05 nov 2008

AFEF CONTRO FARIAN SABAHI

L'araba Afef striglia il convertito Allam

L' opera di disinformazione, vera o presunta, dell'anti-estremisti islamici Magdi Allam fa aggrottare le curate e lunghe sopracciglia della signora Afef Jnifen, tunisina di nascita ma coniugata Tronchetti-Provera, che dalla prima pagina della Stampa del 28 marzo prende di petto il giornalista del Corriere della sera convertitosi al cattolicesimo alcuni giorni prima.

"Gli articoli che da anni scrive Magdi Allam sono stati molto dannosi per la comunità arabo-musulmana in Italia. Non c'è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo", scrive Jnifen che subito precisa: "pur essendo italiana, le mie origini si radicano nella cultura islamica e faccio parte della comunità araba in Italia. Non sono praticante, ma per rispetto della religione musulmana, la religione dei miei genitori in cui sono cresciuta, sento di dovere intervenire".

Di intervenire per dire la sua verità: Allam "vuole soltanto alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per cercare di passare alla storia come un simbolo e una vittima di queste crisi. E’ diabolico, ma non ci riuscirà".
Alcuni giorni prima Allam - egiziano di nascita - era stato battezzato in San Pietro da Papa Benedetto XVI durante una veglia pasquale molto seguita dai media. Il giornalista aveva ripudiato la religione musulmana e per questo era stato criticato da esponenti della comunità islamica.

Il vice direttore ad personam del Corriere della sera nei suoi articoli e nei suoi libri da tempo accusa l'occidente di lassismo nei confronti dell'islam radicale e delle sue derive terroristiche. Denuncia inoltre le persecuzioni di cui ancora oggi sono vittime i cristiani nel mondo musulmano.
Per la signora Tronchetti-Provera questa attività però si risolve in un'opera di "disinformazione". Scrive infatti: "non posso più tacere sulla disinformazione riguardo al mondo musulmano che Magdi Allam porta avanti da anni".

A sostegno della sua tesi, Jnifen afferma che "Allam grida al genocidio contro gli eberi e i cristiani nel mondo islamico" tralasciando di segnalare che "ci sono stati e ci sono conflitti anche all'interno di una stessa religione, tra sciiti e wahabiti, tra sunniti e sciiti, tra cattolici e protestanti".
Ma anche la signora omette qualcosa, e di non poco peso: di ricordare che dalla pace di Westfalia (1648) in poi i cristiani hanno smesso si sgozzare il prossimo in nome della religione, contrariamente a quanto accade invece ancora oggi fra gli islamici.

La signora Tronchetti-Provera argomenta poi, a riprova dello spirito di tolleranza a suo dire riscontrabile nel mondo musulmano, che "nei giorni scorsi in Qatar" è stata aperta "la prima chiesa cristiana" e che altre nove sono presenti fra Emirati Arabi e Oman. Sono dunque dieci, a tutt'oggi, le chiese cristiane presenti nell'intero del vasto mondo musulmano, dove notoriamente le autorità politiche ostacolano l'insediamento di comunità cristiane. Tale cifra per la signora è evidentemente ragguardevole ma appare di certo ridicola se confrontata alle migliaia di moschee sparse nel mondo cristiano, dove da secoli vige la libertà religiosa.
Quanto ai misfatti commessi a piene mani nei quattro continenti dai tagliagola islamici in nome del loro Dio, Jnifen è sbrigativa: "Certo che nel mondo musulmano ci sono gli integralisti, chi lo nega?" scrive aggiungendo poi "ma nessuno oserebbe dire che poichè Mussolini e Hitler erano cristiani il cristianesimo sia violento".

Come se Mussolini avesse mai ordinato esecuzioni in nome del Papa, e come se Hitler avesse perseguitato gli ebrei ed altre minoranze sventolando il Nuovo Testamento.
I richiami alla guerra di religione e all'odio razziale che ad intervalli regolari vengono da anni e ancora oggi lanciati dai vari bin Laden, Al Zawahiri e via terrorizzando vengono bellamente ignorati dalla signora che in tal modo si esima dall'esprimere in proposito un giudizio, magari ispirato dalla sua sensibilità di italiana naturalizzata.

Afef Jnifen preferisce attaccare Allam, anche sul piano personale. "Allam ha troppo astio dentro di sè", sentenzia tirando quindi una stilettata all'avversario: "mi auguro che ora dopo il battesimo trovi pace interiore, lo dico senza ironia".

Non contenta, la gentile signora ipotizza, dando prova di un'eleganza non all'altezza degli accessori di cui si circonda, che dalla sua conversione Allam tragga lo spunto per scrivere e per vendere un libro e aggiunge: "spero soltanto che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia".
Certa, a questo punto, di aver mandato la tappeto il povero avversario, Jnifen chiude il suo ragionamento con un fraterno saluto da cui si capisce quanto ella sia aperta al confronto civile: "Caro Magdi, alla faccia tua il dialogo continuerà".

Allam replica ai suoi criticiL'indomani il Corriere della sera pubblica uno scritto di Magdi Allam in cui il giornalista risponde ai suoi numerosi critici, in particolare ai "cristiancomunistislamici", e quindi anche alla signora Jnifen-Tronchetti-Provera, peraltro mai nominata.

"Ormai - afferma il giornalista - la millenaria esperienza con l'islam deve insegnarci che il dialogo è possibile solo con quei musulmani che accettano di assumere incondizionatamente, a prescindere da ciò che dice o non dice il Corano, rivolgendosi nella propria lingua alla loro gente, una chiara e ferma posizione sulle questioni concrete, tra cui oggi certamente figurano il massacro e la persecuzione dei cristiani, la negazione del diritto all'esistenza di Israele, la condanna a morte dei musulmani convertiti in quanto apostati, la legittimazione del terrorismo palestinese ed islamico, la discriminazione e la violenza nei confronti della donna e, più in generale, la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo".

Afef, due volte privilegiataAlla signora Jnifen in Tronchetti-Provera risponde la giornalista e saggista esperta in questioni islamiche Farian Sabahi, figlia di un iraniano e di un'italiana, con un commento pubblicato il 2 aprile dalla Stampa e intitolato: "Il gesto di Allam possibile solo in Europa".

"Vivere in Europa - scrive Sabahi - è un privilegio per i musulmani e per noi seconde generazioni", tanto più se si è donne. Infatti, ricorda l'esperta, "il Corano permette al musulmano di sposare una monoteista senza imporle la conversione. Ma alla donna usulmana sono proibite le nozze con un uomo di fede diversa. Il legame tra la libertà religiosa e i diritti delle donne sembra sfuggire ad Afef".

La ragione di tale inconsapevolezza sta nel fatto, scrive Sabahi, che Afef, a differenza di tante donne islamiche, può permettersela: "Il problema della libertà religiosa non si pone per Afef e per tutte coloro esonerate per status dal prendere certe precauzioni, ma è una realtà per tante musulmane (anche in Europa) che per sposare un 'infedele' devono convincerlo a convertirsi".
"Ricordiamoci - conclude la giornalista - che se abbiamo deciso di vivere in Europa è anche perchè qui, in virtù della separazione tra autorità spirituale e potere temporale, godiamo di diritti altrove negati. Diritti che rischiamo di dare per scontati".

Afef replica: ci sono muslmani progressisti"Non tutti i paesi arabi sono uguali e non tutti i paesi musulmani sono uguali", esiste un mondo islamico arabo moderato e progressista replica Afef a Sabahi il 3 aprile sempre dalle pagine della Stampa accusando quindi la giornalista di averle "mosso delle critiche del tutto personali, e del tutto fuori luogo, che nulla hanno a che fare con il tema in questione" e di "aver citato le mie parole stravolgendone il significato".

Sabahi, è il ragionamento della signora Tronchetti-Provera, proviene "da un paese musulmano e teocratico come l'Iran, un paese non arabo, un paese dove le donne, che tu (Sabahi) vorresti difendere a spada tratta dall'Europa e non in prima linea a Teheran, vengono ancora lapidate dopo giudizi sommari".

Afef non si pone il problema di sapere se un paese che lei stessa manifestamente giudica così arretrato sul piano della storia e dell'organizzazione sociale mostrerebbe un volto diverso e più rispettoso dei diritti umani se la sua popolazione non fosse a stragrande maggioranza musulmana.

Per lei la causa è una e solo una e anche semplice: gli iraniani, "non arabi", hanno frainteso gli insegnamenti del Profeta Maometto. Scrive infatti: "Questo non accade per colpa della religione musulmana, semmai di una devianza della stessa". Insomma gli iraniani, "non arabi", sarebbero "musulmani che sbagliano".

Accennato pudicamente a non meglio precisate "minacce terroristiche", delle quali peraltro come è ben noto si fanno instancabilmente megafono arabi doc come lo yemenita bin Laden e l'egiziano Al Zawahiri, la signora Tronchetti-Provera preferisce sottolineare che tali minacce "fanno tristemente comodo a chi vuole strumentalizzare e fomentare il conflitto interreligioso".
Di ben altra pasta è fatta Afef che rivendica con orgoglio le sue origini: "le mie idee nascono e si formano in paesi arabi progressisti come la Tunisia e il Libano. Capisco che per te sia difficile coglierle", dice a Sabahi dimenticando che le idee della saggista sono nate e si sono formate in un paese certamente non arabo ma certamente progressista come l'Italia.

Del resto, osserva Afef, "anche nella cattolicissima Europa sette donne su dieci subiscono violenze a vario titolo. Eppure nessuno si sente in dovere di scomodare la religione". Ancora una volta la signora Tronchetti-Provera finge di dimenticare che in Europa tali violenze non sono inflitte in nome della religione, come invece è la regola in molti paesi musulmani, e che chi si macchia di tali infamie se in Europa viene condannato dalla legge e ancor prima dalla società, nel mondo islamico viene invece spesso preso ad esempio.



"Chi generalizza disinforma", conclude Afef generalizzando.

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