27 apr 2009

OSWALD SPENGLER (Il tramonto dell'Occidente)

OSWALD SPENGLER
A cura di Diego Fusaro
"Una cultura nasce nell'attimo in cui una grande anima si desta dallo stato psichico originario dell'eternità eternamente fanciulla e se ne distacca, come una forma da ciò che è privo di forma, come qualcosa di limitato e di perituro dall'illimitato e dal permanente. Essa fiorisce sulla base di un territorio delimitabile in modo preciso, al quale rimane vincolata come una pianta. Una cultura perisce quando quest'anima ha realizzato l'intera somma delle sue possibilità sotto forma di popoli, di lingue, di dottrine religiose, di arti, di stati e di scienze, ritornando quindi nel grembo della spiritualità originaria. " (Il tramonto dell'Occidente)

L'antitesi ipotizzata da Dilthey tra "spiegazione naturale" e "comprensione storica" si traduce in Oswald Spengler (1880-1936) nella contrapposizione tra "mondo come natura" e "mondo come storia". Spengler non fu tanto un filosofo nel senso rigoroso del termine, quanto piuttosto un ideologo, indubbiamente capace di cogliere certi orientamenti politico-spirituali del suo tempo, ma troppo proclive a sbrigative liquidazioni di determinati princìpi e valori (la libertà, la democrazia) e ad avventati appoggi agli orientamenti razzistici e totalitari approdati ad ultimo al nazismo. Egli, oltre ad altri scritti tra cui è bene ricordare Prussianesimo e socialismo (1919) e L'uomo e la tecnica (1931), è l'autore di una fortunata opera, Il tramonto dell'Occidente , pubblicata tra il 1918 e il 1922, cioè tra gli ultimi mesi della prima guerra mondiale e l'immediato dopoguerra, in un periodo in cui comincia ad accentuarsi (fino a diventare un elemento rilevante della cultura fra le due guerre mondiali) la consapevolezza di vivere in un periodo di crisi. Crisi sociale, economica e politica, in primis, ma anche crisi intellettuale e di valori, insomma delle certezze che l'inizio del secolo aveva ereditato dall'ottimismo ottocentesco (che con il Positivismo aveva raggiunto l'apice): " quello che ci appare più chiaro nei suoi contorni è il 'tramonto dell'antichità', mentre già oggi avvertiamo chiaramente in noi e intorno a noi i primi indizi di un avvenimento ad esso del tutto analogo per corso e durata, che appartiene ai primi secoli del prossimo millennio: il 'tramonto dell'Occidente' ". L'opera di Spengler è emblematica già dal titolo: la crisi e il crollo della Germania vengono interpretati come il tramonto dell'intera civiltà occidentale; in un quadro concettuale che riprende temi della speculazione di Goethe e di Nietzsche, Spengler tenta di rispondere alla domanda pressante sul destino della civiltà europea. Respingendo ogni concezione unitaria dello sviluppo storico, egli afferma la necessità di intendere la storia dell'umanità come esplicazione di una molteplicità di forme differenti, cioè di diverse civiltà dotate ciascuna di una propria vita e di un proprio sviluppo autonomo. Ogni civiltà è un organismo appartenente alla medesima specie e ha quindi una nascita, una crescita, una decadenza e una morte; e come in tutti gli organismi biologici questo ciclo di sviluppo ha il carattere della ineluttabilità, risultando necessariamente determinato dal corredo di possibilità di cui dispone all'inizio del suo sviluppo. Questo è il fondamento di ciò che Spengler chiama " logica organica della storia " , che ha il suo principio nella necessità del destino; e dal dominio della categoria della necessità deriva anche il carattere della risposta che egli dà al problema del futuro della civiltà occidentale. Esso può essere previsto in maniera esatta perché la civiltà occidentale seguirà lo stesso cammino di tutte le altre: " a noi non è data la libertà di realizzare una cosa anziché l'altra. Noi ci troviamo invece di fronte all'alternativa di fare il necessario e di non poter fare nulla. Un compito posto dalla necessità storica sarà in ogni caso realizzato, o col concorso dei singoli o ad onta di essi ". Spengler va quindi in cerca dei sintomi della decadenza dell'Occidente nell'analisi dei fenomeni economici e politici del mondo a lui contemporaneo, e li scorge nell'affermazione della borghesia, nel primato dell'economia sulla politica, nella democrazia, nella crisi dei princìpi religiosi e nella libertà di pensiero: " non esiste una satira più tremenda della libertà di pensiero. Un tempo non si poteva osare di pensare liberamente; ora ciò è permesso, ma non è più possibile. Si può pensare soltanto ciò che si deve volere, e proprio questo viene percepito come libertà ". Se il ciclo evolutivo è lo stesso per tutte le civiltà, è tuttavia diverso il loro corredo di possibilità. Spengler sviluppa qui, in senso radicalmente relativistico , la dottrina di Dilthey dell'autocentralità delle epoche storiche: ogni civiltà rappresenta un mondo a sé, con un proprio linguaggio formale, un proprio simbolismo, una propria concezione della natura e della storia. E' quindi possibile una comprensione effettiva solo nell'ambito di una stessa civiltà, che funge da orizzonte primario e intrascendibile; tra le civiltà non è possibile nessuna comunicazione, dal momento che ogni civiltà crea i propri valori e che tra di esse non vi sono valori comuni. Con l'opera di Spengler, lo storicismo tedesco dell'epoca approdava al relativismo: questo esito, già del resto implicito in Dilthey, spingerà verso tentativi di restaurazione dei valori che ne garantiscano la validità al di là delle singole epoche e culture. Non solo non può esistere una filosofia o una morale di tipo universale-assoluto, ma nessun principio teorico o pratico può pretendere di avere una validità non particolare e non contingente. Spengler riprende e irrigidisce il dualismo natura/storia : la natura è il regno dell'inerte e del "divenuto" , della cieca necessità causale e dell'anonima uniformità esprimibile nelle formule della scienza. La storia è, invece, il regno della vita e del vitale "divenire", dell'intelligente necessità organica e delle particolarità individuali e irripetibili. Protagonista della storia non è tanto l'uomo, quanto la "cultura": riprendendo (ma in modo per più versi unilaterale) un motivo dapprima caratteristico del Romanticismo, e poi da certi studiosi di fine Ottocento (ad esempio Burkhardt), Spengler interpreta la cultura come organismo . Ogni cultura/organismo ha una sua forma peculiare che ne caratterizza tutti gli aspetti costitutivi e che la distingue poi da tutte le altre. Essa ha inoltre una sua nascita, un suo sviluppo secondo un destino necessario e un non meno necessario tramonto. Tale tramonto si realizza appunto quando tutte le sue potenzialità si sono realizzate e a ciò segue un inesorabile processo di decadenza. I momenti estremi di tale vicenda (propria di tutte le culture in quanto tali) vengono indicati da Spengler coi due concetti di "Kultur" e di "Zivilisation": due termini non nuovi (presenti già anche in Kant), ma che Spengler ha contribuito a popolarizzare. La Kultur è la cultura positiva, vitale, non priva di una sana barbarie; la Zivilisation (di cui non deve sfuggire la provenienza lessicale straniera) è invece la cultura raffinata ed estenuata della decadenza internazionale malata e votata alla consunzione. Per Spengler l'Occidente è oramai giunto alla Zivilisation e, dunque, alle soglie del suo inevitabile tramonto. L'unica speranza che si apre a questo punto è quella di un radicale sovvertimento di tutti gli pseudo-valori dell'epoca o dell'intero sistema socio-politico, in grado di ricondurre l'Occidente a un rinnovato stato primitivo.

http://www.filosofico.net/spengler.htm

26 apr 2009

Moja knjiga na Bosanski

Moja knjiga na Bosanski
Esselamu alikum svima braco i sestre u Isamu. Opet ponovo zahvaljujem svima na ukazanoj podrsci jer Muhamed salalahu aleihi ve-s-sellem je rekao: Ko ne zahvaljuje narodu taj ne zahvaljuje ni Allahu. Vracajuci se na argoment tj. knjigu zelim da vam donesem jednu radosnu vijest. Potpisala sam 19 marta ugovor sa izdavackom kucom ILUM (http://virtue.dibidus.info/) da mi objavi knjigu na Bosanski. Pa ce vjerovatno proci otprilike 2 mjeseca za izdanje\objavljivanje jer dok se potpise ugovor, prevod knjige, recenzija, stampanje, predgovor za knjigu, dva mjeseca ipak trebaju. Knjigu nisam napisala kako neki tvrde zbog novca i slave vec zbog zarade na onom svijetu. Moja knjiga, e vidicete INSALLAH, se nece svidjeti islamofobicnim huljama i manipolatorima jer oni ne zele da cuju ono sto se ne zeli cuti. Uostalom, po Islamu svak ima pravo da unovci svoje znanje, a ja sam i nezaposlena. Jedan drugi razlog sto sam napisala knjigu je i taj sto je nas poslanik salalahu aleihi ve-s-sellem kazao; Ne ponizavajte sami sebe. Ashabi upitase; o Allahov poslanice kako to? Pa ko dodje na sudnji dan a Allah ce ga upitati sto nije govorio istinu a nesretnik ce odgovoriti; bojao sam se toga i toga. A Allah ce mu odgovoriti zar nije bilo vaznije da se mene bojis? U mojoj knjizi ja zelim da upozorim Islamski svijet od Zapadnog Laicizma, Sekularizma, Razvrata, Prostitucije, i svega toga negativnog sto bi moglo kostati skupo Islam. I sam Samuel Hantington je kazao da Zapadna civilizacija radja tri problema; 1. Bezobrazna, 2.Opasna i 3.Podmukla. Pa jeli i on (SAMUEL HANTINGTON) "VEHABIJA"? Nisam presla na Islam zato sto nisam poznavala Katolicanstvo jer ako ste citali moj intervju mogli ste primjetiti da sam navela da Biblija kaze "bolje muska zloca nego zenska dobrota". A u mojoj knjizi sam navela jos toga kako Biblija tretira zenu pa vi recite da li to normalna zena moze prihvatiti. Za sada toliko i opet hvala svima na podrsci i ubuduce cu na mom blogu ponekad obavjestavati i na Bosanski.

ESSELAMU ALEIKUM

25 apr 2009

Barbi Islamica


Bambola islamica conquista l'Olanda
La bambola Fulla è arrivata nei Paes ...
AMSTERDAMImpazza in Olanda la moda di Fulla, la Barbie col velo prodotta dalla concorrente musulmana della Mattel, la Dubai NewBoy, principale distributore di giocattoli in Medio Oriente. Già da tempo diffusa nei Paesi di religione islamica, Fulla è appena sbarcata nei Paesi Bassi, per la gioia delle tante bimbe musulmane che vivono o sono nate in Olanda. Ed è già un grande successo anche per merito del gran battage pubblicitario su alcuni dei quotidiani olandesi più venduti. La bambola è vestita all'ultimo grido, il capo coperto da veli molto colorati, ma non può essere spogliata, perchè sotto i vestiti indossa un costume da bagno intero che non può essere sfilato. «Dentro casa, Fulla indossa sempre i vestiti più alla moda. E quando esce fa colpo grazie ai suoi sofisticati abaya (i mantelli neri che si mettono sulla testa e si chiudono sotto il mento) e i suoi cappotti», pubblicizza il sito ufficiale www.fullashop.nl. Tra i modelli in vendita sono molto richiesti «Fulla dottoressa» e «Fulla preghiera del mattino», assieme ai diversi set, dalla cucina alla scuola. Numerosi anche i gadget, come lo zainetto per la scuola, i ferma libri o il metro da parete per misurare l'altezza delle bambine. Nei filmati pubblicitari - tutti in arabo - si vede la bambola nella propria abitazione occupata nelle faccende di casa o mentre prega.

http://www.lastampa.it/mobile/homeGI.asp?url=%2Fredazione%2FcmsSezioni%2Fsocieta%2F200904articoli%2F43027girata%2Easp

23 apr 2009

Magdi Allam salvatore dal "fondamentalismo" Islamico??????

Un fallimento preannunciato
In questi ultimi giorni, questo blog ha dedicato un intermezzo satirico (divertenti vignette ed esilaranti articoli pubblicati su quotidiani e siti web di ogni tendenza) al partito "Protagonisti per l'Europa Cristiana" fondato da Magdi "Cristiano" Allam. Alcuni - pochissimi ed anonimi - commentatori, evidentemente fan di Allam, mi hanno scritto: "se ti fosse indifferente non ne parleresti di continuo". Mi chiedo dove abbiano letto o percepito che Allam mi è indifferente. Anzi, colgo l'occasione per rispondere allo stimato Angelo D'Orsi, che pochi giorni fa si chiedeva come ha fatto questo "inquietante figuro" e "mediocrissimo scriba" a crearsi "uno spazio simile di manovra". La risposta è che per molto tempo giornalisti ed accademici lo hanno considerato "insignificante" ed "ininfluente" (alcuni invece temevano di finire diffamati sul Corriere) mentre gli immigrati, semplicemente, erano convinti che fosse in grado di decretare espulsioni a mezzo stampa. Questo accadeva mentre il sottoscritto denunciava l'uso che il nostro faceva del Corriere e il pericolo insito nei suoi editoriali che condizionavano negativamente il dibattito sull'immigrazione e l'integrazione in Italia. Erano i tempi in cui ero il primo (e l'unico) a dare voce ai suoi oppositori su Il Manifesto, rompendo il muro di paura e omertà che lo circondava e l'unico a monitorare costantemente la sua attività con un'apposita sezione sul blog. Se mi fosse indifferente, state certi che non gli avrei dedicato neanche mezza parola. Non nascondo però che, dopo la sua conversione e le successive dimissioni dal Corriere, egli risulta enormemente ridimensionato. Se ne ho parlato quindi ultimamente, era solo per regalare un momento di ilarità generale ai lettori. Ma siccome alcuni di loro, soprattutto dall'estero, hanno mandato email in cui mi chiedevano se "ci faremo delle risate oppure riuscirà (Allam, ndr) a rafforzare la compagine ispirata al leghismo della peggior specie?", mi sono riservato di fare qualche seria riflessione nel momento opportuno e quindi eccoci qui. Che dire? L'Italia è un paese davvero singolare. Cose che nel resto d'Europa e persino in alcuni paesi del Terzo Mondo sarebbero inconcepibili, qui non sono solamente plausibili, ma del tutto normali. Quindi non si può escludere a priori che un movimento cappeggiato da un ex-musulmano, ora cristiano, che si dice filo-sionista raccolga abbastanza voti per un seggiolino in Europa. Solo l'esito delle elezioni potrà darci un'indicazione precisa e affidabile circa il peso che questo sedicente partito e il suo fondatore potranno rivendicare in seguito sulla scena politica italiana, che poi è quella che ci interessa. Perché, sinceramente, del fatto che Allam finisca accanto a Borghezio sui banchi del Parlamento Europeo non me ne può fregar 'na cippa. Sappiamo tutti che l'Europa tollera benevolmente gli aspetti folcloristici di cui si fanno portatori alcuni parlamentari, indipendentemente dal fatto che siano padani o ex-egiziani. E sappiamo altrettanto bene che quando deve prendere delle decisioni importanti fa prevalere il buonsenso, lasciando allegramente strepitare i parlamentari di cui sopra. Quindi, indipendentemente dal risultato, penso che possiamo stare tranquilli: il Parlamento Europeo è il posto più sicuro ed adatto a simili personaggi.

Ho comunque i miei buoni motivi per garantire che, prima o poi, anche quest'avventura di Allam si concluderà con un disastroso fallimento. D'altronde, la stessa decisione di lasciare il Corriere e rincorrere un seggio al Parlamento Europeo non è forse un fallimento? Non è forse Magdi Allam colui che scriveva che "La condizione essenziale, che ho posto a me stesso prima di porla agli altri, è di fare politica solo se mi fosse data l'opportunità di poter ricoprire un ruolo istituzionale nel governo"? Non è proprio lui a raccontare di aver detto "a Berlusconi che ero disposto a un’esperienza politica se avesse creato un ministero dell’Identità nazionale e dell’Integrazione"? Non è ancora lui a dire, in una telefonata a Gianni Letta, che "la mia qualifica di vicedirettore del 'Corriere della Sera' vale dieci seggi"? Risultato? Niente ruolo istituzionale, niente ministrero, niente qualifica al Corriere. Da potentissimo vicedirettore del quotidiano più diffuso è finito per diventare la barzelletta del web e dei quotidiani di tutta Italia. Prima lo si elogiava magnificando la sua persona e la sua scorta, ora viene rappresentato nelle vesti caricaturali del Crociato e del Templare. Roba da far venire la depressione. Ma basta analizzare tutte le iniziative "politiche" di Magdi Allam per presagire la fine del sedicente partito. Come è finito il "progetto dell'Islam moderato", che poi era il progetto a cui Allam aveva dedicato interamente le proprie energie? Nonostante una martellante e lunghissima campagna contro l'UCOII, i ministri dell'interno (prima Pisanu e poi Amato) ne hanno accolto il Presidente in veste di Consulente. Poi la Consulta è degenerata in un teatrino di risse e veti capace di produrre solo una sedicente carta dei valori parcheggiata in qualche cassetto. Oggi, e a ragione, non viene nemmeno più convocata. Ecco la fine ingloriosa del progetto Allamita. Non solo: all'epoca è bastato che il sottoscritto facesse un'intervista al candidato di punta scelto da Allam per far emergere le divergenze e far crollare l'intero castello di carte. Uno dopo l'altro i famosi moderati hanno preso le distanze dal loro sponsor, lasciandolo praticamente solo a combattere i mulini a vento, costretto a qualificare come estremisti quelli che fino al giorno prima erano preziosi alleati.

Che Allam sia incapace di scegliersi gli alleati e ancor meno di seguire una linea coerente è un dato di fatto. Ecco come descriveva Piccardo, ex-segretario dell'UCOII, che poi diventerà la quintessenza del fondamentalismo islamico in salsa italiana: "Nel corso degli anni ho instaurato con Piccardo un rapporto corretto, sincero e intenso. Lui vive la sua vita con una integrità morale, un'onestà intelletuale e una generosità interiore che è difficile disconoscergli. La sua anima sentimentale e poetica traspare dai poemetti che mi invia (...) Con il tempo si è sviluppata una relazione confidenziale, basata (...) sulla necessità di far evolvere una logica improntata alla trasparenza, alla libertà di espressione, e alla democrazia rappresentativa (...) In questo caso Piccardo si considera ed è effettivamente un laico". E Jabareen, Imam di Colle Val D'Elsa che poi Allam scoprirà essere un pericoloso "Fratello Musulmano"? “un arabo-israeliano che ha deciso di dare concretezza all'impegno di affermare un Islam tollerante, pacifico, aperto e compatibile con le leggi e i valori dell'Italia”. E Khalid Chaouki, membro della consulta che Maria Giovanna Maglie attaccherà su Il Giornale per aver preso le distanze da Allam dicendo che era "un arrampicatore sociale sempre aiutato e beneficato da Magdi Allam. Che gli ha presentato un libretto insignificante, lo ha aiutato ad essere assunto all'Ansa"? Poco tempo prima Allam esprimeva il suo "profondo apprezzamento per la personalità del giovane Khalid, che ha 22 anni, tanto buonsenso e tantissima voglia di affermare un islam compatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana". E questo sarebbe uno in grado di fondare e guidare un partito che salvi l'Italia dal fondamentalismo islamico, uno in grado di districarsi nei meandri della politica nazionale, europea e internazionale? Ma mi faccia il piacere!

http://salamelik.blogspot.com/search/label/Magdi%20Allam

18 apr 2009

I DIECI "COMANDAMENTI"........

Prima di leggere il testo dei dieci comandamenti riportati nella Sacra Bibbia, occorre precisare alcune cose molto importanti.

Dalla Bibbia, sappiamo che l'osservanza dei comandamenti di Dio è un dovere di tutti i credenti, e che tramite la loro osservanza ci si fa un tesoro nel cielo. Questo tesoro, però, non è la vita eterna, perché essa è il DONO di Dio. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l'osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo.
Per fare un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall'inferno, mentre dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo lavorato al bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio.
Ripetiamo però che la salvezza dell'anima è PER GRAZIA, e non possiamo in alcun modo ottenerla per meriti personali o attraverso il battesimo, la preghiera, le elemosine, ecc.

La Bibbia dichiara: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8).
"L'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù" (Galati 2:16).
Siamo dunque stati salvati solo per fede, per seguire il Signore, e "per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Efesini 2:10).

Uno sguardo ai dieci comandamenti riportati nel catechismo cattolico .
Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due "pezzi", per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via.
Vediamo ora i "dieci" comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti).

Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste *.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d'altri.
10. Non desiderare la roba d'altri.

[ * Nota sul terzo comandamento - La Bibbia non dice "le feste", ma "il giorno del riposo", "il settimo", ossia la nostra domenica ]

Ora vediamo i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio.
Esodo 20:2-17:

1) "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.
2) Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.
4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa' tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo.
5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.
6) Non uccidere.
7) Non commettere adulterio.
8) Non rubare.
9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
10) Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo"

Potete dunque vedere da voi la differenza. Vi chiederete per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti, e ha cancellato il secondo. Alcuni sacerdoti cattolici si giustificano dicendo che il secondo comandamento era solo per gli Ebrei (il che non è vero, poiché insieme agli altri nove comandamenti, dati anch'essi agli Ebrei, esso è Parola di Dio ed è un comando rivolto a tutti gli uomini senza distinzioni, e inoltre Dio condanna severamente qualunque aggiunta o cancellazione alla Sua Parola).
Un altro sacerdote ha risposto che in realtà, alcuni fanno una divisione tra il primo e il secondo comandamento, e però uniscono il nono e il decimo, mentre altri uniscono il primo e il secondo, e separano il nono e il decimo. Naturalmente una tale risposta è un'offesa anche al meno istruito degli esseri umani.
Un altro ancora, negando apertamente la realtà, è arrivato ad affermare che la Chiesa Cattolica non ha cambiato i comandamenti, ma che siamo noi che non sappiamo leggere.
Al di là dei sofismi e dei giri di parole, la realtà dei fatti è che se non avesse tolto il secondo comandamento, la Chiesa Cattolica non avrebbe potuto più riempire le chiese e i santuari di statue ed immagini della "madonna" e dei cosiddetti santi, insegnando i fedeli a venerarle, il che è idolatria (Dio condanna sia l'adorazione - "non li servire" - che la venerazione - "non ti prostrerai davanti a loro" - di vivi, morti, oggetti e immagini. La Scrittura dice: "A Lui solo rendi il tuo culto").
Come avrebbero potuto giustificare una tale trasgressione del secondo comandamento? Così, "hanno tolto la legge, e il reato non c'è più".
In Deuteronomio 4:2, Dio avverte: "Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo".
Cari amici, come avete potuto constatare, le differenze tra la Sacra Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono di vitale importanza. Le manomissioni degli insegnamenti delle Sacre Scritture (Sacra Bibbia) sono inammissibili per Dio.
Noi non vi chiediamo di chiudere gli occhi e farvi guidare da altre persone. Ciò che vi chiediamo, è di leggere la Bibbia, e soprattutto il Nuovo Testamento, il quale ci presenta il piano di salvezza per la nostra anima, secondo il sacrificio di Cristo sulla croce.

16 apr 2009

IL VELO COME SIMBOLO DEL FEMMINISMO ISLAMICO

IL VELO COME SIMBOLO DEL FEMMINISMO ISLAMICO.

di Irene Aaminh Ricotta.

Premessa.

Questo articolo è il testo del discorso tenuto l’8 Marzo nelle sedi dell’Associazione Culturale Marocchina di Padova alla presenza del Consigliere Comunale Giulia Beltrame che insieme all’assessore per le Politiche sull’Immigrazione Chiara Ruffini è in prima linea nel dialogo con le diverse comunità etniche e religiose di Padova al fine di raggiungere insieme una pacifica coabitazione basata sulla conoscenza e il rispetto reciproco.

Il titolo è anche una risposta al libro recentemente pubblicato da Giuliana Sgrena che dimostra una totale superficialità come altri nomi noti che l' hanno preceduta e che l' affiancano tuttora.

Il tutto ha del paradossale dal momento che tante donne musulmane che portano il velo sono andate a spiegare più e più volte, su vari siti compaiono più e più spiegazioni mentre i vari Allam I e II, la Sbai, si sprecano in elucubrazioni mentali vacue che lasciano il tempo che trovano ma che vengono valorizzate dal fatto che si tratta di arabi musulmani, la Santanché donna di “fede” che vuole impedire che si insegni il Corano a scuola (ma chi lo ha chiesto) ci sono i centri culturali che organizzano spesso ottimi corsi di religione,

Per l’Islâm è molto importante anche la vita familiare per l’apprendimento della religione.

Il velo è un falso problema e nasconde la grande paura di un maturo confronto con l’altro!

Articolo.

Il velo delle donne musulmane nell’immaginario collettivo è oggi giorno divenuto il simbolo di una forma repressiva e oppressiva nei confronti della libertà delle donne che appartengono alla religione islamica e in particolare quelle provenienti dai paesi arabi o asiatici a maggioranza musulmana.

Quasi sempre si associa all’idea del velo anche quella di clausura e quindi di assenza da parte della donna di una reale partecipazione alla vita sociale o peggio ancora alla vita reale tout-court.

Secondo il Corano e la Sunnah, cioè la consuetudine Profetica*1 il velo è un obbligo per la credente che voglia adempiere correttamente gli insegnamenti della propria sreligione.

Suratu anzalnaha ua faradnaha recita l’incipit della Suratu’n-Nûr questa espressione indica che va considerato un diretto obbligo divino ogni genere di normativa contenuta nella surah.

Naturalmente ridurre il tutto ad un mero obbligo è fuorviante e priva l’oggetto in questione, cioè il velo, di tutto il suo valore materiale e spirituale all’interno del paradigma islamico.

Diversi sono i versetti che menzionano la copertura della donna e altrettanto diversi sono i significati veicolati da ciascun versetto ma importante è il valore che essi trasmettono e ancor più importante è che questo valore venga compreso non solo all’interno ma anche all’esterno della società musulmana.

La prima occorrenza della parola hijâb nel Corano è nel versetto 17 della Suratu Mariam* XIX del Corano: “ E ricorda Maria nella Scrittura quando si appartò dalla sua gente in luogo ad Oriente. E si avvolse in un velo (hijâb) per proteggersi da loro. […]”

Qui si parla del più alto simbolo di devozione e di spiritualità islamica, Maria Madre di Gesù la quale adotta un velo per proteggersi, per proteggere la propria sacralità e la propria intima spiritualità.

Poi ci sono i versetti 30 e 31 e 60 della Suratu’n-Nûr: 30” E dì ai credenti di abbassare i loro sguardi e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce il loro operare.”

31:”E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi e di non mostrare dei loro ornamenti se non ciò che appare; e di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro figli, ai loro fratelli ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi eunuchi, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nescoste delle donne. E non battano i piedi, sì da non mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah, tutti quanti o credenti, affinché possiate prosperare.[…]

La “circostanza della rivelazione” (sabab an-nuzûl) è legata ad una tradizione profetica riferita da °Ali Ibn Abî Tâlib: che sosteneva che: “Un uomo camminava in una delle tante strade di Medina per raggiungere il Profeta* ad un certo punto incontrò una donna e iniziarono a guardarsi intensamente Satana li tentò facendo in modo che si intensificassero ancor più gli sguardi per la loro vanità.

L’uomo però camminava quasi attaccato al muro fintanto che andò a sbattere e si ruppe il naso.

E disse: “ giuro su Allah che non mi ripulirò del sangue finchè non sarò giunto presso il Profeta* .

Non appenda si trovò dinanzi al Profeta gli raccontò la sua storia e il Profeta* rispose:” questo è stato il castigo di Allah” così venne rivelato il versetto “Dì ai credenti di abbassare i loro sguardi”!


Questo versetto venne ispirato dalla circostanza in cui Asma’ bint Mirthad che esse facevano tintinnare allorché danzavano; Asma’ rimase profondamente turbata dall’accaduto, a seguito di ciò dunque venne rivelato questo versetto.

Diversi sapienti sostengono che quell’ “eccetto ciò che appare” debba intendersi con i vestiti il volto e le mani.

A sostegno di ciò è prova un altro hadîth del Profeta*contentuto nella raccolta di Abû Daûd, e riferito dalla madre dei credenti °Ai’sha: ”Asma’ bint Abû Bakr entrò presso il Profeta* con degli abiti trasparenti. Allora rivoltosi a lei Il Profeta* disse:” O Asma’, quando la figlia diventerà pubere è bene che si vedano di lei solo questi. (Indicò il volto e le mani.)

Questa normativa inerente il velo ha molteplici significati.

Innanzitutto ha lo scopo di mantenere la purezza come sostiene il Profeta* in questo hadîth riportato Zaîd Ibn Talha ( Mâlik e Ibn Mâja) :”Ogni religione è caratterizzata da una qualità morale: la qualità morale dell’Islâm è la purezza”.

Tale purezza la si preserva attraverso la sconfitta delle passioni e delle pulsioni, in particolar modo quella sessuale che impedisce all’uomo di vedere la donna come essere dotato di intelletto e di spiritualità riducendolo a pura merce di consumo.

Tale in un certo senso era stata anche la posizione di Simone De Beauvoir, la madre del femminismo occidentale la quale vestiva con ampie gonne lunghe e maglie a collo alto e proteggeva i suoi capelli con un turbante, costei pur adottano una modalità di abbigliamento affine a quella delle donne musulmane non comprese mai il valore e l’importanza del velo, come le sue epigoni in tanta parte dell’Occidente.

La lingua araba ha la caratteristica che ogni termine ha al contempo valore materiale e spirituale, significato concreto e astratto e il velo indica anche, metaforicamente, la deferenza e il rispetto anche nel parlare che deve esserci tra uomo e donna proprio per preservare quella purezza che fa parte della nostra natura originaria.

Un altro significato legato al precedente è proprio quello di fare in modo che la donna possa liberamente circolare senza essere oggetto di molestie e vivere la propria vita non appartata dalla società ma facendone parte e contribuendo in maniera significativa alla sua costituzione e costruzione armoniosa.

A tal proposito è bene ricordare che al tempo del Profeta* e durante il primo millennio dell’Islâm, quando ancora la parola sharî°a aveva un valore e non era una bandiera dietro la quale alcuni governi corrotti si celano per legittimare le loro nefandezze insozzandone il significato, la donna libera, commerciante, mecenate, la studiosa, la maestra spirituale, si distinguevano dalle schiave o dalle domestiche proprio per il fatto che esse indossavano il velo mentre le schiave non lo utilizzavano.

In questo modo il velo è la manifestazione concreta e visibile della libertà della donna di fare parte della vita sociale insieme agli uomini.

Quindi il velo assunse fin dall’inizio valore come simbolo della libertà e della dignità della donna.

E in tale accezione le donne religiose e devote lo vivono e lo sentono.

Oggi la pratica della schiavitù è scomparsa presso le società e i paesi islamici ma non scompare il valore di libertà sociale e dignità veicolato proprio dal velo.

A questo punto viene spontaneo citare il versetto 59 della Suratu’Ahzâb:”O Profeta* dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro mantelli (jallabihinna) così da essere riconosciute e da non essere molestate.

Dalle occorrenze nel Corano e dalla Sunnah possiamo ricavare che il velo è un indumento la cui importanza ha un enorme valore sul piano etico e ancor più su quello spirituale, poiché ad esso sono legate concettualmente le idee di purezza, intimità, sacralità e rivelazione.

La donna è protetta dal velo contro le molestie e gli sguardi lascivi di chi ne vorrebbe fare un mero instrumentum libidinis ad esclusivo beneficio dell’uomo e a detrimento della indole intellettuale e spirituale della donna.

Il velo è una protezione spirituale contro la tentazione alla vanità e alla superbia e quindi la donna protegge se stessa da impulsi che nel quadro della Weltanshaung islamica sono considerati autolesivi per la psiche umana.

Il velo è il simbolo della madre del Messia, Maria emblema assoluto della dedizione religiosa, della spiritualità, della femminilità come ricettacolo della Misericordia Divina, non per nulla le rappresentazioni iconiche cristiane della Vergine sono caratterizzate dalla presenza del velo a sottolineare la sacralità della sua figura e funzione di madre spirituale dei credetni di donna colta e saggia in materia religiosa di colei la cui purezza e devozione hanno mosso la Misericordia divina al punto da farne la Reegina del Paradiso.

Il velo diventa così strumento per riavvicinare alla comprensione e all’armonia per intrprendere una delle strade che conducono alla conoscenza reciproca come recita il Corano Suratu’l-hujurât, v.13: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda.

Presso Allah il più nobile di voi è colui che più Lo teme.”; conoscenza che deve portare al riconoscimento del Principio Unico Trascendente identico in tutte tradizioni religiose.

La donna come ricettacolo della creazione va protetta e salvaguardata ed ecco che si comprendono tutti i significati del velo.

Infine il velo è legato al significato della rivelazione poiché nella Suratu’sh-Shûrã v. 51: “Non è dato all’uomo che Allah gli parli se non per ispirazione o da dietro un velo (hijâb) o inviando un messaggero ( Gabriele) che gli riveli con il suo permesso, quel che Egli vuole . Egli è Altissimo e Saggio.

Ancora una volta il velo simbolo del sacro della rivelazione sacra di tutto ciò che viene rivelato simbolicamente perché il messaggio possa venire accolto da tutti ma compreso fino n fondo solo da coloro che sapranno andare al di là di quel velo e sapranno proteggerne la sacralità.

Per questo motivo ogni tentativo occidentale e non, viene percepito come una forma di rifuto e di oppressione nei confronti di tutte le donna musulmane, un tentativo di spersonalizzazione e di appiattimento ad un modello unico di rappresentazione iconica e ideologica della donna, come è avvenuto con le leggi laiciste francesi che sembrano un calco delle leggi cattoliche emanate da Ferdinando D’Aragona nella Spagna dell’Inquisizione e della Reconquista grazie all’opera di Tomas de Torquemada (doveva stanare moriscos e cristianos nuevos che avevano aderito al cattolicesimo, religione di Stato, solo formalmente mentre segretamente continuavano a praticare i propri culti); tra i primi provvedimenti vi fu quello di far togliere il velo delle musulmane.

Allora per Ferdinando D’Aragona il cattolicesimo, come oggi il laicismo spinto, fu uno strumento di controllo della popolazione perché è divenuta troppo complicata la gestione di una società autenticamente plurale e pluralista.

Tale esempio volutamente forte vorrebbe essere metafora della frustrazione in cui la donna musulmana versa a causa delle strumentalizzazioni mediatiche legate a ciò che non è simbolo religioso ma che è la base della propria identità umana ancor prima che religiosa.

Tuttavia nessuno può imporre ad una donna di indossare il velo se questa non ne comprende il valore e quindi lo rifiuta e non dovrebbe essere lecito imporre ad una donna che lo porta di toglierlo solamente perché esso è un tratto distintivo così com’è avvenuto in Francia, o fino a qualche tempo fa in Turchia o in Tunisia dove un “laicismo” spinto e quindi un “ismo” che nega le ragioni storiche della laicità, intesa come salvaguardia e tutela di tutte le identità religiose e culturali all’interno di una nazione, soffoca il diritto delle donne di esprimere se stesse con un abbigliamento pudico.

Un forma di discriminazione mal celata perché inculcare un “falso diritto” con la forza ha finito per conculcare, anche in paesi come l’Italia dove la Costituzione e le leggi tutelano la libera scelta di portare il velo, diritti fondamentali come il diritto al lavoro o peggio come in Francia il diritto ad una istruzione pubblica scavalcando la Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo.

Le norme poi espresse dallo Stato Italiano sono decisamente a favore della conservazione del velo anche nelle foto dei documenti, sia carte di identità che passaporti, come emerge dall’articolo 289 del testo unico della pubblica sicurezza emanato nel 1995 che, di fatto vieta unicamente quelle forme di velo che impediscono di identificare la persona, come il burqa, il niqab, il purdah che coprono interamente il volto delle donne e ne impediscono l’identificazione causando problemi per la sicurezza.

In realtà come spiegano le tradizioni shariatiche esso non è giustificato religiosamente.

Esaminiamo a tal proposito quanto dice il Corano al versetto 53 della Suratu’l-Ahzâb: “O credenti non entrete in casa del Profeta* se non quando siete invitati a pranzo e non arrivate troppo presto sì che dobbiate attendere. Però quando siete chiamati entrate pure. Quando avrete finito di pranzare ritiratevi e non soffermatevi troppo in conversazione. Tale comportamento addolora il Profeta troppo imbarazzato per chiedervi di andarvene. Ma Allah non prova imbarazzo nella verità. E quando interrogate le mogli del Profeta interrogatele da dietro una cortina ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro cuori. Importunare il Messaggero di Allan non è corretto. Nessuno di voi potrà sposare le mogli del Profeta dopo la sua morte. Allah lo considera un peccato enorme.

In questo versetto il sostantivo hijâb indica una cortina, un vero e proprio separè una norma applicata solo ed esclusivamente alle mogli del Profeta come si evince con estrema chiarezza dal testo coranico e come spiegano gli ahâdîth profetici ad esso collegati.

Questi precetti vennero rivelati a seguito di un suggerimento dato da °Umar Ibn al-Khattâb.

°Ai’sha riferì che °Umar avesse suggerito al Profeta* di limitare l’apparizione in Pubblico delle Madri dei Credenti, per dare risalto al loro status particolare e quindi distinguerle dalle comuni credenti, facendo in modo che restassero appartate nei loro appartamenti e uscissero solo in caso di necessità.Inizialmente il Profeta* non prestò soverchia attenzione a quel suggerimento ma in seguito vennero rivelati questi versetti che miravano a sancire la particolare normativa e i particolari accorgimenti che dovevano riferirirsi alle Madri dei Credenti.

Si racconta quindi che °Umar disse:”Tanto i timorati quanto i perversi frequentano la tua dimora e vedono le tue mogli.

Che ne pensi di ordinare loro di coprirsi integralmente?”.

In un certo senso tali versetti vengono considerati rivelati a seguito di questa richiesta operata da °Umar preoccupato di preservare lo status particolare della famiglia dell’Inviato* di Allah.

Si impone quindi la necessità di fare in modo che la classe politica comprenda l’esigenza profondamente avvertita dalle donne musulmane di fare rispettare le norme giuridiche e costituzionali che proteggono le donne velate dagli abusi legali o amministrativi compiuti da coloro che non recepiscono la normativa dello stato affinché le donne musulmane possano entrare a pieno diritto nel progetto sociale di integrazione con la loro presenza nei luoghi di lavoro senza temere ritorsioni a casua del loro abbigliamento.

Le donne velate chiedono che la classe politica sostenga i loro diritti che, ripetiamo, ci sono già ma non sono stati recepiti dalle amministrazioni e che durante le trasmissioni dedicate alle questioni che tanto interesse sucitano legate al mondo femminile islamico, vengano convocate le donne soprattutto quelle sufficientemente esperte in materia di sharî°a per offrire delle risposte serie alle esternazioni sensazionalistiche e decisamente in malafede di certe figure emerse agli onori della cronaca negli ultimi anni.

Esistono degli enti anche privati che intendono lavorare per creare delle forme di coabitazione intelligente e matura, sono rapporti da coltivare e da incoraggiare anche attraverso delle campagne di informazione.

Noi non pretendiamo di imporre le nostre regole chiediamo solo il rispetto delle nostro pudore poiché portare un velo non significa essere incapaci di lavorare o di costruire una società migliore significa soltanto scegliere un abbigliamento diverso e tale scelta non può e deve essere motivo di discriminazione o peggio di emarginazione.


Purtroppo il frutto della campagna mass-mediatica è stato quello di fare in modo che parecchi pregiudizi, sebbene non attecchissero in alcuni stati a livello istituzionale, fossero tuttavia fomentati al punto da condizionare il mercato del lavoro escludendo di fatto una enorme fetta della società femminile musulmana dalla possibilità di entrarvi, quella stessa società che i media occidentali hanno costantemente dichiarato di voler emancipare.

Vorremmo che una volta per tutte venissero sciolte tutte le ambiguità che rendono incomprensibile e a volte insolubile la questione dell’integrazione delle donne musulmane.

Molte delle quali pur avendo lauree, master o altri titoli di studio superiori non trovano realizzazione prefessionale o nella migliore delle ipotesi devono compiere sforzi enormi, per far crollare i castelli di pregiudizi, dimostrare il loro valore nonchè le loro competenze professionali e la loro volontà di costruire hic et nunc una società plurale e pluralista.

Ci auguriamo che queste continue gocce del nostro lavoro riescano primo poi a scavare le rocce delle discriminazioni.

15 apr 2009

POVERO ALLAM part6

Audentes Fortuna Iuvat (VI)
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Caro Allam,
Nonostante la patina moderata che sfoggi e tutti questi anni in Italia sei ancora impreparato al confronto democratico. Sei rimasto all’epoca di Nasser, alle accuse e alle punizioni arbitrarie nei confronti dei più deboli. Il tuo comportamento sul set dell’Incudine era assai indicativo della tua natura: mentre il sottoscritto ha ascoltato in silenzio, senza interrompere nessuno - incluso te - tu non hai perso occasione di interrompermi continuamente. Ancor prima, quando ti scrissi sul tuo forum, palesando la mia intenzione di denunciare alcuni tuoi fans diffamatori, mi risposi che prentedevo "sostituirmi alla giustizia alzando la voce". Uno dice che vuole rivolgersi alla legge e tu lo accusi di volersi sostituire alla giustizia? Allo stesso modo, chiunque ti contesta, sta dalla parte del torto e dell'illegalità. Fa parte di chi ti minaccia, di coloro che "Lei non mi fa paura". Il tuo atteggiamento è così patetico che in questi giorni ho ricevuto lettere e chiamate da persone che si congratulavano con me per essere finito "dalla parte dei cattivi" nel tuo libro.
Scrivi lettere su lettere a Bush e Blair, tempesti di telefonate Berlusconi e i suoi collaboratori, bacchetti l'On. Pisanu e l'On. Amato come se fossero studentelli e hai la sfrontatezza di affermare, contemporaneamente alla tua "discesa in campo": "Noi italiani siamo ancora in attesa di un leader". Da come ti descrivi sembra che gli italiani siano in attesa di un nuovo Gesù Cristo, che guarda caso saresti di nuovo tu. Non a caso hai cominciato il tuo romanzo con questa "seconda nascita verginale" ("E' stato il mio primo vagito italiano, emesso sotto la gonna di Suor Lavinia") per concluderlo con quell'appello "Dunque, seguiamo l'esempio di Gesù: cacciamo i mercanti dal tempio!".
Nel tuo delirio d'onnipotenza, citi il detto "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani" Fortunatamente hai già tratto le conclusioni nella tua intervista al Gazzettino: "Sì. Lei pensa: ma come si permette questo beduino di venire qua a insegnarci come dovremmo amare l'Italia?". Già, l'ho pensato anch'io che "beduino" lo sono a metà, quindi figuriamoci cosa penseranno, giustamente, gli italiani che - a differenza di te e di me - in questo paese ci sono nati. Mi ricordi un passaggio del saggio di Samuel Huntington, "Lo scontro delle Civiltà": "Come spesso accade con gli ibridi o i convertiti, tra i più accesi fautori della civiltà universale (occidentale, ndr) troviamo intellettuali emigrati in Occidente, per i quali tale principio fornisce una risposta del tutto soddisfacente alla domanda di fondo: "Chi sono io?". "Schiavi negri dei bianchi", così Edward Said ha definito tutti questi emigrati". Anche se ritengo che la definizione di "intellettuale" sia inadatta nel tuo caso.
Voglio però che tu sappia una cosa: non mi pento di aver contribuito, dalle pagine de Il Manifesto, a creare quel fronte che ora ti conosce per quello che sei davvero. Per averti costretto ad uscire allo scoperto, a confessare la tua spropositata ambizione e a mettere in mostra i sistemi che usi per raggiungere i tuoi obiettivi.
E dire che la nostra parabola di vita in un certo senso sembrava rassomigliarsi: entrambi siamo nati e cresciuti in Egitto, entrambi abbiamo studiato dai Salesiani (anche se il sottoscritto ha avuto maggior successo negli studi), entrambi siamo venuti in Italia per proseguire gli studi universitari, entrambi abbiamo cominciato traducendo le notizie dall’arabo in italiano, collaborando con i più svariati quotidiani, entrambi abbiamo visto la nostra prima firma sullo stesso quotidiano a diffusione nazionale, “Il Manifesto”.
Avrei potuto essere una specie di “nuovo compagno di scuola”, fermo restando tutte le differenze ideologiche che ci separano. Ma quello che hai fatto con me sulle pagine del tuo libro, immagino sia l’equivalente di quell’ afa, lo scappellotto sul collo, con cui hai accolto senza alcun motivo un tuo nuovo compagno dai Salesiani, un gesto che - come hai spiegato tu - nella tradizione egiziana ha un significato umiliante per chi lo subisce.
Già all’epoca, come hai ben spiegato, volevi dimostrare pubblicamente la tua autorità nei confronti di un altro colpendolo. E immagino che tu ti aspetti che io “non reagisca, sottomettendomi all’autorità e all’arbitrio del più forte”. Era quello che ti aspettavi probabilmente anche quella volta che ti scrissi sul tuo forum. Sappiamo entrambi, e lo sanno anche i nostri lettori, come è finita.
Caro Magdi, spiacente di deluderti. So che sarà la battaglia di Davide contro Golia e ti assicuro che sono pronto ad affrontarla. E anche a perderla, se necessario. E nell'intraprenderla so anche che ho delle carte da giocare e che - avendo vissuto, in un certo senso, il tuo stesso percorso di vita - so esattamente come ragioni e cosa intendi fare. Ma non mi sono mai sottomesso a chi finge di essere forte con i muscoli altrui, e tanto meno intendo sottomettermi ad uno come te.
Ti saluto, e visto che difetto della tua capacità di simulazione, non lo faccio cordialmente, augurandoti esattamente ciò che ti meriti. Nulla di più e soprattutto nulla di meno.
Sherif El Sebaie

fonte http://salamelik.blogspot.com/2006/06/audentes-fortuna-iuvat-vi.html