannominati "nuovi italiani" (come ci ha definiti il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) o "seconde generazioni d'immigrati", di voler partecipare attivamente alla vita pubblica e politica del paese in cui siamo nati o cresciuti per la maggior parte della nostra vita. È un desiderio di riscatto sociale, di dare il nostro piccolo contributo alla società, di dimostrare che per noi figli d'immigrati non si può parlare di integrazione, perché essa sottende l'inserimento di un elemento estraneo alla società nella stessa. Noi non ci sentiamo e non siamo e non vogliamo essere elementi estranei, ma pensiamo di essere elementi intrinseci alla realtà sociale attuale. Oggi noi nuovi italiani vogliamo essere riconosciuti come tali, non solo socialmente e culturalmente, ma anche giuridicamente. Molti di noi infatti non hanno ancora la cittadinanza e non si sentono quindi inclusi nella società, non si sentono riconosciuti da Mamma Italia come suoi legittimi figli/cittadini. Faccio dunque un appello al Presidente Giorgio Napolitano perché si riveda in Italia la legge sulla cittadinanza che deve essere aggiornata, contestualizzata e adattata al nuovo scenario di oggi, quello di una società italiana in continua trasformazione che presenta altre forme di italianità.


Fare il presidente di seggio è stato per me un onore. Ho ricevuto sia messaggi e sorrisi di supporto e di solidarietà, che critiche e insulti. Ma penso sia normale, visto che forse gli stessi cittadini italiani autoctoni ancora non si sono resi conto delle trasformazioni sociali in atto, e credono fermamente che il modello di cittadinanza italiana debba essere oggi come quello di cinquant'anni fa: bianco e cattolico.


Mi auguro che il melting pot americano, con il suo più grande risultato di portare all'elezione di un presidente di seconda generazione e di origine africana, possa insegnare qualcosa anche all'Italia.

Tag associati all'articolo: Giovani (+ 1143) Elezioni (+ 398) Islam (+ 579)

vi rimando a questo link

http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=189864340510&h=L7CDD&u=JmIy6&ref=nf



08 giu 2009

Vojni dezerteri u Izraelu\ DISERTORI MILITARI IN ISRAELE

E questi giovani sarebbero il futuro di Israele? Non servirà la bomba atomica iraniana? Che dite?

07 giu 2009

INSALLAH guardateci SU RAI TRE INSALLAH, GLEDAJTE NAS NA RAI TRE

Esselamu aleikum a tutti. Ciao a tutti. Vi informo che sarò l'ospite su RAI TRE assieme a mio marito INSALLAH 10 giugno alle ore 11,00 da Michele Mirabella. La trasmissione si chiama COIMINCIAMO BENE D'ESTATE.

GRAZIE E BUON ASCOLTO.


Esselamu aleikum svima. Insallah, ja i moj muz cemo biti gosti na RAI TRE u srijedu 10 juna u 11,00 sati.

Hvala na paznji i esselamu aleikum.

06 giu 2009

A ITALIANI PIACEVO PIù MUSULMANO MAGDI ALLAM e altre cose da sapere


domenica, novembre 30, 2008

Voleva i pantaloni
Finalmente. Era ora. Magdi "Cristiano" Allam annuncia di voler lasciare il giornalismo per dedicarsi alla Politica. In un'intervista al Corriere afferma: "Fin da piccolo, quando mi chiedevano "cosa vuoi fare da grande?", rispondevo: il giornalista o il politico". Avrà fatto uno sforzo sovrumano per esprimersi con cotanta modestia. Perché nel suo romanzo "Il amo l'Italia", Allam sostiene che : «Ho sempre sognato di fare il giornalista. O il capo di Stato». Gli Stati Uniti hanno Obama. Noi invece ci dobbiamo accontentare: avremo (Dio ce ne scampi) "Cristiano". Verso la catastrofe, ma con ottimismo. Il suo partito ha un nome che è tutto un programma: «Protagonisti per l'Europa Cristiana». Il modello di riferimento, manco a dirlo, è la Lega Nord: «Penso a quando nacque la Lega: riuscì a farcela perché aveva idee forti e provocatorie e, una volta messa alla prova, amministrò bene il territorio» (sic). In questi ultimi mesi, molti mi hanno chiesto perché non scrivevo più di Magdi "Cristiano" Allam, a cui era pur dedicata una sezione di questo sito. I motivi sono quattro, molto elementari, tutti legati alla sua conversione. Perché con quest'ultima è successo nell'ordine che:1) Magdi Allam si era automaticamente "bruciato" come giornalista esperto di "cose islamiche" per diventare esperto di "cose turche". Che credibilità poteva avere, sui temi legati all'Islam, uno che dopo essersi convertito, non perdeva occasione per definire - con acrimonia e virulenza - la religione che aveva abbandonato come "una falsa religione, ispirata non da Dio ma dal demonio". Si, parole sue, giuro. Manco fossimo ai tempi di Pietro l'Eremita. E dell'inadeguatezza della nuova veste, si era reso conto anche lui: "Ho preso atto che all'Italia piacevo più da musulmano che ora da cattolico" (sob).2) Qualsiasi critica ai suoi vaneggiamenti - provenienti da un musulmano, poi - poteva essere scambiata per una pericolosissima "fatwa". E giù articoli a iosa, potenziamento della scorta a spese dei contribuenti ecc. "Figuriamoci", avrebbero strillato all'unisono i suoi sostenitori "ce l'avevano con lui (i musulmani cattivi, ndr) prima, potete immaginare ora". Perchè mica riescono a capacitarsi dell'idea che se uno contesta Allam è perché dice baggianate, mica per le sue convinzioni religiose (di cui, francamente, me ne frega 'na cippa).3) Magdi Allam era diventato un problema della Chiesa, mica dei musulmani (che hanno anzi accolto la sua conversione con sollievo e preghiere di ringraziamento). Non passa giorno infatti senza che il suo sito dedichi attacchi allucinanti a rispettabili cardinali ed ecclesiastici "ammalati di relativisimo" e a dirsi "preoccupato per la grave deriva religiosa ed etica presente in seno al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran". La Chiesa per ora non reagisce (mica sono sprovveduti come quelli che avevano definito il personaggio "un nemico dell'Islam") e infatti lui si lamenta "Nessun esponente della Chiesa ha risposto a questa Lettera aperta. Ed anche tra le risposte elaborate da parte degli iscritti alla mia Associazione, taluni si sono sentiti in dovere di difendere i musulmani e persino l’islam". Segno che alcuni di loro continuano a ragionare con la propria capuzella.4) Allam era diventato più onesto con sé stesso, con i suoi lettori e con i suoi contestatori. Era finita la farsa secondo cui il nostro avrebbe creato, manco fosse un novello profeta, "l'Islam moderato" (che è moderato a prescindere e che esiste senza il suo contributo) nello stesso tempo in cui urlava sulle pagine del Corriere "Moschee-mania. Serve uno stop", invitando le casalinghe di Voghera a "soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro". Ovviamente solo se era musulmano. Quando invece sono i musulmani a dover controllare se come vicino hanno gente come i coniugi Romano.Ecco, per tutte queste ragioni, avevo smesso di parlare di Magdi "Cristiano" Allam. Ora che è diventato un... rispettabile politico, non escludo qualche post, tanto per farci un po' di sane risate. Ero in attesa del suo "outing" politico. Non aveva altre alternative, visto che da quando si è convertito non aveva spazi nemmeno sul giornale di cui era Vicedirettore Onorario. Da allora era costretto a girare - letteralmente - le sette chiese e parrocchie per presentare il suo libro: la mia prima comunione, il mio primo battesimo, la mia prima cresima, e cosi via: la mia prima volta da padrino, la prima volta che ho pranzato da cristiano, la prima volta che ho dormito da credente. Tutto minuziosamente comunicato su un curioso sito personale che è riuscito a raccogliere 1500 firme (perdindirindina) sotto un appello a favore del Papa (nel paese che ospita il Papato). Più o meno il totale dei soci della sua Associazione. Ora l'Associazione diventa Partito, seguendo il modello di Forza Italia. Solo che Allam non è in buoni rapporti nemmeno con il Presidente Berlusconi, reo di non avergli affidato - dopo mesi di anticamera - il tanto agognato "Ministero dell'Immigrazione". L'ennesimo partito da 0,0000000000005%, che prima delle politiche verrà opportunisticamente imbarcato. O forse - anche se ne dubito - dal 10%, come la Lega alle ultime elezioni. E Magdi Allam sotto-sottosegretario agli interni, a convalidare decreti di espulsione di memoria nasseriana. Abbiamo convissuto con Borghezio, Calderoli, Gentilini. Conviveremo anche con Magdi "Cristiano" Allam. Tanto i voti che ottengono questi signori, mica qualificano questi ultimi. Essi qualificano soprattutto il popolo che li vota.



http://www.costruiamoilfuturo.it/immagini/Image/AALEGATO%205.jpg

05 giu 2009

Egitto."Traduzione integrale in italiano del discorso di Barck Obama all'Università de Il Cairo" Condividi


Traduzione integrale di Anna Bissanti del discorso del presidente americano Barack Obama all'Università del Cairo. 6mila parole senza mai pronunciare il termine 'terrorismo'.
Egitto. Università de Il Cairo -- 05 Giugno 2009 -- (di Barack Obama) -- "Sono onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della cultura islamica e da oltre un secolo l'Università del Cairo è la culla del progresso dell'Egitto. Insieme, queste due istituzioni rappresentano il connubio di tradizione e progresso. Sono grato di questa ospitalità e dell'accoglienza che il popolo egiziano mi ha riservato. Sono altresì orgoglioso di portare con me in questo viaggio le buone intenzioni del popolo americano, e di portarvi il saluto di pace delle comunità musulmane del mio Paese: assalaamu alaykum."

"Ci incontriamo qui in un periodo di forte tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani in tutto il mondo, tensione che ha le sue radici nelle forze storiche che prescindono da qualsiasi attuale dibattito politico. Il rapporto tra Islam e Occidente ha alle spalle secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche di conflitto e di guerre di religione. In tempi più recenti, questa tensione è stata alimentata dal colonialismo, che ha negato diritti e opportunità a molti musulmani, e da una Guerra Fredda nella quale i Paesi a maggioranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come Paesi che agivano per procura, senza tener conto delle loro legittime aspirazioni. Oltretutto, i cambiamenti radicali prodotti dal processo di modernizzazione e dalla globalizzazione hanno indotto molti musulmani a considerare l'Occidente ostile nei confronti delle tradizioni dell'Islam."

"Violenti estremisti hanno saputo sfruttare queste tensioni in una minoranza, esigua ma forte, di musulmani. Gli attentati dell'11 settembre 2001 e gli sforzi continui di questi estremisti volti a perpetrare atti di violenza contro civili inermi ha di conseguenza indotto alcune persone nel mio Paese a considerare l'Islam come inevitabilmente ostile non soltanto nei confronti dell'America e dei Paesi occidentali in genere, ma anche dei diritti umani. Tutto ciò ha comportato maggiori paure, maggiori diffidenze. Fino a quando i nostri rapporti saranno definiti dalle nostre differenze, daremo maggior potere a coloro che perseguono l'odio invece della pace, coloro che si adoperano per lo scontro invece che per la collaborazione che potrebbe aiutare tutti i nostri popoli a ottenere giustizia e a raggiungere il benessere. Adesso occorre porre fine a questo circolo vizioso di sospetti e discordia."

"Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l'inizio di un rapporto che si basi sull'interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro. Al contrario, America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo."

"Sono qui consapevole che questo cambiamento non potrà avvenire nell'arco di una sola notte. Nessun discorso o proclama potrà mai sradicare completamente una diffidenza pluriennale. Né io sarò in grado, nel tempo che ho a disposizione, di porre rimedio e dare soluzione a tutte le complesse questioni che ci hanno condotti a questo punto. Sono però convinto che per poter andare avanti dobbiamo dire apertamente ciò che abbiamo nel cuore, e che troppo spesso viene detto soltanto a porte chiuse. Dobbiamo promuovere uno sforzo sostenuto nel tempo per ascoltarci, per imparare l'uno dall'altro, per rispettarci, per cercare un terreno comune di intesa. Il Sacro Corano dice: "Siate consapevoli di Dio e dite sempre la verità". Questo è quanto cercherò di fare: dire la verità nel miglior modo possibile, con un atteggiamento umile per l'importante compito che devo affrontare, fermamente convinto che gli interessi che condividiamo in quanto appartenenti a un unico genere umano siano molto più potenti ed efficaci delle forze che ci allontanano in direzioni opposte."

"In parte le mie convinzioni si basano sulla mia stessa esperienza: sono cristiano, ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale hanno fatto parte generazioni intere di musulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del Sole e al calare delle tenebre la chiamata dell'azaan. Quando ero ragazzo, ho prestato servizio nelle comunità di Chicago presso le quali molti trovavano dignità e pace nella loro fede musulmana."

"Ho studiato Storia e ho imparato quanto la civiltà sia debitrice nei confronti dell'Islam. Fu l'Islam infatti - in istituzioni come l'Università Al-Azhar - a tenere alta la fiaccola del sapere per molti secoli, preparando la strada al Rinascimento europeo e all'Illuminismo. Fu l'innovazione presso le comunità musulmane a sviluppare scienze come l'algebra, a inventare la bussola magnetica, vari strumenti per la navigazione; a far progredire la maestria nello scrivere e nella stampa; la nostra comprensione di come si diffondono le malattie e come è possibile curarle. La cultura islamica ci ha regalato maestosi archi e cuspidi elevate; poesia immortale e musica eccelsa; calligrafia elegante e luoghi di meditazione pacifica. Per tutto il corso della sua Storia, l'Islam ha dimostrato con le parole e le azioni la possibilità di praticare la tolleranza religiosa e l'eguaglianza tra le razze."

"So anche che l'Islam ha avuto una parte importante nella Storia americana. La prima nazione a riconoscere il mio Paese è stato il Marocco. Firmando il Trattato di Tripoli nel 1796, il nostro secondo presidente, John Adams, scrisse: "Gli Stati Uniti non hanno a priori alcun motivo di inimicizia nei confronti delle leggi, della religione o dell'ordine dei musulmani". Sin dalla fondazione degli Stati Uniti, i musulmani americani hanno arricchito il mio Paese: hanno combattuto nelle nostre guerre, hanno prestato servizio al governo, si sono battuti per i diritti civili, hanno avviato aziende e attività, hanno insegnato nelle nostre università, hanno eccelso in molteplici sport, hanno vinto premi Nobel, hanno costruito i nostri edifici più alti e acceso la Torcia Olimpica. E quando di recente il primo musulmano americano è stato eletto come rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, egli ha giurato di difendere la nostra Costituzione utilizzando lo stesso Sacro Corano che uno dei nostri Padri Fondatori - Thomas Jefferson - custodiva nella sua biblioteca personale."

"Ho pertanto conosciuto l'Islam in tre continenti, prima di venire in questa regione nella quale esso fu rivelato agli uomini per la prima volta. Questa esperienza illumina e guida la mia convinzione che una partnership tra America e Islam debba basarsi su ciò che l'Islam è, non su ciò che non è. Ritengo che rientri negli obblighi e nelle mie responsabilità di presidente degli Stati Uniti lottare contro qualsiasi stereotipo negativo dell'Islam, ovunque esso possa affiorare."

"Ma questo medesimo principio deve applicarsi alla percezione dell'America da parte dei musulmani. Proprio come i musulmani non ricadono in un approssimativo e grossolano stereotipo, così l'America non corrisponde a quell'approssimativo e grossolano stereotipo di un impero interessato al suo solo tornaconto. Gli Stati Uniti sono stati una delle più importanti culle del progresso che il mondo abbia mai conosciuto. Sono nati dalla rivoluzione contro un impero. Sono stati fondati sull'ideale che tutti gli esseri umani nascono uguali e per dare significato a queste parole essi hanno versato sangue e lottato per secoli, fuori dai loro confini, in ogni parte del mondo. Sono stati plasmati da ogni cultura, proveniente da ogni remoto angolo della Terra, e si ispirano a un unico ideale: E pluribus unum. "Da molti, uno solo".

"Si sono dette molte cose e si è speculato alquanto sul fatto che un afro-americano di nome Barack Hussein Obama potesse essere eletto presidente, ma la mia storia personale non è così unica come sembra. Il sogno della realizzazione personale non si è concretizzato per tutti in America, ma quel sogno, quella promessa, è tuttora valido per chiunque approdi alle nostre sponde, e ciò vale anche per quasi sette milioni di musulmani americani che oggi nel nostro Paese godono di istruzione e stipendi più alti della media."

"E ancora: la libertà in America è tutt'uno con la libertà di professare la propria religione. Ecco perché in ogni Stato americano c'è almeno una moschea, e complessivamente se ne contano oltre 1.200 all'interno dei nostri confini. Ecco perché il governo degli Stati Uniti si è rivolto ai tribunali per tutelare il diritto delle donne e delle giovani ragazze a indossare l'hijab e a punire coloro che vorrebbero impedirglielo."

"Non c'è dubbio alcuno, pertanto: l'Islam è parte integrante dell'America. E io credo che l'America custodisca al proprio interno la verità che, indipendentemente da razza, religione, posizione sociale nella propria vita, tutti noi condividiamo aspirazioni comuni, come quella di vivere in pace e sicurezza, quella di volerci istruire e avere un lavoro dignitoso, quella di amare le nostre famiglie, le nostre comunità e il nostro Dio. Queste sono le cose che abbiamo in comune. Queste sono le speranze e le ambizioni di tutto il genere umano."

"Naturalmente, riconoscere la nostra comune appartenenza a un unico genere umano è soltanto l'inizio del nostro compito: le parole da sole non possono dare risposte concrete ai bisogni dei nostri popoli. Questi bisogni potranno essere soddisfatti soltanto se negli anni a venire sapremo agire con audacia, se capiremo che le sfide che dovremo affrontare sono le medesime e che se falliremo e non riusciremo ad avere la meglio su di esse ne subiremo tutti le conseguenze."

"Abbiamo infatti appreso di recente che quando un sistema finanziario si indebolisce in un Paese, è la prosperità di tutti a patirne. Quando una nuova malattia infetta un essere umano, tutti sono a rischio. Quando una nazione vuole dotarsi di un'arma nucleare, il rischio di attacchi nucleari aumenta per tutte le nazioni. Quando violenti estremisti operano in una remota zona di montagna, i popoli sono a rischio anche al di là degli oceani. E quando innocenti inermi sono massacrati in Bosnia e in Darfur, è la coscienza di tutti a uscirne macchiata e infangata. Ecco che cosa significa nel XXI secolo abitare uno stesso pianeta: questa è la responsabilità che ciascuno di noi ha in quanto essere umano."

"Si tratta sicuramente di una responsabilità ardua di cui farsi carico. La Storia umana è spesso stata un susseguirsi di nazioni e di tribù che si assoggettavano l'una all'altra per servire i loro interessi. Nondimeno, in questa nuova epoca, un simile atteggiamento sarebbe autodistruttivo. Considerato quanto siamo interdipendenti gli uni dagli altri, qualsiasi ordine mondiale che dovesse elevare una nazione o un gruppo di individui al di sopra degli altri sarebbe inevitabilmente destinato all'insuccesso. Indipendentemente da tutto ciò che pensiamo del passato, non dobbiamo esserne prigionieri. I nostri problemi devono essere affrontati collaborando, diventando partner, condividendo tutti insieme il progresso."

"Ciò non significa che dovremmo ignorare i motivi di tensione. Significa anzi esattamente il contrario: dobbiamo far fronte a queste tensioni senza indugio e con determinazione. Ed è quindi con questo spirito che vi chiedo di potervi parlare quanto più chiaramente e semplicemente mi sarà possibile di alcune questioni particolari che credo fermamente che dovremo in definitiva affrontare insieme."

"Il primo problema che dobbiamo affrontare insieme è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho detto chiaramente che l'America non è - e non sarà mai - in guerra con l'Islam. In ogni caso, però, noi non daremo mai tregua agli estremisti violenti che costituiscono una grave minaccia per la nostra sicurezza. E questo perché anche noi disapproviamo ciò che le persone di tutte le confessioni religiose disapprovano: l'uccisione di uomini, donne e bambini innocenti. Il mio primo dovere in quanto presidente è quello di proteggere il popolo americano."

"La situazione in Afghanistan dimostra quali siano gli obiettivi dell'America, e la nostra necessità di lavorare insieme. Oltre sette anni fa gli Stati Uniti dettero la caccia ad Al Qaeda e ai Taliban con un vasto sostegno internazionale. Non andammo per scelta, ma per necessità. Sono consapevole che alcuni mettono in dubbio o giustificano gli eventi dell'11 settembre. Cerchiamo però di essere chiari: quel giorno Al Qaeda uccise circa 3.000 persone. Le vittime furono uomini, donne, bambini innocenti, americani e di molte altre nazioni, che non avevano commesso nulla di male nei confronti di nessuno. Eppure Al Qaeda scelse deliberatamente di massacrare quelle persone, rivendicando gli attentati, e ancora adesso proclama la propria intenzione di continuare a perpetrare stragi di massa. Al Qaeda ha affiliati in molti Paesi e sta cercando di espandere il proprio raggio di azione. Queste non sono opinioni sulle quali polemizzare: sono dati di fatto da affrontare concretamente."

"Non lasciatevi trarre in errore: noi non vogliamo che le nostre truppe restino in Afghanistan. Non abbiamo intenzione di impiantarvi basi militari stabili. È lacerante per l'America continuare a perdere giovani uomini e giovani donne. Portare avanti quel conflitto è difficile, oneroso e politicamente arduo. Saremmo ben lieti di riportare a casa anche l'ultimo dei nostri soldati se solo potessimo essere fiduciosi che in Afghanistan e in Pakistan non ci sono estremisti violenti che si prefiggono di massacrare quanti più americani possibile. Ma non è ancora così."

"Questo è il motivo per cui siamo parte di una coalizione di 46 Paesi. Malgrado le spese e gli oneri che ciò comporta, l'impegno dell'America non è mai venuto e mai verrà meno. In realtà, nessuno di noi dovrebbe tollerare questi estremisti: essi hanno colpito e ucciso in molti Paesi. Hanno assassinato persone di ogni fede religiosa. Più di altri, hanno massacrato musulmani. Le loro azioni sono inconciliabili con i diritti umani, il progresso delle nazioni, l'Islam stesso."

"Il Sacro Corano predica che chiunque uccida un innocente è come se uccidesse tutto il genere umano. E chiunque salva un solo individuo, in realtà salva tutto il genere umano. La fede profonda di oltre un miliardo di persone è infinitamente più forte del miserabile odio che nutrono alcuni. L'Islam non è parte del problema nella lotta all'estremismo violento: è anzi una parte importante nella promozione della pace."

"Sappiamo anche che la sola potenza militare non risolverà i problemi in Afghanistan e in Pakistan: per questo motivo stiamo pianificando di investire fino a 1,5 miliardi di dollari l'anno per i prossimi cinque anni per aiutare i pachistani a costruire scuole e ospedali, strade e aziende, e centinaia di milioni di dollari per aiutare gli sfollati. Per questo stesso motivo stiamo per offrire 2,8 miliardi di dollari agli afgani per fare altrettanto, affinché sviluppino la loro economia e assicurino i servizi di base dai quali dipende la popolazione."

"Permettetemi ora di affrontare la questione dell'Iraq: a differenza di quella in Afghanistan, la guerra in Iraq è stata voluta, ed è una scelta che ha provocato molti forti dissidi nel mio Paese e in tutto il mondo. Anche se sono convinto che in definitiva il popolo iracheno oggi viva molto meglio senza la tirannia di Saddam Hussein, credo anche che quanto accaduto in Iraq sia servito all'America per comprendere meglio l'uso delle risorse diplomatiche e l'utilità di un consenso internazionale per risolvere, ogniqualvolta ciò sia possibile, i nostri problemi. A questo proposito potrei citare le parole di Thomas Jefferson che disse: "Io auspico che la nostra saggezza cresca in misura proporzionale alla nostra potenza e ci insegni che quanto meno faremo ricorso alla potenza tanto più saggi saremo".

"Oggi l'America ha una duplice responsabilità: aiutare l'Iraq a plasmare un miglior futuro per se stesso e lasciare l'Iraq agli iracheni. Ho già detto chiaramente al popolo iracheno che l'America non intende avere alcuna base sul territorio iracheno, e non ha alcuna pretesa o rivendicazione sul suo territorio o sulle sue risorse. La sovranità dell'Iraq è esclusivamente sua. Per questo ho dato ordine alle nostre brigate combattenti di ritirarsi entro il prossimo mese di agosto. Noi onoreremo la nostra promessa e l'accordo preso con il governo iracheno democraticamente eletto di ritirare il contingente combattente dalle città irachene entro luglio e tutti i nostri uomini dall'Iraq entro il 2012. Aiuteremo l'Iraq ad addestrare gli uomini delle sue Forze di Sicurezza, e a sviluppare la sua economia. Ma daremo sostegno a un Iraq sicuro e unito da partner, non da dominatori."

"E infine, proprio come l'America non può tollerare in alcun modo la violenza perpetrata dagli estremisti, essa non può in alcun modo abiurare ai propri principi. L'11 settembre è stato un trauma immenso per il nostro Paese. La paura e la rabbia che quegli attentati hanno scatenato sono state comprensibili, ma in alcuni casi ci hanno spinto ad agire in modo contrario ai nostri stessi ideali. Ci stiamo adoperando concretamente per cambiare linea d'azione. Ho personalmente proibito in modo inequivocabile il ricorso alla tortura da parte degli Stati Uniti, e ho dato l'ordine che il carcere di Guantánamo Bay sia chiuso entro i primi mesi dell'anno venturo. L'America, in definitiva, si difenderà rispettando la sovranità altrui e la legalità delle altre nazioni. Lo farà in partenariato con le comunità musulmane, anch'esse minacciate. Quanto prima gli estremisti saranno isolati e si sentiranno respinti dalle comunità musulmane, tanto prima saremo tutti più al sicuro."

"La seconda più importante causa di tensione della quale dobbiamo discutere è la situazione tra israeliani, palestinesi e mondo arabo. Sono ben noti i solidi rapporti che legano Israele e Stati Uniti. Si tratta di un vincolo infrangibile, che ha radici in legami culturali che risalgono indietro nel tempo, nel riconoscimento che l'aspirazione a una patria ebraica è legittimo e ha anch'esso radici in una storia tragica, innegabile."

"Nel mondo il popolo ebraico è stato perseguitato per secoli e l'antisemitismo in Europa è culminato nell'Olocausto, uno sterminio senza precedenti. Domani mi recherò a Buchenwald, uno dei molti campi nei quali gli ebrei furono resi schiavi, torturati, uccisi a colpi di arma da fuoco o con il gas dal Terzo Reich. Sei milioni di ebrei furono così massacrati, un numero superiore all'intera popolazione odierna di Israele. Confutare questa realtà è immotivato, da ignoranti, alimenta l'odio. Minacciare Israele di distruzione - o ripetere vili stereotipi sugli ebrei - è profondamente sbagliato, e serve soltanto a evocare nella mente degli israeliani il ricordo più doloroso della loro Storia, precludendo la pace che il popolo di quella regione merita."

"D'altra parte è innegabile che il popolo palestinese - formato da cristiani e musulmani - ha sofferto anch'esso nel tentativo di avere una propria patria. Da oltre 60 anni affronta tutto ciò che di doloroso è connesso all'essere sfollati. Molti vivono nell'attesa, nei campi profughi della Cisgiordania, di Gaza, dei Paesi vicini, aspettando una vita fatta di pace e sicurezza che non hanno mai potuto assaporare finora. Giorno dopo giorno i palestinesi affrontano umiliazioni piccole e grandi che sempre si accompagnano all'occupazione di un territorio. Sia dunque chiara una cosa: la situazione per il popolo palestinese è insostenibile. L'America non volterà le spalle alla legittima aspirazione del popolo palestinese alla dignità, alle pari opportunità, a uno Stato proprio."

"Da decenni tutto è fermo, in uno stallo senza soluzione: due popoli con legittime aspirazioni, ciascuno con una storia dolorosa alle spalle che rende il compromesso quanto mai difficile da raggiungere. È facile puntare il dito: è facile per i palestinesi addossare alla fondazione di Israele la colpa del loro essere profughi. È facile per gli israeliani addossare la colpa alla costante ostilità e agli attentati che hanno costellato tutta la loro storia all'interno dei confini e oltre. Ma se noi insisteremo a voler considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall'altra, rimarremo ciechi e non riusciremo a vedere la verità: l'unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza."

"Questa soluzione è nell'interesse di Israele, nell'interesse della Palestina, nell'interesse dell'America e nell'interesse del mondo intero. È a ciò che io alludo espressamente quando dico di voler perseguire personalmente questo risultato con tutta la pazienza e l'impegno che questo importante obiettivo richiede. Gli obblighi per le parti che hanno sottoscritto la Road Map sono chiari e inequivocabili. Per arrivare alla pace, è necessario ed è ora che loro - e noi tutti con loro - facciamo finalmente fronte alle rispettive responsabilità."

"I palestinesi devono abbandonare la violenza. Resistere con la violenza e le stragi è sbagliato e non porta ad alcun risultato. Per secoli i neri in America hanno subito i colpi di frusta, quando erano schiavi, e hanno patito l'umiliazione della segregazione. Ma non è stata certo la violenza a far loro ottenere pieni ed eguali diritti come il resto della popolazione: è stata la pacifica e determinata insistenza sugli ideali al cuore della fondazione dell'America. La stessa cosa vale per altri popoli, dal Sudafrica all'Asia meridionale, dall'Europa dell'Est all'Indonesia. Questa storia ha un'unica semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie di uscita. Tirare razzi a bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza. Non è in questo modo che si afferma l'autorità morale: questo è il modo col quale l'autorità morale al contrario cede e capitola definitivamente."

"È giunto il momento per i palestinesi di concentrarsi su quello che possono costruire. L'Autorità Palestinese deve sviluppare la capacità di governare, con istituzioni che siano effettivamente al servizio delle necessità della sua gente. Hamas gode di sostegno tra alcuni palestinesi, ma ha anche delle responsabilità. Per rivestire un ruolo determinante nelle aspirazioni dei palestinesi, per unire il popolo palestinese, Hamas deve porre fine alla violenza, deve riconoscere gli accordi intercorsi, deve riconoscere il diritto di Israele a esistere. Allo stesso tempo, gli israeliani devono riconoscere che proprio come il diritto a esistere di Israele non può essere in alcun modo messo in discussione, così è per la Palestina. Gli Stati Uniti non ammettono la legittimità dei continui insediamenti israeliani, che violano i precedenti accordi e minano gli sforzi volti a perseguire la pace. È ora che questi insediamenti si fermino."

"Israele deve dimostrare di mantenere le proprie promesse e assicurare che i palestinesi possano effettivamente vivere, lavorare, sviluppare la loro società. Proprio come devasta le famiglie palestinesi, l'incessante crisi umanitaria a Gaza non è di giovamento alcuno alla sicurezza di Israele. Né è di giovamento per alcuno la costante mancanza di opportunità di qualsiasi genere in Cisgiordania. Il progresso nella vita quotidiana del popolo palestinese deve essere parte integrante della strada verso la pace e Israele deve intraprendere i passi necessari a rendere possibile questo progresso."

"Infine, gli Stati Arabi devono riconoscere che l'Arab Peace Initiative è stato sì un inizio importante, ma che non pone fine alle loro responsabilità individuali. Il conflitto israelo-palestinese non dovrebbe più essere sfruttato per distogliere l'attenzione dei popoli delle nazioni arabe da altri problemi. Esso, al contrario, deve essere di incitamento ad agire per aiutare il popolo palestinese a sviluppare le istituzioni che costituiranno il sostegno e la premessa del loro Stato; per riconoscere la legittimità di Israele; per scegliere il progresso invece che l'incessante e autodistruttiva attenzione per il passato."

"L'America allineerà le proprie politiche mettendole in sintonia con coloro che vogliono la pace e per essa si adoperano, e dirà ufficialmente ciò che dirà in privato agli israeliani, ai palestinesi e agli arabi. Noi non possiamo imporre la pace. In forma riservata, tuttavia, molti musulmani riconoscono che Israele non potrà scomparire. Allo stesso modo, molti israeliani ammettono che uno Stato palestinese è necessario. È dunque giunto il momento di agire in direzione di ciò che tutti sanno essere vero e inconfutabile."

"Troppe sono le lacrime versate; troppo è il sangue sparso inutilmente. Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di pace nella quale tutti i figli di Abramo vivranno insieme in modo pacifico come nella storia di Isra, allorché Mosé, Gesù e Maometto (la pace sia con loro) si unirono in preghiera."

"Terza causa di tensione è il nostro comune interesse nei diritti e nelle responsabilità delle nazioni nei confronti delle armi nucleari. Questo argomento è stato fonte di grande preoccupazione tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica iraniana. Da molti anni l'Iran si distingue per la propria ostilità nei confronti del mio Paese e in effetti tra i nostri popoli ci sono stati episodi storici violenti. Nel bel mezzo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno avuto parte nel rovesciamento di un governo iraniano democraticamente eletto. Dalla Rivoluzione Islamica, l'Iran ha rivestito un ruolo preciso nella cattura di ostaggi e in episodi di violenza contro i soldati e i civili statunitensi. Tutto ciò è ben noto. Invece di rimanere intrappolati nel passato, ho detto chiaramente alla leadership iraniana e al popolo iraniano che il mio Paese è pronto ad andare avanti. La questione, adesso, non è capire contro cosa sia l'Iran, ma piuttosto quale futuro intenda costruire."

"Sarà sicuramente difficile superare decenni di diffidenza, ma procederemo ugualmente, con coraggio, con onestà e con determinazione. Ci saranno molti argomenti dei quali discutere tra i nostri due Paesi, ma noi siamo disposti ad andare avanti in ogni caso, senza preconcetti, sulla base del rispetto reciproco. È chiaro tuttavia a tutte le persone coinvolte che riguardo alle armi nucleari abbiamo raggiunto un momento decisivo. Non è unicamente nell'interesse dell'America affrontare il tema: si tratta qui di evitare una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente, che potrebbe portare questa regione e il mondo intero verso una china molto pericolosa."

"Capisco le ragioni di chi protesta perché alcuni Paesi hanno armi che altri non hanno. Nessuna nazione dovrebbe scegliere e decidere quali nazioni debbano avere armi nucleari. È per questo motivo che io ho ribadito con forza l'impegno americano a puntare verso un futuro nel quale nessuna nazione abbia armi nucleari. Tutte le nazioni - Iran incluso - dovrebbero avere accesso all'energia nucleare a scopi pacifici se rispettano i loro obblighi e le loro responsabilità previste dal Trattato di Non Proliferazione. Questo è il nocciolo, il cuore stesso del Trattato e deve essere rispettato da tutti coloro che lo hanno sottoscritto. Spero pertanto che tutti i Paesi nella regione possano condividere questo obiettivo."

"Il quarto argomento di cui intendo parlarvi è la democrazia. Sono consapevole che negli ultimi anni ci sono state controversie su come vada incentivata la democrazia e molte di queste discussioni sono riconducibili alla guerra in Iraq. Permettetemi di essere chiaro: nessun sistema di governo può o deve essere imposto da una nazione a un'altra."

"Questo non significa, naturalmente, che il mio impegno in favore di governi che riflettono il volere dei loro popoli, ne esce diminuito. Ciascuna nazione dà vita e concretizza questo principio a modo suo, sulla base delle tradizioni della sua gente. L'America non ha la pretesa di conoscere che cosa sia meglio per ciascuna nazione, così come noi non presumeremmo mai di scegliere il risultato in pacifiche consultazioni elettorali. Ma io sono profondamente e irremovibilmente convinto che tutti i popoli aspirano a determinate cose: la possibilità di esprimersi liberamente e decidere in che modo vogliono essere governati; la fiducia nella legalità e in un'equa amministrazione della giustizia; un governo che sia trasparente e non si approfitti del popolo; la libertà di vivere come si sceglie di voler vivere. Questi non sono ideali solo americani: sono diritti umani, ed è per questo che noi li sosterremo ovunque."

"La strada per realizzare questa promessa non è rettilinea. Ma una cosa è chiara e palese: i governi che proteggono e tutelano i diritti sono in definitiva i più stabili, quelli di maggior successo, i più sicuri. Soffocare gli ideali non è mai servito a farli sparire per sempre. L'America rispetta il diritto di tutte le voci pacifiche e rispettose della legalità a farsi sentire nel mondo, anche qualora fosse in disaccordo con esse. E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli."

"Quest'ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui. Non importa chi è al potere: è il governo del popolo ed eletto dal popolo a fissare l'unico parametro per tutti coloro che sono al potere. Occorre restare al potere solo col consenso, non con la coercizione; occorre rispettare i diritti delle minoranze e partecipare con uno spirito di tolleranza e di compromesso; occorre mettere gli interessi del popolo e il legittimo sviluppo del processo politico al di sopra dei propri interessi e del proprio partito. Senza questi elementi fondamentali, le elezioni da sole non creano una vera democrazia."

"Il quinto argomento del quale dobbiamo occuparci tutti insieme è la libertà religiosa. L'Islam ha una fiera tradizione di tolleranza: lo vediamo nella storia dell'Andalusia e di Cordoba durante l'Inquisizione. Con i miei stessi occhi da bambino in Indonesia ho visto che i cristiani erano liberi di professare la loro fede in un Paese a stragrande maggioranza musulmana. Questo è lo spirito che ci serve oggi. I popoli di ogni Paese devono essere liberi di scegliere e praticare la loro fede sulla sola base delle loro convinzioni personali, la loro predisposizione mentale, la loro anima, il loro cuore. Questa tolleranza è essenziale perché la religione possa prosperare, ma purtroppo essa è minacciata in molteplici modi."

"Tra alcuni musulmani predomina un'inquietante tendenza a misurare la propria fede in misura proporzionale al rigetto delle altre. La ricchezza della diversità religiosa deve essere sostenuta, invece, che si tratti dei maroniti in Libano o dei copti in Egitto. E anche le linee di demarcazione tra le varie confessioni devono essere annullate tra gli stessi musulmani, considerato che le divisioni di sunniti e sciiti hanno portato a episodi di particolare violenza, specialmente in Iraq."

"La libertà di religione è fondamentale per la capacità dei popoli di convivere. Dobbiamo sempre esaminare le modalità con le quali la proteggiamo. Per esempio, negli Stati Uniti le norme previste per le donazioni agli enti di beneficienza hanno reso più difficile per i musulmani ottemperare ai loro obblighi religiosi. Per questo motivo mi sono impegnato a lavorare con i musulmani americani per far sì che possano obbedire al loro precetto dello zakat."

"Analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini musulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna musulmana. Noi non possiamo camuffare l'ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo."

"È vero il contrario: la fede dovrebbe avvicinarci. Ecco perché stiamo mettendo a punto dei progetti di servizio in America che vedano coinvolti insieme cristiani, musulmani ed ebrei. Ecco perché accogliamo positivamente gli sforzi come il dialogo interreligioso del re Abdullah dell'Arabia Saudita e la leadership turca nell'Alliance of Civilizations. In tutto il mondo, possiamo trasformare il dialogo in un servizio interreligioso, così che i ponti tra i popoli portino all'azione e a interventi concreti, come combattere la malaria in Africa o portare aiuto e conforto dopo un disastro naturale."

"Il sesto problema di cui vorrei che ci occupassimo insieme sono i diritti delle donne. So che si discute molto di questo e respingo l'opinione di chi in Occidente crede che se una donna sceglie di coprirsi la testa e i capelli è in qualche modo "meno uguale". So però che negare l'istruzione alle donne equivale sicuramente a privare le donne di uguaglianza. E non è certo una coincidenza che i Paesi nei quali le donne possono studiare e sono istruite hanno maggiori probabilità di essere prosperi."

"Vorrei essere chiaro su questo punto: la questione dell'eguaglianza delle donne non riguarda in alcun modo l'Islam. In Turchia, in Pakistan, in Bangladesh e in Indonesia, abbiamo visto Paesi a maggioranza musulmana eleggere al governo una donna. Nel frattempo la battaglia per la parità dei diritti per le donne continua in molti aspetti della vita americana e anche in altri Paesi di tutto il mondo."

"Le nostre figlie possono dare un contributo alle nostre società pari a quello dei nostri figli, e la nostra comune prosperità trarrà vantaggio e beneficio consentendo a tutti gli esseri umani - uomini e donne - di realizzare a pieno il loro potenziale umano. Non credo che una donna debba prendere le medesime decisioni di un uomo, per essere considerata uguale a lui, e rispetto le donne che scelgono di vivere le loro vite assolvendo ai loro ruoli tradizionali. Ma questa dovrebbe essere in ogni caso una loro scelta. Ecco perché gli Stati Uniti saranno partner di qualsiasi Paese a maggioranza musulmana che voglia sostenere il diritto delle bambine ad accedere all'istruzione, e voglia aiutare le giovani donne a cercare un'occupazione tramite il microcredito che aiuta tutti a concretizzare i propri sogni."

"Infine, vorrei parlare con voi di sviluppo economico e di opportunità. So che agli occhi di molti il volto della globalizzazione è contraddittorio. Internet e la televisione possono portare conoscenza e informazione, ma anche forme offensive di sessualità e di violenza fine a se stessa. I commerci possono portare ricchezza e opportunità, ma anche grossi problemi e cambiamenti per le comunità località. In tutte le nazioni - compresa la mia - questo cambiamento implica paura. Paura che a causa della modernità noi si possa perdere il controllo sulle nostre scelte economiche, le nostre politiche, e cosa ancora più importante, le nostre identità, ovvero le cose che ci sono più care per ciò che concerne le nostre comunità, le nostre famiglie, le nostre tradizioni e la nostra religione."

"So anche, però, che il progresso umano non si può fermare. Non ci deve essere contraddizione tra sviluppo e tradizione. In Paesi come Giappone e Corea del Sud l'economia cresce mentre le tradizioni culturali sono invariate. Lo stesso vale per lo straordinario progresso di Paesi a maggioranza musulmana come Kuala Lumpur e Dubai. Nei tempi antichi come ai nostri giorni, le comunità musulmane sono sempre state all'avanguardia nell'innovazione e nell'istruzione."

"Quanto ho detto è importante perché nessuna strategia di sviluppo può basarsi soltanto su ciò che nasce dalla terra, né può essere sostenibile se molti giovani sono disoccupati. Molti Stati del Golfo Persico hanno conosciuto un'enorme ricchezza dovuta al petrolio, e alcuni stanno iniziando a programmare seriamente uno sviluppo a più ampio raggio. Ma dobbiamo tutti riconoscere che l'istruzione e l'innovazione saranno la valuta del XXI secolo, e in troppe comunità musulmane continuano a esserci investimenti insufficienti in questi settori. Sto dando grande rilievo a investimenti di questo tipo nel mio Paese. Mentre l'America in passato si è concentrata sul petrolio e sul gas di questa regione del mondo, adesso intende perseguire qualcosa di completamente diverso."

"Dal punto di vista dell'istruzione, allargheremo i nostri programmi di scambi culturali, aumenteremo le borse di studio, come quella che consentì a mio padre di andare a studiare in America, incoraggiando un numero maggiore di americani a studiare nelle comunità musulmane. Procureremo agli studenti musulmani più promettenti programmi di internship in America; investiremo sull'insegnamento a distanza per insegnanti e studenti di tutto il mondo; creeremo un nuovo network online, così che un adolescente in Kansas possa scambiare istantaneamente informazioni con un adolescente al Cairo."

"Per quanto concerne lo sviluppo economico, creeremo un nuovo corpo di volontari aziendali che lavori con le controparti in Paesi a maggioranza musulmana. Organizzerò quest'anno un summit sull'imprenditoria per identificare in che modo stringere più stretti rapporti di collaborazione con i leader aziendali, le fondazioni, le grandi società, gli imprenditori degli Stati Uniti e delle comunità musulmane sparse nel mondo."

"Dal punto di vista della scienza e della tecnologia, lanceremo un nuovo fondo per sostenere lo sviluppo tecnologico nei Paesi a maggioranza musulmana, e per aiutare a tradurre in realtà di mercato le idee, così da creare nuovi posti di lavoro. Apriremo centri di eccellenza scientifica in Africa, in Medio Oriente e nel Sudest asiatico; nomineremo nuovi inviati per la scienza per collaborare a programmi che sviluppino nuove fonti di energia, per creare posti di lavoro "verdi", monitorare i successi, l'acqua pulita e coltivare nuove specie. Oggi annuncio anche un nuovo sforzo globale con l'Organizzazione della Conferenza Islamica mirante a sradicare la poliomielite. Espanderemo inoltre le forme di collaborazione con le comunità musulmane per favorire e promuovere la salute infantile e delle puerpere."

"Tutte queste cose devono essere fatte insieme. Gli americani sono pronti a unirsi ai governi e ai cittadini di tutto il mondo, le organizzazioni comunitarie, gli esponenti religiosi, le aziende delle comunità musulmane di tutto il mondo per permettere ai nostri popoli di vivere una vita migliore."

"I problemi che vi ho illustrato non sono facilmente risolvibili, ma abbiamo tutti la responsabilità di unirci per il bene e il futuro del mondo che vogliamo, un mondo nel quale gli estremisti non possano più minacciare i nostri popoli e nel quale i soldati americani possano tornare alle loro case; un mondo nel quale gli israeliani e i palestinesi siano sicuri nei loro rispettivi Stati e l'energia nucleare sia utilizzata soltanto a fini pacifici; un mondo nel quale i governi siano al servizio dei loro cittadini e i diritti di tutti i figli di Dio siano rispettati. Questi sono interessi reciproci e condivisi. Questo è il mondo che vogliamo. Ma potremo arrivarci soltanto insieme."

"So che molte persone - musulmane e non musulmane - mettono in dubbio la possibilità di dar vita a questo nuovo inizio. Alcuni sono impazienti di alimentare la fiamma delle divisioni, e di intralciare in ogni modo il progresso. Alcuni lasciano intendere che il gioco non valga la candela, che siamo predestinati a non andare d'accordo, e che le civiltà siano avviate a scontrarsi. Molti altri sono semplicemente scettici e dubitano fortemente che un cambiamento possa esserci. E poi ci sono la paura e la diffidenza. Se sceglieremo di rimanere ancorati al passato, non faremo mai passi avanti. E vorrei dirlo con particolare chiarezza ai giovani di ogni fede e di ogni Paese: "Voi, più di chiunque altro, avete la possibilità di cambiare questo mondo"."

"Tutti noi condividiamo questo pianeta per un brevissimo istante nel tempo. La domanda che dobbiamo porci è se intendiamo trascorrere questo brevissimo momento a concentrarci su ciò che ci divide o se vogliamo impegnarci insieme per uno sforzo - un lungo e impegnativo sforzo - per trovare un comune terreno di intesa, per puntare tutti insieme sul futuro che vogliamo dare ai nostri figli, e per rispettare la dignità di tutti gli esseri umani."

"È più facile dare inizio a una guerra che porle fine. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile tener conto delle differenze di ciascuno di noi che delle cose che abbiamo in comune. Ma nostro dovere è scegliere il cammino giusto, non quello più facile. C'è un unico vero comandamento al fondo di ogni religione: fare agli altri quello che si vorrebbe che gli altri facessero a noi. Questa verità trascende nazioni e popoli, è un principio, un valore non certo nuovo. Non è nero, non è bianco, non è marrone. Non è cristiano, musulmano, ebreo. É un principio che si è andato affermando nella culla della civiltà, e che tuttora pulsa nel cuore di miliardi di persone. È la fiducia nel prossimo, è la fiducia negli altri, ed è ciò che mi ha condotto qui oggi."

"Noi abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo in mente ciò che è stato scritto. Il Sacro Corano dice: "Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina. E ti abbiamo fatta in nazioni e tribù, così che voi poteste conoscervi meglio gli uni gli altri". Nel Talmud si legge: "La Torah nel suo insieme ha per scopo la promozione della pace". E la Sacra Bibbia dice: "Beati siano coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio".

"Sì, i popoli della Terra possono convivere in pace. Noi sappiamo che questo è il volere di Dio. E questo è il nostro dovere su questa Terra. Grazie, e che la pace di Dio sia con voi."